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Atti degli Apostoli – I quattro pilastri della comunità cristiana
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Atti degli Apostoli – I quattro pilastri della comunità cristiana

Gianni De Luca
22 novembre 2016

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Atti degli Apostoli 2,42-48; 4,32-35; 5, 12-16.

LETTURA DEL TESTO (At 2, 42-48; 4, 32-35; 5, 12-16)

 Dagli Atti degli Apostoli           

 La prima comunità cristiana [At 2, 42-48]

42Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. 43Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. 44Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; 45chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 46Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, 47lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo. 48Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

La prima comunità cristiana [At 4, 32-35]

32La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. 33Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia. 34Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo di ciò che era stato venduto 35e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.

Quadro di insieme [At 5, 12-16]

12Molti miracoli e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; 13degli altri, nessuno osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava. 14Intanto andava aumentando il numero degli uomini e delle donne che credevano nel Signore 15fino al punto che portavano gli ammalati nelle piazze, ponendoli su lettucci e giacigli, perché, quando Pietro passava, anche solo la sua ombra coprisse qualcuno di loro. 16Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti immondi e tutti venivano guariti.

Una caratteristica dell’arte narrativa di Luca nel libro degli Atti è di aver distribuito lungo il testo dei brani, più o meno brevi, denominati dagli studiosi ”sommari” = sguardi panoramici che l’autore dà su tutto ciò di cui ha parlato. In tre punti, nei primi cinque capitoli, Luca si sofferma a tracciare in poche linee le caratteristiche di vita nella prima comunità di Gerusalemme. Sono tre quadri di vita comunitaria da leggere e meditare insieme, di seguito.

  1. A) Il primo sommario (2,42-48), il più denso dei tre, inizia senza un esplicito soggetto, ma certamente protagonisti dell’azione sono “coloro che hanno accolto la Parola, sono stati battezzati e aggregati alla comunità (v. 41). Saranno successivamente chiamati” i credenti” (v. 44), coloro che stanno insieme non per motivi parentali o per semplici legami affettivi, ma perché condividono la stessa fede e persistono nella decisione presa. Ed è indispensabile questa “perseveranza”, perché il Figlio dell’uomo al suo ritorno trovi ancora la fede sulla terra (cf. Lc 18, 8).

Non a caso, nel sommario, tutti i verbi sono all’imperfetto (“erano”,” avvenivano”, stavano…”) per sottolineare la continuità dell’azione.

Nel v. 42 vengono tratteggiate le celebri quattro perseveranze. Il termine   ”perseveranza” non figura nel testo, ma il concetto è vigorosamente espresso dal verbo greco ”proskarteroùntes”, un participio che indica l’impegno assiduo e costante con il quale i componenti della comunità erano dediti all’insegnamento degli apostoli, alla comunione fraterna, alla frazione del pane e alla preghiera.

  1. La prima perseveranza riguarda l’insegnamento (didachè) degli apostoli che abbracciava sia l’annuncio delle grandi opere di Dio nella storia di Gesù sia l’interpretazione cristologia dell’Antico Testamento, come documentato dal primo discorso di Pietro. In tal modo la comunità approfondisce il senso delle Sacre Scritture e impara a leggerle in prospettiva cristiana, secondo il modello esegetico inaugurato da Gesù stesso con i due discepoli di Emmaus. Il punto di partenza della Chiesa è dunque l’ascolto della Parola: essa è il presupposto per l’approfondimento del contenuto e dell’atto di fede ed è la condizione per rimanere e crescere nella comunione con il Signore Gesù, perché “in nessun altro c’è salvezza” (4,12).
  1. La seconda perseveranza concerne la comunione fraterna. Il termine greco (koinonìa) esprime la comunione profonda dei credenti che condividono la stessa fede e lo stesso progetto di vita. Dall’intesa che lega i credenti in Cristo mediante lo Spirito (dimensione verticale) e li unisce tra loro (dimensione orizzontale) nasceva la sensibilità di una condivisione degli stessi beni materiali. Luca annota che “tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno” (2,44-45).

Con tutta probabilità l’autore degli Atti ha narrato un’esperienza vera e l’ha additata, con una presentazione essenziale e leggermente idealizzata, perché potesse diventare un modello di vita per tutte le generazioni cristiane.

