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Atti degli Apostoli – Nuove sfide e nuove strategie
a2, Rubriche, Sacra Scrittura

Atti degli Apostoli – Nuove sfide e nuove strategie

Gianni De Luca
29 novembre 2016

 

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Dagli Atti degli Apostoli, 4,36-37 – 5,1-11;  6,1-6.

Capitolo 4: La generosità di Barnaba

36Così Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba, che significa «figlio dell’esortazione», un levita originario di Cipro, 37che era padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò l’importo deponendolo ai piedi degli apostoli.

Capitolo 5: La frode di Anania e di Saffira

1Un uomo di nome Anania con la moglie Saffira vendette un suo podere 2e, tenuta per sé una parte dell’importo d’accordo con la moglie, consegnò l’altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. 3Ma Pietro gli disse: «Anania, perché mai satana si è così impossessato del tuo cuore che tu hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno? 4Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e, anche venduto, il ricavato non era sempre a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a quest’azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio». 5All’udire queste parole, Anania cadde a terra e spirò. E un timore grande prese tutti quelli che ascoltavano. 6Si alzarono allora i più giovani e, avvoltolo in un lenzuolo, lo portarono fuori e lo seppellirono.

7Avvenne poi che, circa tre ore più tardi, entrò anche sua moglie, ignara dell’accaduto. 8Pietro le chiese: «Dimmi: avete venduto il campo a tal prezzo?». Ed essa: «Sì, a tanto». 9Allora Pietro le disse: «Perché vi siete accordati per tentare lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta i passi di coloro che hanno seppellito tuo marito e porteranno via anche te». 10D’improvviso cadde ai piedi di Pietro e spirò. Quando i giovani entrarono, la trovarono morta e, portatala fuori, la seppellirono accanto a suo marito. 11E un grande timore si diffuse in tutta la Chiesa e in quanti venivano a sapere queste cose.

Capitolo 6: L’istituzione dei sette

1In quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana. 2Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense. 3Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest’incarico. 4Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola». 5Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia. 6Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.

  1. A) Due esempi: generosità di Barnaba e frode di Anania e Saffira, At 4,36-37 e 5,1-11.

A conferma del quadro ideale circa la condivisione dei beni (4,32-35), Luca riferisce il gesto esemplare di Barnaba che mostra il suo entusiasmo per l’adesione data alla comunità dei seguaci di Gesù, vendendo la sua proprietà e mettendo il ricavato a disposizione dei poveri.

Ma non tutto filava liscio nella ”chiesa nascente” animata dallo Spirito. Il primo lato oscuro si riscontra nella triste vicenda dei coniugi Anania e Saffira, che per fare bella figura davanti agli apostoli, si comportano in modo opposto all’atteggiamento di Barnaba e manifestano uno spirito contrario a quello di profonda unità che caratterizzava la comunità. Questi sposi, infatti, vendono il loro podere, trattengono per sé una parte del prezzo e consegnano l’altra parte come deposito comune presso gli apostoli, dicendo però il falso. I due si presentano davanti a Pietro come magnanimi donatori di tutto, mentre in realtà hanno sottratto una parte per se stessi. Hanno tramato per essere generosi, senza esserlo veramente. La frode è avvenuta in gran segreto, ma l’Apostolo Pietro, come Gesù, legge nei cuori e ne svela i reconditi segreti. Il peccato dei due coniugi non è solo un po’ di vanità o una semplice menzogna, ma un affronto e un attentato contro la santità e l’integrità cristiana che hanno la loro radice nella presenza dello Spirito Santo.

