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Atti degli Apostoli – Stefano teologo e martire
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Atti degli Apostoli – Stefano teologo e martire

Gianni De Luca
6 dicembre 2016

LETTURA DEL TESTO (At 6,7 – 8,4)

 Dagli Atti degli Apostoli

 7Intanto la parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli a Gerusalemme; anche un gran numero di sacerdoti aderiva alla fede.

L’arresto di Stefano – 8Stefano intanto, pieno di grazia e di fortezza, faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo. 9Sorsero allora alcuni della sinagoga detta dei «liberti» comprendente anche i Cirenei, gli Alessandrini e altri della Cilicia e dell’Asia, a disputare con Stefano, 10ma non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava. 11Perciò sobillarono alcuni che dissero: «Lo abbiamo udito pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio». 12E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo trascinarono davanti al sinedrio. 13Presentarono quindi dei falsi testimoni, che dissero: «Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge. 14Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno distruggerà questo luogo e sovvertirà i costumi tramandatici da Mosè».

15E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.

 

Capitolo 7:

Il discorso di Stefano – 1Gli disse allora il sommo sacerdote: «Queste cose stanno proprio così?». 2Ed egli rispose: «Fratelli e padri, ascoltate: il Dio della gloria apparve al nostro padre Abramo quando era ancora in Mesopotamia, prima che egli si stabilisse in Carran, 3e gli disse: Esci dalla tua terra e dalla tua gente e và nella terra che io ti indicherò. 4Allora, uscito dalla terra dei Caldei, si stabilì in Carran; di là, dopo la morte del padre, Dio lo fece emigrare in questo paese dove voi ora abitate, 5ma non gli diede alcuna proprietà in esso, neppure quanto l’orma di un piede, ma gli promise di darlo in possesso a lui e alla sua discendenza dopo di lui, sebbene non avesse ancora figli. 6Poi Dio parlò così: La discendenza di Abramo sarà pellegrina in terra straniera, tenuta in schiavitù e oppressione per quattrocento anni. 7Ma del popolo di cui saranno schiavi io farò giustizia, disse Dio: dopo potranno uscire e mi adoreranno in questo luogo. 8E gli diede l’alleanza della circoncisione. E così Abramo generò Isacco e lo circoncise l’ottavo giorno e Isacco generò Giacobbe e Giacobbe i dodici patriarchi. 9Ma i patriarchi, gelosi di Giuseppe, lo vendettero schiavo in Egitto. Dio però era con lui 10e lo liberò da tutte le sue afflizioni e gli diede grazia e saggezza davanti al faraone re d’Egitto, il quale lo nominò amministratore dell’Egitto e di tutta la sua casa. 11Venne una carestia su tutto l’Egitto e in Canaan e una grande miseria, e i nostri padri non trovavano da mangiare. 12Avendo udito Giacobbe che in Egitto c’era del grano, vi inviò i nostri padri una prima volta; 13la seconda volta Giuseppe si fece riconoscere dai suoi fratelli e fu nota al faraone la sua origine. 14Giuseppe allora mandò a chiamare Giacobbe suo padre e tutta la sua parentela, settantacinque persone in tutto. 15E Giacobbe si recò in Egitto, e qui egli morì come anche i nostri padri; 16essi furono poi trasportati in Sichem e posti nel sepolcro che Abramo aveva acquistato e pagato in denaro dai figli di Emor, a Sichem.

17Mentre si avvicinava il tempo della promessa fatta da Dio ad Abramo, il popolo crebbe e si moltiplicò in Egitto, 18finché salì al trono d’Egitto un altro re, che non conosceva Giuseppe. 19Questi, adoperando l’astuzia contro la nostra gente, perseguitò i nostri padri fino a costringerli a esporre i loro figli, perché non sopravvivessero. 20In quel tempo nacque Mosè e piacque a Dio; egli fu allevato per tre mesi nella casa paterna, poi, 21essendo stato esposto, lo raccolse la figlia del faraone e lo allevò come figlio. 22Così Mosè venne istruito in tutta la sapienza degli Egiziani ed era potente nelle parole e nelle opere. 23Quando stava per compiere i quarant’anni, gli venne l’idea di far visita ai suoi fratelli, i figli di Israele, 24e vedendone uno trattato ingiustamente, ne prese le difese e vendicò l’oppresso, uccidendo l’Egiziano. 25Egli pensava che i suoi connazionali avrebbero capito che Dio dava loro salvezza per mezzo suo, ma essi non compresero. 26Il giorno dopo si presentò in mezzo a loro mentre stavano litigando e si adoperò per metterli d’accordo, dicendo: Siete fratelli; perché vi insultate l’un l’altro? 27Ma quello che maltrattava il vicino lo respinse, dicendo: Chi ti ha nominato capo e giudice sopra di noi? 28Vuoi forse uccidermi, come hai ucciso ieri l’Egiziano? 29Fuggì via Mosè a queste parole, e andò ad abitare nella terra di Madian, dove ebbe due figli.

