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Prego per tutti coloro che sono andati via e che amo con tutta la mia anima
Interviste

Prego per tutti coloro che sono andati via e che amo con tutta la mia anima

Gabriel Ariza
19 maggio 2015

Fazio1Per la prima volta, un responsabile dell’Opus Dei si riferisce con queste parole alle persone che hanno formato parte della prelatura e che ora ne sono usciti. Il Vicario Generale del Opus Dei ha concesso un’intervista al giornale spagnolo El País nella quale si parla del futuro della Prelazione e delle sue principali sfide. Ecco l’intervista: Domanda: Che bilancio fa dei due primi anni di Francesco? Risposta: Il bilancio è positivo. Papa Francesco ha dato ossigeno alla Chiesa in un periodo complicato. Trasmette l’essenza del Vangelo. L’ossigeno in gran parte si deve alla coerenza di Papa Francesco, che fa quello che dice. Le grandi aspettative che ha creato il Papa non possono trasformarsi a lungo termine in delusioni? I mass media hanno sottolineato molto l’apertura di Papa Francesco, ma non hanno sottolineato in modo sufficiente le esigenze di un vita vissuta seguendo il Vangelo. Se si desse più importanza a queste esigenze, forse finirebbe la “luna di miele” di questo pontificato, ma è una conseguenza della natura delle cose, non è colpa di Francesco. Ed ora, quale è il prossimo passo? Mi auguro che tutto ciò che sta accadendo in questo papato si rifletta in altri ambiti della Chiesa. Che non sia solo qualcosa relativo allo stile di Francesco, ma che tutti prendano più seriamente il Vangelo con tutte le conseguenze. Prima non si prendeva sul serio? Quale vuoto è venuto a riempire? Ogni Papa apporta secondo una sua prospettiva. Benedetto vedeva soprattutto il problema della cultura contemporanea, dove esiste una crisi della verità e proponeva l’evangelizzazione della cultura in continuità con Giovanni Paolo II, ma con la ragione come strumento. Ora Francesco sta entrando con il cuore, ma sono fondamentali tutte e due le cose. Una persona senza cuore è terribile, ma lo è anche una persona senza testa. Che rapporto ha con il Papa? Lo conosco dall’anno 2000. Fin dal primo momento c’è stata grande sintonia. Nell’assemblea generale dell’episcopato latinoamericano di Aparecida (Brasile) abbiamo convissuto 21 giorni e abbiamo finito per darci del tu. Spero fortemente che il mio rapporto sia di amicizia. Cosa le ha detto quando lo ha incontrato? Mi ha sorpreso il fatto che mi abbia ricevuto con la stessa confidenza con la quale lo fece a Buenos Aires. Una volta gli chiesi scusa perchè pensavo di peccare di eccessiva confidenza e lui mi disse: per favore, non cambiare, ho bisogno che tu sia cosi, voglio che mi dici le cose e poter dirtele anche io. Su cosa è cambiato Bergoglio? Ora ha un sorriso permanente, li non lo aveva. Lo dice anche l’attuale Cardinale di Buenos Aires. Prima aveva l’aria da funerale. Credo sia la grazia dello Spirito Santo, ma sostanzialmente è la stessa persona, spirituale e vicina. Molte persone considerano l’Opus Dei un’organizzazione classista, che cerca solo la vicinanza al potere. Quindi, il lato opposto della Chiesa povera e per il poveri, che predica Francesco… La percezione del fatto che l’Opus Dei sia classista, mi sembra più una visione borghese. Lo possono dire le classi medie e alte di Madrid o Parigi, che forse non conoscono la realtà della gente umile e vicina all’Opus Dei che vive nelle periferie di queste città. La percezione che si ha a Kinshasa o nei sobborghi del Guatemala, Argentina, Paraguay o Bolivia è totalmente diversa. In questi luoghi, facciamo molto apostolato. Uno degli ultimi ce lo incaricò il Cardinale Bergoglio a Buenos aires. Quindi non credo che sia un opinione generale, anche se mi rendo conto che in molti media appartenenti a questa visione borghese, si possa pensare in questo modo. Se in Spagna si vede l’Opus Dei come un elite e li no, ci sono due Opus, uno europeo e un altro americano o africano… No… Diceva San Josemaría: di 100 anime, ci interessano tutte e 100. Per questo ci siamo occupati anche degli intellettuali, delle classi che oggi si chiamano dirigenti, proprio perchè ci interessano 100 anime e se riuscissimo a far si che le persone che prendono le decisioni siano cristiani coerenti, ci sarebbe molta meno povertà nel mondo, molta più uguaglianza e meno cultura dello scarto. Ho partecipato alla redazione del documento di Aparecida e li si dice: per ricercare la scelta migliore per i poveri, è necessario che la Chiesa evangelizzi le classi dirigenti. Si dice sempre che ogni Papa appoggia un’ istituzione diversa. Su quale conterà questo Papa? Le racconto un aneddoto personale. Quando domandai al Papa cosa voleva che facessi come Vicario generale dell’Opus Dei mi disse: comportati da prete. Quindi: fai l’Opus Dei. Credo che il Papa voglia che l’Opus Dei compia la sua missione, diffondere nel mondo il messaggio di santificazione. Cosa le risulta più lontano della