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Angelus: società non sia fortezza ma famiglia che accoglie chi soffre
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Angelus: società non sia fortezza ma famiglia che accoglie chi soffre

Almudena Martinez-Bordiu
5 ottobre 2015

“Società-famiglia e non società-fortezza”: Papa Francesco all’Angelus ricorda i “tanti bambini infelici” che scappano dalle guerre e bussano alle nostre porte e chiede “regole adeguate” per accogliere. Non manca il pensiero forte al Sinodo perché la Chiesa assicuri  “un impegno adeguato con le famiglie e per le famiglie”. La preghiera perchè il mondo sia liberato dal flagello della guerra e poi il pensiero alle vittime della frana in Guatemala e dell’alluvione in Costa Azzurra, in Francia. “Penso a tanti bambini affamati, abbandonati, sfruttati, costretti alla guerra, rifiutati. È doloroso vedere le immagini di bambini infelici, con lo sguardo smarrito, che scappano da povertà e conflitti, bussano alle nostre porte e ai nostri cuori implorando aiuto”. Papa Francesco chiede di non restare indifferenti. La risposta deve essere adeguata ma deve esserci: “Il Signore ci aiuti a non essere società-fortezza, ma società-famiglia, capaci di accogliere, con regole adeguate, ma accogliere, accogliere sempre con amore”. Poi il pensiero forte al Sinodo e la preghiera “perché – dice il Papa – il disegno originario del Creatore sull’uomo e la donna possa attuarsi e operare in tutta la sua bellezza e la sua forza nel mondo di oggi”. E il Papa aggiunge un riferimento preciso: l’invito a pregare “affinché lo Spirito Santo renda i Padri Sinodali pienamente docili alle sue ispirazioni”. Con l’invocazione della materna intercessione della Vergine Maria, papa Francesco sottolinea la Comunione con chi nello stesso momento nel Santuario di Pompei recita la “Supplica alla Madonna del Rosario”. L’indicazione di Papa Francesco è chiara: “Terremo lo sguardo fisso su Gesù”. Anche l’obiettivo è chiaro: “Individuare, sulla base del suo insegnamento di verità e di misericordia, – dice il Papa – le strade più opportune per un impegno adeguato della Chiesa con le famiglie e per le famiglie”. Prendendo spunto dalla Liturgia che ripropone proprio il testo fondamentale del Libro della Genesi sulla complementarietà e reciprocità tra uomo e donna, il Papa  parla dell’amore e dell’unità di una coppia che diventando genitori “partecipa della potenza creatrice di Dio stesso”. Ma Papa Francesco fa una raccomandazione: “Ma attenzione! Dio è amore, e si partecipa alla sua opera quando si ama con Lui e come Lui”. L’amore, riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, è  anche l’amore che viene donato agli sposi nel Sacramento del matrimonio. “E’ l’amore che alimenta il loro rapporto, attraverso gioie e dolori, momenti sereni e difficili. E’ l’amore che suscita il desiderio di generare i figli, di attenderli, accoglierli, allevarli, educarli”. E qui il Papa avverte: “E’ lo stesso amore che, nel Vangelo di oggi, Gesù manifesta ai bambini: «Lasciate che i bambini vengano a me”. Dunque una preghiera che si fa appello: “Chiediamo al Signore che tutti i genitori e gli educatori del mondo, come anche l’intera società, si facciano strumenti di quell’accoglienza e di quell’amore con cui Gesù abbraccia i più piccoli. Egli guarda nei loro cuori con la tenerezza e la sollecitudine di un padre e al tempo stesso di una madre.” Dopo la recita della preghiera mariana, il pensiero in particolare alla beatificazione, ieri a  Santander, in Spagna, di Pio Heredia e diciassette compagni e compagne dell’Ordine Cistercense della stretta osservanza e di San Bernardo, uccisi per la loro fede durante la guerra civile spagnola e la persecuzione religiosa degli anni Trenta del secolo scorso. “Lodiamo il Signore – dice Francesco – per questi suoi coraggiosi testimoni e, per loro intercessione, supplichiamolo di liberare il mondo dal flagello della guerra”. E poi il pensiero, con l’appello alla solidarietà, per le vittime della frana in Guatemala e dell’alluvione in Costa Azzurra, in Francia: “Desidero rivolgere una preghiera al Signore per le vittime della frana che ha travolto un intero villaggio in Guatemala, come pure per quelle delle alluvioni avvenute in Francia, sulla Costa Azzurra. Siamo vicini alle popolazioni duramente colpite, anche con la solidarietà concreta”. Un saluto ai pellegrini provenienti da tante parti del mondo, in particolare ai fedeli dell’Arcidiocesi di Paderborn (Germania), quelli di Porto (Portogallo), e il gruppo del collegio Mekhitarista in Roma. E, nel giorno di san Francesco di Assisi, patrono d’Italia, il saluto con particolare affetto per i pellegrini italiani!, in particolare i fedeli di Reggio Calabria, Bollate, Mozzanica, Castano Primo, Nule e Parabita; i ragazzi di Belvedere di Spinello e l’Associazione dei diritti dei pedoni di Roma e del Lazio. A tutti il rinnovato invito: “per favore, non dimenticatevi di pregare per me”.

Almudena Martinez-Bordiu


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