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Mons. Massafra: cardinale Simoni e i 38 martiri albanesi esempi per tutti noi
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Mons. Massafra: cardinale Simoni e i 38 martiri albanesi esempi per tutti noi

Salvatore Tropea
21 novembre 2016

Lo scorso 5 novembre sono stati beatificati in Albania i 38 martiri uccisi dal regime comunista, mentre qualche giorno fa Papa Francesco ha elevato alla dignità cardinalizia don Ernest Simoni. In particolare la storia del sacerdote albanese ha fatto commuovere il mondo, per la prigionia e le torture subite dal regime comunista. La Chiesa albanese dunque, dopo la visita del Pontefice di due anni fa, si riscopre sempre più viva e in cammino, anche a seguito della recente nomina di Mons. George Frendo ad Arcivescovo Metropolita di Tirana. Su questi temi Salvatore Tropea ha intervistato S.E. Mons. Angelo Massafra, Presidente della Conferenza Episcopale Albanese – di seguito audio e trascrizione intervista.

D: Sua eccellenza come è stata accolta dalla comunità episcopale e dal popolo, la recente nomina di Mons. Frendo ad arcivescovo metropolita di Tirana?

R: Come un dono di Dio perché aspettavamo che il Santo Padre provvedesse a dare un pastore alla Diocesi di Tirana-Durazzo, che è importante in quanto capitale dell’Albania. Secondo me ha scelto bene, nominando l’ex ausiliare; quindi una scelta molto bella. Monsignore sta lì da tanti anni, è stato Vicario Generale, Ausiliare, quindi credo che sia la persona più adatta a portare avanti questo servizio e il 3 dovrebbe fare appunto l’ingresso ufficiale e cominciare appunto come Arcivescovo il servizio pastorale a Tirana. Quindi penso sia stata una scelta molto positiva.

D: Lo scorso 5 novembre sono stati beatificati i 38 martiri albanesi uccisi dal regime comunista. Quanto è importante la loro testimonianza, per il popolo albanese e per riuscire a combattere i tanti sentimenti anti-religiosi che ci sono ancora oggi?

R: Intanto è stato un dato molto positivo: un processo che è durato tanti anni e finalmente ha visto la luce nel giorno della beatificazione. Il 26 aprile Papa Francesco ha firmato il decreto di beatificazione e poi il 5 novembre il cardinale Amato, suo delegato, ha proclamato beati i 38 martiri, ovvero Mons. Prennushi e i 37 compagni martiri. è stata una grande e bella festa di popolo, ed erano presenti molti vescovi di tutta Europa, diversi cardinali, tantissimi sacerdoti. Poi avendo alcuni sacerdoti martiri origini italiane o anche croate, sono venuti molti dai luoghi dove essi sono nati. Per esempio per alcuni di origine croata sono venuti tanti vescovi dalla Croazia, a parte naturalmente da tutta l’Albania e dal Kosovo. C’è stato quindi un fiume di popolo e una gioia straordinaria; come alcuni mi hanno scritto, abbiamo vissuto un clima celestiale.

D: L’Albania è una Terra dove c’è la presenza di varie religioni, non solo quella cristiana. Come è la situazione attuale di convivenza tra le varie confessioni, quindi non solo quella cristiano-cattolica, ma anche quella delle altre religioni.

R: C’è una buona convivenza. Per esempio alla Messa del cardinale [Simoni] ieri al Concistoro era presente il capo della comunità musulmana Bektashi, e questo è stato molto importante. Viviamo dunque in una buona convivenza e speriamo ci sia sempre questa buona armonia, e soprattutto come il Papa ci ha insegnato di vivere e collaborare da fratelli, anche se è sempre molto difficile. Questo è l’ideale che – a volte e con fatica – si realizza. Però a questo ideale dobbiamo tendere.

D: Poco più di due anni fa la visita del Santo Padre proprio a Tirana. Dopo quella visita come è andato avanti il percorso della Chiesa albanese e quali gli insegnamenti che ha avuto – e magari anche i miglioramenti – il popolo albanese?

R: Certamente la sua visita di due anni fa oggi è culminata con la nomina a cardinale di Don Ernest [Simoni], quel sacerdote che Papa Francesco ha abbracciato lì nella Basilica e ha fatto tanto commuovere, oggi è agli onori del mondo intero perché è uno dei cardinali non vescovi – lui era un prete che ha sofferto per Cristo. Quindi questa testimonianza – unita a quella dei beati martiri – deve servire a tutti gli albanesi e soprattutto a noi cattolici per essere un segno vivo nel nostro popolo, oggi.

Salvatore Tropea

Classe 1992, Calabrese, dopo aver conseguito la maturità scientifica nel suo paese (Gioiosa Ionica, in provincia di Reggio Calabria), consegue la laurea in Scienze della Comunicazione, percorso “Giornalismo, Uffici Stampa e Relazioni Pubbliche”, presso la Libera Università Maria SS. Assunta – LUMSA di Roma. Collabora da diversi anni con il mensile locale “L’Eco del Chiaro” e con il giornale studentesco della Pontificia Università Lateranense. Appassionato a livello dilettantistico di Fotografia, ha partecipato, con questo incarico, al First International Meeting of Young Catholics for Social Justice che si è svolto dal 20 al 24 Marzo 2013 a Roma e fa parte del Board dell’Osservatorio Internazionale dei Giovani Cattolici. Da diversi anni svolge servizio di volontariato a Lourdes con l’associazione scoutistica OPFB-onlus, di cui è stato responsabile nella pattuglia/staff nazionale per Foto e Video e ne cura l’aspetto social, ed è segretario del Leo Club Roma Urbe, con il quale si impegna nel sociale con varie attività di volontariato e raccolta fondi. Attualmente - dopo aver frequentato il Master di I livello in Digital Journalism presso la Pontificia Università Lateranense, con il quale ha svolto due mesi di stage presso la redazione italiana di Radio Vaticana - frequenta il Master in Giornalismo della Lumsa di Roma. Da aprile 2017 sta svolgendo uno stage di tre mesi presso Il Venerdì di Repubblica. @tropea92


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