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Francesco all’Angelus: “clemenza verso i carcerati che lo meritano”
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Francesco all’Angelus: “clemenza verso i carcerati che lo meritano”

Salvatore Tropea
7 novembre 2016

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“Chiedo alle autorità di ogni Paese di compiere un atto di clemenza verso i carcerati” che si riterranno meritevoli di un beneficio simile. E’ l’appello lanciato da Papa Francesco ieri mattina durante l’Angelus, dopo aver celebrato in piazza San Pietro la Messa per il Giubileo dei Carcerati.

Il Papa ha sottolineato soprattutto l’importanza di una “giustizia penale che non sia esclusivamente punitiva, ma aperta alla speranza e alla prospettiva di reinserire il reo nella società”. Il Santo Padre, dunque, non è entrato nel merito di questioni tecnico-giuridiche come l’indulto o l’amnistia – come vorrebbero molti fautori di un buonismo esasperante – ma tocca le questioni più morali ed etiche della questione.  «Vorrei rivolgere un appello in favore del miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri in tutto il mondo – ha detto – affinché sia rispettata pienamente la dignità umana dei detenuti”.

Nel corso dell’Angelus Bergoglio ha poi cambiato tematiche, parlando anche di ambiente e ricordando alcuni martiri albanesi, da poco beati.  “Pochi giorni fa è entrato in vigore l’Accordo di Parigi sul clima del pianeta – ha detto Francesco – questo importante passo dimostra che l’umanità ha la capacità di collaborare per la salvaguardia del creato, per porre l’economia al servizio delle persone e per costruire la pace e la giustizia”. Il Papa ha poi ricordato una nuova sessione della Conferenza sul clima che inizia oggi in Marocco, a Marrakech ed ha auspicato che tutto il lungo processo possa essere guidato dalla coscienza della responsabilità di ognuno “per la cura della casa comune”.

Infine, nel ricordare la beatificazione dei trentotto martiri albanesi – tra i quali due vescovi, numerosi sacerdoti e religiosi, un seminarista e alcuni laici – ha sottolineato il loro grande esempio nel rimanere fedeli a Cristo e alla Chiesa. Una prova di santità, ha sottolineato, che ha dato prova di “bontà, perdono e pace”, nonostante “le persecuzioni del regime ateo che dominò a lungo l’Albania nel secolo scorso”.

Salvatore Tropea

Classe 1992, Calabrese, dopo aver conseguito la maturità scientifica nel suo paese (Gioiosa Ionica, in provincia di Reggio Calabria), consegue la laurea in Scienze della Comunicazione, percorso “Giornalismo, Uffici Stampa e Relazioni Pubbliche”, presso la Libera Università Maria SS. Assunta – LUMSA di Roma. Collabora da diversi anni con il mensile locale “L’Eco del Chiaro” e con il giornale studentesco della Pontificia Università Lateranense. Appassionato a livello dilettantistico di Fotografia, ha partecipato, con questo incarico, al First International Meeting of Young Catholics for Social Justice che si è svolto dal 20 al 24 Marzo 2013 a Roma e fa parte del Board dell’Osservatorio Internazionale dei Giovani Cattolici. Da diversi anni svolge servizio di volontariato a Lourdes con l’associazione scoutistica OPFB-onlus, di cui è stato responsabile nella pattuglia/staff nazionale per Foto e Video e ne cura l’aspetto social, ed è segretario del Leo Club Roma Urbe, con il quale si impegna nel sociale con varie attività di volontariato e raccolta fondi. Attualmente - dopo aver frequentato il Master di I livello in Digital Journalism presso la Pontificia Università Lateranense, con il quale ha svolto due mesi di stage presso la redazione italiana di Radio Vaticana - frequenta il Master in Giornalismo della Lumsa di Roma. Da aprile 2017 sta svolgendo uno stage di tre mesi presso Il Venerdì di Repubblica. @tropea92


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