  1. La terza perseveranza riguarda la” frazione del pane”: questa espressione deriva dal gesto, familiare nel giudaismo, con il quale il padre dava inizio al pasto; quindi può essere intesa come richiamo ad un comune pasto. Con la stessa espressione i Vangeli narrano l’istituzione dell’Eucarestia compiuta da Gesù nell’Ultima Cena. Nel linguaggio di Luca la” frazione del pane” è orientata verso il significato liturgico-eucaristico, che essa riveste chiaramente in San Paolo (1 Cor 11,24).

4.” Le preghiere“ sono la quarta perseveranza: menzionate al plurale, indicano una prassi regolare della preghiera da parte della comunità. I discepoli, sull’esempio di Gesù, vi fanno ampio ricorso con una varietà di atteggiamenti e nelle situazioni più disparate: per disporsi al dono dello Spirito e al compito della missione, in clima di persecuzione, per chiedere il coraggio dell’annuncio, per affidarsi alla volontà di Dio e morire fiduciosamente nella comunione con il Signore (7,59…).

Luca sottolinea poi che la preghiera veniva fatta in spirito di fraternità. Il fatto che i credenti frequentano ogni giorno il tempio” concordemente” evidenzia questo stile fraterno e unanime con cui la comunità cristiana si rivolge a Dio.

Se le opere compiute dagli apostoli generavano” in tutti un senso di timore”, il modo di vivere dei cristiani (fraterno, orante e lieto) riscuoteva non solo il favore di tutto il popolo, ma anche l’adesione continua, ad opera della grazia del Signore, di quanti si rendevano disponibili ad essere salvati.

  1. B) Il secondo sommario: ”Avevano un cuor solo e un’anima sola…” (4,32-35).

Questo secondo quadro è fortemente accentrato sull’unità e sulla comunione dei beni nella comunità di Gerusalemme, tema al quale fanno da sfondo in positivo l’esempio raggiante di Barnaba (vedi Atti 4,36-37) e in negativo quello di Anania e Saffira (5,1-11).

L’unità della” moltitudine di coloro che erano venuti alla fede” è vista realizzata in due obiettivi: ”essi avevano un cuor solo e un’anima sola” e ”fra loro tutto era comune”.

L’abbinamento di cuore e di anima esprime la grande fraternità che regnava nella comunità, dove ognuno si sentiva coinvolto nella realtà e nella situazione dell’altro e per questo” nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa tra loro era comune”.

Su quest’ultima affermazione si sono avventati numerosi commentatori e vi hanno letto, ciascuno secondo la propria ideologia, l’egualitarismo cristiano delle origini o la non liceità della proprietà privata. Nell’ottica degli Atti la ”condivisione dei beni” è cosa ben diversa dalla loro “spartizione”. La chiesa primitiva ha proposto la propria soluzione non sul piano socio-politico, ma nella visione teologica: l’amore di Dio domanda di venire realizzato nell’amore all’uomo, perché “chi non ama il fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1 Gv 4,20).

All’interno di questo richiamo alla condivisione e alla comunione dei beni si trova il racconto della testimonianza della risurrezione di Gesù resa dagli apostoli”con grande forza”. È, infatti, l’orizzonte aperto dalla Pasqua che spinge i credenti a liberarsi dall’attaccamento e asservimento ai beni materiali.

  1. C) Il terzo sommario: “Nel segno della missione” (5,12-16).

Questo terzo quadro tratteggia la presenza e l’azione taumaturgica degli apostoli: ”Molti miracoli e prodigi avvenivano tra il popolo per mezzo degli apostoli”, tanto che la gente arrivava al punto di stendere gli ammalati nella piazza perché al passaggio di Pietro fossero toccati almeno dalla sua ombra. Siamo di fronte ad una fede non priva di ingenuità, ma era accaduto anche per Gesù: la folla, che lo stringeva da ogni parte, gli toccava il mantello per essere guarita dalla potenza che sprigionava da Lui (Lc 8,43-45).

Un’altra annotazione rende somigliante questo brano al Vangelo: la folla numerosa che accorre da ogni parte portando infermi di ogni specie e posseduti dal demonio.

Con questo Luca indica che la storia di Gesù, con la sua forza e i suoi prodigi, continua ancora nella sua chiesa.