visione del Papa su come deve essere la Chiesa. E’ evidente come Papa Francesco sottolinei degli aspetti che non sottolineava Benedetto, che a sua volta sottolineava aspetti che non sottolineava Giovanni Paolo II. Nell’Opera, proviamo ad esser in perfetta sintonia con il Papa in ogni momento perchè crediamo sia il modo migliore per essere uniti a Dio (…) Conosco molta gente dell’Opera affascinata dallo stile di Francesco e altri a cui non piace. E altri ancora che non erano d’accordo con Benedetto e ora sono felici. Sono questioni totalmente soggettive. Ma io vedo una grande unione con il Papa. Non esiste in certi settori della Chiesa, forse anche nell’Opus, una certa sindrome del fratello del figliol prodigo? Gente che è stata sempre fedele alla dottrina e ora vede Bergoglio che parla delle persone che sono andate via… Io stesso l’ho notato nel mio lavoro pastorale con gente di ogni tipo. Ed ho usato la stessa metafora del fratello maggiore. Credo che la risposta sia quella che da il Signore nel Vangelo: devono essere felici, perchè c’era tanta gente che si era allontanata e ora si sta riavvicinando. Qualsiasi forma di comunicazione comporta un rischio. Anche quella di Francesco. Ma ciò che stiamo vedendo ha molti più effetti positivi che negativi. Quali sono gli aspetti negativi? I negativi potrebbero essere che una risposta rapida in un’intervista possa dar luogo a moltissime interpretazioni e che dopo si renda necessario il chiarimento su quello che voleva dire il Papa. Ma io preferisco correre questi rischi piuttosto che avere una comunicazione tremendamente istituzionalizzata ed un poco artificiale. Como vedono nell’Opus gli atti di Francesco, come sposare una madre single o ricevere un transessuale? Credo stia seguendo l’esempio di Gesù Cristo che è venuto a salvare tutti, ma particolarmente i malati, i peccatori…siamo tutti peccatori. Quindi non solo è positivo, ma è necessario. Io non condanno, ma applaudo. La frase: chi sono io per giudicare i gay? L’Opus è d’accordo con questi messaggi di comprensione verso, per esempio, gli omosessuali? Si trova in totale coerenza con ciò che dice San Paolo: solo Dio giudica. Questa frase non implica relativismo, ma un rispetto totale e assoluto verso ogni persona. E l’Opus Dei condivide perchè fa parte della dottrina cristiana. Il Papa completa la frase con il fatto che non è d’accordo con le lobby. Quando l’orientamento sessuale diventa un’ideologia ed una pressione sociale, allora esistono degli elementi criticabili. Il Papa ripete che la Chiesa dovrebbe contare di più sulle donne. Come? Sono d’accordo con lui sul fatto che nella Chiesa ancora non abbiamo scoperto tutti i vantaggi della genialità femminile. Ci sono molti posti nella Chiesa che non implicano l’ordine sacerdotale dove la donna potrebbe essere più presente. Tra gli aspetti negativi che si attribuiscono all’Opus Dei, uno è il fatto che la donna ha sempre occupato un ruolo secondario In primo luogo, ci sono più donne che uomini. Inoltre esiste l’uguaglianza tra i ruoli svolti anche dentro l’Opera. San Josemaría ha dovuto lottare negli anni 50 per far si che la Santa Sede approvasse che le donne potessero studiare filosofia e teologia e potessero frequentare le università pontificie. Ricevette continue risposte negative, finchè non ci riuscì. Io non percepisco che si dia meno valore alla donna nell’Opus. Fino a che punto è complice la Chiesa del fatto che si siano verificati cosi tanti abusi ai minorenni? Credo che Benedetto XVI passerà alla storia, tra l’altro, per aver sottolineato la necessità di giustizia e trasparenza su questo aspetto. Mi sembra che Giovanni Paolo sia stato accusato ingiustamente di aver coperto dei casi. La sensibilità cambia con il tempo, non credo sia giusto giudicare delle cose che sono successe negli anni 20, 30 o 40 con la sensibilità attuale. Mi sembra necessaria una riforma, più chiarezza e tolleranza zero. A volte l’Opus Dei è stata accusata di essere troppo esigente su questo argomento. Ma il tempo ha dimostrato che ogni forma di rispetto verso un minorenne è sempre poca. Non è infrequente trovare nei media la figura di un ex membro dell’Opus Dei che è contrario all’Opera e ai suoi metodi. A cosa lo attribuisce? Qualsiasi frattura implica una ferita che causa del dolore. Davanti al dolore, il comportamento cristiano è quello del rispetto. Nei casi dove c’è stato un errore da parte nostra, io chiedo scusa. Mi sembra che, come in qualsiasi crisi matrimoniale, le colpe siano di entrambi. Prego per tutti coloro che sono andati via e li amo con tutta la mia anima. D’altra parte, la maggior parte delle persone che si sono trovate in questa situazione continua a ricevere il calore spirituale dell’Opera, anche se non vi appartengono ormai a livello giuridico. Per me è una grande consolazione che, dopo alcuni anni, molte di quelle persone chiedano di nuovo l’ammissione.  

Gabriel Ariza


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