30Passati quarant’anni, gli apparve nel deserto del monte Sinai un angelo, in mezzo alla fiamma di un roveto ardente. 31Mosè rimase stupito di questa visione; e mentre si avvicinava per veder meglio, si udì la voce del Signore: 32Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Esterrefatto, Mosè non osava guardare. 33Allora il Signore gli disse: Togliti dai piedi i calzari, perché il luogo in cui stai è terra santa. 34Ho visto l’afflizione del mio popolo in Egitto, ho udito il loro gemito e sono sceso a liberarli; ed ora vieni, che ti mando in Egitto. 35Questo Mosè che avevano rinnegato dicendo: Chi ti ha nominato capo e giudice?, proprio lui Dio aveva mandato per esser capo e liberatore, parlando per mezzo dell’angelo che gli era apparso nel roveto. 36Egli li fece uscire, compiendo miracoli e prodigi nella terra d’Egitto, nel Mare Rosso, e nel deserto per quarant’anni. 37Egli è quel Mosè che disse ai figli d’Israele: Dio vi farà sorgere un profeta tra i vostri fratelli, al pari di me. 38Egli è colui che, mentre erano radunati nel deserto, fu mediatore tra l’angelo che gli parlava sul monte Sinai e i nostri padri; egli ricevette parole di vita da trasmettere a noi. 39Ma i nostri padri non vollero dargli ascolto, lo respinsero e si volsero in cuor loro verso l’Egitto, 40dicendo ad Aronne: Fà per noi una divinità che ci vada innanzi, perché a questo Mosè che ci condusse fuori dall’Egitto non sappiamo che cosa sia accaduto. 41E in quei giorni fabbricarono un vitello e offrirono sacrifici all’idolo e si rallegrarono per l’opera delle loro mani. 42Ma Dio si ritrasse da loro e li abbandonò al culto dell’esercito del cielo, come è scritto nel libro dei Profeti:

43Mi avete forse offerto vittime e sacrifici
per quarant’anni nel deserto, o casa d’Israele?
Avete preso con voi la tenda di Mòloch,
e la stella del dio Refàn,
simulacri che vi siete fabbricati per adorarli!
Perciò vi deporterò al di là di Babilonia.

44I nostri padri avevano nel deserto la tenda della testimonianza, come aveva ordinato colui che disse a Mosè di costruirla secondo il modello che aveva visto. 45E dopo averla ricevuta, i nostri padri con Giosuè se la portarono con sé nella conquista dei popoli che Dio scacciò davanti a loro, fino ai tempi di Davide. 46Questi trovò grazia innanzi a Dio e domandò di poter trovare una dimora per il Dio di Giacobbe; 47Salomone poi gli edificò una casa. 48Ma l’Altissimo non abita in costruzioni fatte da mano d’uomo, come dice il Profeta:

49Il cielo è il mio trono
e la terra sgabello per i miei piedi.
Quale casa potrete edificarmi, dice il Signore,
o quale sarà il luogo del mio riposo?
50Non forse la mia mano ha creato tutte queste cose?

51O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie,

voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. 52Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; 53voi che avete ricevuto la legge per mano degli angeli e non l’avete osservata».

54All’udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui.

Lapidazione di Stefano. Saulo persecutore – 55Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra 56e disse: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio». 57Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro di lui, 58lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. 59E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». 60Poi piegò le ginocchia e gridò forte: «Signore, non imputar loro questo peccato». Detto questo, morì.

 

Capitolo 8:

1Saulo era fra coloro che approvarono la sua uccisione. In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme e tutti, ad eccezione degli apostoli, furono dispersi nelle regioni della Giudea e della Samaria. 2Persone pie seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. 3Saulo intanto infuriava contro la Chiesa ed entrando nelle case prendeva uomini e donne e li faceva mettere in prigione. 4Quelli però che erano stati dispersi andavano per il paese e diffondevano la parola di Dio.

  1. A) ”Stefano, pieno di grazia e potenza”

Narrata la costituzione dei Sette, Luca si  sofferma prevalentemente su Stefano, che nella lista figurava per primo con la nobile qualifica di”uomo pieno di fede e di Spirito Santo”.