Un altro tratto delineato e ritenuto importante da Luca è la simpatia della gente (“il popolo li esaltava”). Ma non manca l’ostilità da parte dei capi :”degli altri, nessuno osava associarsi a loro”. Chi sono questi ”altri”? Sicuramente i giudei ostili, dei quali si dice subito dopo che convocarono gli apostoli davanti al Sinedrio.

Né i prodigi né le simpatie del popolo eliminano il rischio della persecuzione: anzi, essa è una delle costanti che più di ogni altra rende la vita dei credenti simile al cammino del Signore.

“Intanto aumentava il numero degli uomini e delle donne che credevano..!”. Per la prima volta (ma avverrà pure in seguito) tra i neoconvertiti ci sono delle donne. Come ha fatto nel Vangelo, Luca vuole mostrare la singolare importanza delle donne per la causa di Cristo. I miracoli compiuti dagli apostoli, la simpatia della gente e la continua crescita della comunità sono dunque i tre aspetti evidenziati in questo terzo sommario. Ma c’è anche in questo contesto un accenno alla fraternità: “tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone”. Fraternità e concordia fondate non semplicemente sulla simpatia che i componenti di un gruppo provano gli uni per gli altri, ma sull’adesione intima di tutti ad un progetto comune e ad una stessa fede nel Signore risorto, sulla solidarietà di pensiero, di sentimento e di azione.

  1. D) Sogno o realtà?

Nel descrivere la comunità primitiva sorretta da questi quattro pilastri, Luca ha proposto un documento reale, storico o un quadro ideale, utopistico? Il quadro dipinto dall’autore degli Atti” esprime senz’altro una situazione reale della Chiesa delle origini” (Benigno Papa).

“È ingeneroso pensare che l’azione travolgente dello Spirito, manifestatasi nella Parola che sconquassa una vita avviandola su sentieri di risurrezione, non sia in grado di orientare in modo luminoso l’esistenza cristiana. Questa è uno scintillio di impegno e di generosità che illumina la vita comune, trasformandola nello straordinario di ogni giorno. Luca ha utilizzato tradizioni storiche preesistenti per descrivere un fatto reale. Nello stesso tempo, Luca ha inteso schizzare un quadro ideale per i cristiani della seconda generazione. Ben presto iniziano le tensioni all’interno della comunità e lo stesso Luca non fa mistero delle difficoltà che incontra la comunità a restare fedele allo Spirito che l’ha creata e che la anima… Ai cristiani era necessario dare un punto di riferimento sicuro e chiaro, ”per cui riteniamo che, nel primo sommario della vita della Chiesa, Luca abbia inteso proporre un ideale da perseguire piuttosto che una situazione storica da documentare” (B.Papa).

Il sogno di Luca, fatto realtà all’inizio, continua ad incantare i cristiani di ogni tempo. Anche oggi il singolo e la comunità ecclesiale devono impegnarsi a rivestire quel sogno di concretezza storica”. (M. Orsatti).

 

Gianni De Luca

Nasce in Abruzzo, a Tagliacozzo in provincia dell'Aquila. Dopo avere conseguito il diploma di ragioniere e perito commerciale, si trasferisce a Roma, dove, attualmente, vive e lavora. Laureatosi in Economia e Commercio lavora due anni in Revisione e Certificazione dei bilanci prima di iniziare a collaborare con uno Studio associato di Dottori Commercialisti della Capitale. Decide, ad un certo punto, di seguire la nuova via che gli si è aperta e, così, consegue prima il Magistero in Scienze Religiose presso l'Istituto Mater Ecclesiae e, poi, la Licenza in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università San Tommaso d'Aquino in Urbe "Angelicum". Attualmente lavora come Insegnante di Religione cattolica negli Istituti di Istruzione superiore di Roma. Appassionato di Sacra Scrittura, tiene conferenze, anima da circa 20 anni un incontro biblico, presso l'Istituto M. Zileri delle Orsoline Missionarie del Sacro Cuore in Roma, e da circa 10 la Lectio divina sulle letture della Domenica presso la Basilica parrocchiale di Sant'Andrea delle Fratte. Animatore del gruppo di preghiera "I 5 Sassi", è organizzatore di pellegrinaggi e ritiri spirituali.


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