“Anania, come mai satana si è impossessato a tal punto del tuo cuore da cercare di mentire allo Spirito Santo… Tu non hai mentito agli uomini, ama Dio” – ammonisce l’Apostolo – “All’udire queste parole, Anania cadde a terra morto”.  Nei vv. 7-10, con lo stile del parallelismo, viene descritta la stessa sorte toccata alla moglie, che vive e muore all’ombra del marito, di cui si mantiene complice fino in fondo. I due coniugi sono rimasti tragicamente solidali, in una sorta di ”koinonia” alla rovescia, nella menzogna e nella punizione. Dietro la frode e la morte di Anania e Saffira, come nella tragica vicenda del tradimento di Giuda, c’è indubbiamente l’azione di satana, il superbo oppositore del piano salvifico di Dio, ma c’è pure il messaggio di come Dio vigili, perché la comunità resti unita e non si scoraggi davanti all’esperienza quotidiana di infedeltà e di tensione al suo interno. Pietro assume in questo episodio il ruolo di ministro del giudizio divino e, grazie al prestigio di cui gode, è per tutti i discepoli un sicuro punto di riferimento.

“Un grande timore religioso si diffuse in tutta la chiesa…”. È la prima volta che negli Atti l’assemblea dei credenti viene denominata ” chiesa”, nome che diverrà abituale nel seguito dell’opera per indicare l’essere insieme dei discepoli di Gesù. La Chiesa è qui l’assemblea formata dagli spettatori attenti e silenziosi del giudizio di Dio su Anania e Saffira. Ed è questa Chiesa chiamata a trarre dalla vicenda dei due coniugi un insegnamento e una radicale decisione per una vita fraterna e concorde.

L’episodio pone in risalto il tema del giudizio divino sulle azioni degli uomini. Vedere in questo racconto una rappresentazione della giustizia divina basata sul terrore e sulla vendetta è sicuramente sbagliato. La colpa di Anania e Saffira sta nell’essersi chiusi nel proprio peccato e di non aver manifestato alcun pentimento. Così facendo, essi hanno chiuso ogni spazio alla misericordia di Dio ed hanno scelto la morte. Questo è l’effetto che produce una libertà egoistica e chiusa alla conversione del cuore.

  1. B) Il primo conflitto e un nuovo ministero, At 6,1-7.

L’aumento del numero di cristiani, chiamati qui per la prima volta ”discepoli”, porta nuovi problemi e tensioni. Vi sono nella chiesa di Gerusalemme due diversi gruppi: gli Ebrei e gli Ellenisti. Gli Ebrei sono credenti nativi della Palestina, che parlano aramaico, leggono le Scritture in ebraico, costituiscono la parte preponderante della comunità giudeo-cristiana di Gerusalemme e sono fortemente ancorati alle tradizioni dei padri. Gli Ellenisti sono giudei nati nella diaspora, sono formati secondo i canoni della cultura greca, leggono le Scritture in greco e sono più aperti alle istanze culturali che provengono dall’esterno.

“Sorse un malcontento tra gli ellenisti…”Il dissidio  nasce  dalla preferenza accordata alle vedove degli Ebrei, che venivano privilegiate rispetto a quelle degli ellenisti nella distribuzione degli alimenti. Il testo non precisa la causa della trascuratezza, lascia però trapelare che la cosa durava da tempo, perché usa l’imperfetto (“venivano trascurate”) che esprime un’azione durativa. La differenza di trattamento assumeva i contorni del privilegio per le une e del disinteressamento per le altre. Sembravano esserci gli estremi per parlare di evidente ingiustizia. Da qui il conflitto che minava l’ideale di comunione ritenuto essenziale alla vita ecclesiale.

“Convocazione della comunità e proposta”. Per iniziativa dei Dodici viene convocato il gruppo dei discepoli al tavolo della discussione. Gli Apostoli (l’autorità costituita) accettano la critica mossa dagli ellenisti, sentendosi spronati a rivedere alcune posizioni, avendo a cuore il buon andamento della vita comunitaria. Emerge una bella immagine di autorità, per nulla dispotica o arrogante, ma dialogante e pronta al servizio secondo lo stile evangelico.

Davanti all’assemblea radunata i Dodici formulano, in un breve discorso, la loro proposta di soluzione.

“Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per servire alle mense”. Un eventuale maggiore impegno per le mense avrebbe sottratto i Dodici all’annuncio della Parola. Non sembra saggio tralasciare un compito di loro specifica competenza per attendere ad un altro, per quanto nobile e valido sia. La fedeltà a Dio dev’essere il criterio per arrivare alla soluzione della crisi. Ora ciò che è gradito a Dio è che gli Apostoli si dedichino all’annuncio del Vangelo, in conformità al mandato del Signore Risorto. Il moltiplicarsi delle necessità caritative, dovuto alla crescita della comunità, non deve distoglierli da questa missione. Da questa riflessione scaturisce la proposta alla comunità, perché essa scelga per il servizio caritativo sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito Santo e di sapienza.

L’elezione avviene con il voto di tutto il gruppo: l’assemblea presenta i sette candidati muniti delle condizioni richieste e gli apostoli con la preghiera e l’imposizione delle mani li costituiscono nel loro nuovo ministero. I Sette prescelti non agiscono da delegati della comunità. Il rito dell’imposizione delle mani significa la trasmissione dei poteri sacri, secondo il valore di questo gesto nella tradizione biblica. Gli Apostoli che avevano ricevuto da Gesù la missione e il potere, li trasmettono a loro volta ad altri, dando vita ad un nuovo ministero su cui si innesta l’opera invisibile dello Spirito Santo. Grazie alla designazione dei Sette, la crisi interna alla comunità è superata. Non si è cercata l’unità nel prevalere di un gruppo sull’altro, ma in un confronto di ambedue i gruppi con la Parola di Dio La comunione ecclesiale è una continua vittoria di Cristo sulla divisione sempre in agguato, causata dal peccato, che approfitta di elementi normali, quali appunto la diversità di espressioni culturali, di temperamenti, di interessi razziali, di condizioni sociali.

La divisione non sta però in queste differenze, che sono normali, ma nello spirito settario che le strumentalizza. L’unità non consiste nel sopprimere le differenze, ma nell’annullare lo spirito di rivalità e di discordia. Ecco perché per edificare la comunione è indispensabile la preghiera e l’ascolto attento della Parola di Dio.

Da questo brano si evince una prima raffigurazione dell’autorità nella Chiesa. Essa risiede negli Apostoli ma coinvolge la comunità (“i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli…”), è guidata dalla preghiera e illuminata dalla parola di Dio. Si intravedono le strutture essenziali della Chiesa: la preghiera, il servizio della Parola, la cura delle  ”vedove” tanto degli ”ebrei” quanto dei ”greci”, cioè dei poveri presenti nella comunità, senza distinzioni. In altre parole, il culto, la comunicazione della fede, il servizio della carità costituiscono le colonne portanti della Chiesa, alle quali sono coordinati e subordinati tutti i ministeri, quello dei  ”diaconi” non meno di  quello degli apostoli.

Gianni De Luca

Nasce in Abruzzo, a Tagliacozzo in provincia dell'Aquila. Dopo avere conseguito il diploma di ragioniere e perito commerciale, si trasferisce a Roma, dove, attualmente, vive e lavora. Laureatosi in Economia e Commercio lavora due anni in Revisione e Certificazione dei bilanci prima di iniziare a collaborare con uno Studio associato di Dottori Commercialisti della Capitale. Decide, ad un certo punto, di seguire la nuova via che gli si è aperta e, così, consegue prima il Magistero in Scienze Religiose presso l'Istituto Mater Ecclesiae e, poi, la Licenza in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università San Tommaso d'Aquino in Urbe "Angelicum". Attualmente lavora come Insegnante di Religione cattolica negli Istituti di Istruzione superiore di Roma. Appassionato di Sacra Scrittura, tiene conferenze, anima da circa 20 anni un incontro biblico, presso l'Istituto M. Zileri delle Orsoline Missionarie del Sacro Cuore in Roma, e da circa 10 la Lectio divina sulle letture della Domenica presso la Basilica parrocchiale di Sant'Andrea delle Fratte. Animatore del gruppo di preghiera "I 5 Sassi", è organizzatore di pellegrinaggi e ritiri spirituali.


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