Nel descrivere l’attività carismatica e taumaturgica del primo ”diacono” (“faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo”)  richiama esplicitamente il ministero di Gesù (“uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni”) e degli stessi Apostoli, presentati come operatori di ”prodigi e segni”. In tal modo Luca ha inteso creare una significativa continuità tra il ministero carismatico di Gesù e quello dei suoi discepoli  che agiscono nel suo ”nome”. Gesù e gli Apostoli, però, non hanno limitato la loro missione alle opere potenti, ma hanno annunciato la parola della salvezza.  Proprio la profonda unità tra ”segni” compiuti e ”parola” proclamata aveva manifestato Gesù come ”profeta potente in opere e parole” e aveva caratterizzato come ”profetico” il ministero apostolico. Ora, anche di Stefano,si afferma che era abile nei discorsi e persuasivo nelle argomentazioni , pronto a disputare con  gli ebrei provenienti dalla diaspora (dalla comunità ellenistica dalla quale egli stesso proveniva) e capace di tenere testa alle loro argomentazioni, al punto che essi “non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava”. Si realizzava così per Stefano quanto promesso dal Signore: ”Io vi darò lingua e sapienza a cui tutti i vostri avversari non potranno tener testa né controbattere”.

Sconfitti sul piano del dibattito, gli oppositori si organizzano per trascinare Stefano davanti al tribunale giudaico con l’intenzione di farlo condannare a morte. La loro iniziativa subdola e malvagia si dipana in fasi progressive: dapprima essi ”sobillarono”, spinsero  alcuni a mentire per interesse, poi ”sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi” ed infine ”gli piombarono addosso, lo catturarono e lo trascinarono davanti al sinedrio”. Con sapienti allusioni Luca modella la cattura e l’azione giudiziaria contro Stefano sulla passione di Gesù.

Le accuse rivolte a Stefano sono due, ripetute ben tre volte con poche varianti: ”Lo abbiamo udito pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio”; ”Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge” e ”Lo abbiamo udito dichiarare  che Gesù il Nazareno distruggerà questo luogo e sovvertirà i costumi tramandatici da Mosè”.

Attaccato dagli accusatori, Stefano sembra prendere la sua rivincita. Come nella sinagoga di Nazareth gli occhi di tutti ”erano fissi” su Gesù, così ora tutti i membri del sinedrio ”fissano lo sguardo” su Stefano e vedono ”il suo volto come quello di un angelo”, trasfigurato dal riflesso della gloria di Dio.

  1. B) ”Il discorso di Stefano”

Incastonato in una cornice ”processuale”, è il più lungo di tutto il libro. Stefano sostiene la libertà del Vangelo di fronte alla Legge e ai costumi (per questo è accusato di essere contro Mosè) e afferma pure la libertà di fronte al Tempio (e perciò è accusato di essere contro Dio). Ma questo conflitto tra Stefano e i giudei non è nuovo: era già presente nella serrata polemica evangelica circa l’osservanza del sabato, le regole del puro e dell’impuro, la separazione dei peccatori.

Luca, ancora una volta, sottolinea che le accuse rivolte a Stefano ripetono quelle contro Gesù. È la medesima storia che si ripete. Trascinato davanti alle autorità e  accusato da falsi testimoni, Stefano non pronuncia un’autodifesa, ma dà una lettura accurata della storia della salvezza .

“Somiglia più ad una omelia sinagogale giudaica che non a un discorso di difesa in un dibattito processuale” (R. Fabris).

Le idee più sottolineate? La vicenda di Abramo (7,1-8) mostra che la storia salvifica parte da una gratuita iniziativa divina e da un gesto di elezione, non da vincoli razziali. La presenza di Dio non è legata alla Palestina e al Tempio: ”Il Dio della gloria appare al nostro padre Abramo quando era ancora in Mesopotamia”. Ancora prima che ci fosse il Tempio era possibile il culto al vero Dio.

Già da queste prime battute si capisce l’intento di Stefano: relativizzare le strutture e le istituzioni giudaiche.

Nella storia di Giuseppe (7,9-16) si affaccia un altro motivo, che costituisce la seconda linea portante del discorso: da una parte, i fratelli che per gelosia e invidia tradiscono e vendono il fratello; dall’altra, l’intervento di Dio che lo libera e lo esalta, tramutando il tradimento in salvezza per il popolo. Non incomincia a intravedersi la vicenda di Gesù?

Ai tempi di Mosè (7,17-43) fu proprio il popolo ebraico a opporsi alla Legge. Mosè interviene per mettere pace, ma i suoi connazionali non comprendono e lo respingono, rifiutando il  suo ruolo di condottiero e salvatore. È ancora la storia di Gesù respinto dalla sua gente.

Nel deserto (7,44-49) i padri non avevano il Tempio, ma la tenda della testimonianza. E quando Salomone decise di edificare il tempio, Dio disse: ”Il cielo è il mio trono e la terra lo sgabello dei miei piedi”. Il Dio dell’universo non può essere rinchiuso in strutture umane, fossero pure sacre.

Evidentemente, non è col Tempio che Stefano se la prende, bensì con una certa concezione di Dio e di culto.

La conclusione è, a questo punto, molto chiara: la storia della salvezza impone di relativizzare la Palestina, il tempio e la Legge; ed è una storia segnata da continuo rifiuto, da ostinata opposizione allo Spirito. Il rifiuto di Gesù non è pertanto né isolato né inaspettato.  Durissima è la requisitoria finale di Stefano che assume gli accenti dei profeti classici: ”O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, così fate anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunziarono la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; voi che avete ricevuto la Legge per mano di angeli e non l’avete osservata”. (7,51-53).

  1. C) ”Il martirio di Stefano e la persecuzione della Chiesa di Gerusalemme” (7,54 – 8,4)

Il discorso di Stefano ha esasperato i  giudici, che ”fremono in cuor loro” e ”digrignano i denti”. Lo stesso Stefano percepisce che sta avvicinandosi la sua fine, ma non deflette, anche perché lo Spirito Santo apre  i suoi occhi sul mondo di Dio, e dice a voce alta quello che sta vedendo: ”Contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’Uomo che sta alla destra del Padre”, È la goccia che fa traboccare il vaso, perché equivale ad affermare che essi hanno ucciso il Messia. La reazione è immediata e unanime: ”Quelli gridando si turarono le orecchie… lo trascinarono fuori della città e lo lapidarono”. Il martirio di Stefano (forse un vero e proprio linciaggio popolare) è modellato sulla Passione di Gesù. Le due figure si sovrappongono.

Gesù fu  consolato nella sua agonia nel Getsemani da un angelo, Stefano è confortato da Gesù stesso. Come Gesù, anche Stefano raccomanda il  suo spirito. Con una variante : Gesù pregò il Padre, Stefano prega il Signore Gesù. Come Gesù, anche Stefano muore perdonando: Signore, non imputare loro questo peccato”.

Anche nel racconto della sepoltura notiamo degli evidenti parallelismi: della sepoltura di Gesù  si prese  cura quella ”persona buona e giusta” che era Giuseppe d’Arimatea, al quale si unì  Nicodemo, ”un capo dei giudei” e si resero presenti anche ”molte donne”; la sepoltura di Stefano fu curata da ”persone pie”, le quali fecero ”un grande lamento per lui”, benché la tradizione giudaica vietasse di farlo per chi fosse stato giustiziato, come Stefano, per motivi di bestemmia, eresia o idolatria. I paralleli che Luca ha riconosciuto tra Stefano e Gesù non sono un elegante  artificio letterario, vogliono anzi sottolineare il senso profondo della continuità tra il  Maestro e il discepolo, tra il  Signore e il seguace (C.M. Martini).

Tale continuità ha toccato il suo vertice nell’invocazione del perdono per i lapidatori.

Il martirio di Stefano offre a Luca l’opportunità di menzionare tre volte  Saulo (Paolo): dapprima ai suoi piedi vengono deposti i mantelli, poi è fra quelli che approvano l’assassinio, ed infine è l’accanito persecutore che mette a soqquadro la chiesa di Gerusalemme. Ma sarà, in seguito, proprio lui, Saulo-Paolo, conquistato da Cristo, l’animatore della missione che porterà a compimento la nuova linea di sviluppo della chiesa tra i pagani.

Gianni De Luca

Nasce in Abruzzo, a Tagliacozzo in provincia dell'Aquila. Dopo avere conseguito il diploma di ragioniere e perito commerciale, si trasferisce a Roma, dove, attualmente, vive e lavora. Laureatosi in Economia e Commercio lavora due anni in Revisione e Certificazione dei bilanci prima di iniziare a collaborare con uno Studio associato di Dottori Commercialisti della Capitale. Decide, ad un certo punto, di seguire la nuova via che gli si è aperta e, così, consegue prima il Magistero in Scienze Religiose presso l'Istituto Mater Ecclesiae e, poi, la Licenza in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università San Tommaso d'Aquino in Urbe "Angelicum". Attualmente lavora come Insegnante di Religione cattolica negli Istituti di Istruzione superiore di Roma. Appassionato di Sacra Scrittura, tiene conferenze, anima da circa 20 anni un incontro biblico, presso l'Istituto M. Zileri delle Orsoline Missionarie del Sacro Cuore in Roma, e da circa 10 la Lectio divina sulle letture della Domenica presso la Basilica parrocchiale di Sant'Andrea delle Fratte. Animatore del gruppo di preghiera "I 5 Sassi", è organizzatore di pellegrinaggi e ritiri spirituali.


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