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Atti degli Apostoli – L’evento di Damasco: Paolo, apostolo delle nuove frontiere
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Atti degli Apostoli – L’evento di Damasco: Paolo, apostolo delle nuove frontiere

Gianni De Luca
20 dicembre 2016


(9,1-19; cf 22,1-21 e 26,9-18)

La vocazione di Saulo

1Saulo frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote 2e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati. 3E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo 4e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». 5Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! 6Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». 7Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. 8Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, 9dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda.

10Ora c’era a Damasco un discepolo di nome Anania e il Signore in una visione gli disse: «Anania!». Rispose: «Eccomi, Signore!». 11E il Signore a lui: «Su, và sulla strada chiamata Diritta, e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco sta pregando, 12e ha visto in visione un uomo, di nome Anania, venire e imporgli le mani perché ricuperi la vista». 13Rispose Anania: «Signore, riguardo a quest’uomo ho udito da molti tutto il male che ha fatto ai tuoi fedeli in Gerusalemme. 14Inoltre ha l’autorizzazione dai sommi sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». 15Ma il Signore disse: «Và, perché egli è per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele; 16e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome». 17Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Saulo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale venivi, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo». 18E improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e ricuperò la vista; fu subito battezzato, 19poi prese cibo e le forze gli ritornarono.

  1. A) Paolo persecutore

Un terzo personaggio dopo Stefano e Filippo entra in scena: Paolo di Tarso. La sua  non  è una comparsa episodica circoscritta ad un momento dell’espansione cristiana, come quella dei primi due: è il protagonista  principale della nuova tappa storica che porterà il messaggio cristiano ai popoli pagani. Saulo (Paolo) compare per la prima volta negli Atti in occasione della lapidazione di Stefano (“era consenziente dell’uccisione di lui” si legge in  8,1),  poi diventa uno dei principali fautori della repressione  violenta contro i cristiani (“Saulo devastava  la chiesa e, entrando di casa in casa, arrestava uomini e donne, e li portava in prigione”si rimarca in 8,3), e all’inizio del Cap. 9 Luca annota ancora che Saulo era un implacabile persecutore dei cristiani  (“sempre fremente minaccia strage contro i discepoli del Signore… chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo”). È il fautore accanito della repressione contro i cristiani, il promotore di una campagna di inquisizione nelle colonie giudaiche  al di fuori della Palestina fra gli ebrei emigrati in Siria, il cui centro più importante era Damasco, la ”perla dell’oriente”, dove era presente un forte insediamento di giudei con proprie sinagoghe. Il persecutore, che si dirige verso questa città per reprimere senza pietà l’eresia cristiana, sarà trasformato nel testimone e missionario del vangelo di Gesù.

Per questo viene attribuita un’importanza eccezionale all’evento di Damasco, narrato negli  Atti  per ben tre volte: il primo racconto è in terza persona (racconto biografico),mentre il secondo e il terzo hanno un carattere autobiografico: il secondo è la difesa personale di Paolo davanti ai giudei di Gerusalemme, il terzo è un’apologia davanti al re Erode Agrippa.  Il confronto tra i brani è istruttivo: accanto ad un  fondo comune, si riscontrano differenze non prive di rilievo. L’episodio di Anania (ad esempio), riportato ampiamente nel primo racconto (9,10-19), è molto più breve nel secondo (22,12-16) e scompare completamente nel terzo.

Nel primo racconto è solo attraverso Anania che sappiamo che Paolo è chiamato a diventare missionario dei pagani (9,15). Nel secondo episodio la vocazione universale di Paolo è sottolineata due volte: una volta da Anania (“gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che avrai visto e udito”), e una volta da Gesù stesso, in una visione che l’Apostolo ebbe”mentre pregava nel tempio”: ”Va, perché io ti manderò lontano tra i pagani”. Nel terzo racconto, infine, è solo e direttamente Gesù che rivela a Paolo la sua missione. E non gliela rivela in una visione al tempio, come nel racconto precedente, ma nel dialogo dell’apparizione lungo la strada di Damasco: ”Su, alzati e rimettiti in piedi. Ti sono apparso per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparirò ancora. Ti libererò dal popolo e dai pagani, ai quali ti mando ad aprire gli occhi, perché passino dalle tenebre alla luce e dal potere di satana a Dio”.

Se la trama è comune e le idee matrici si ripropongono nei tre racconti, il primo è comunque più attento a fare di Paolo un apostolo, poiché, come i ”Dodici”, sarà pieno di Spirito Santo e destinato a soffrire per il nome di Gesù; il secondo lo presenta  come testimone  e  il terzo lo descrive soprattutto come profeta.

  1. B) L’iniziativa divina: apparizione sulla via di Damasco (9,3-9)

Ci soffermiamo sul primo racconto che presenta le caratteristiche tipiche delle apparizioni bibliche: la luce, la voce, la comparsa di una figura celeste e la reazione del destinatario della rivelazione.

Mediante una  sapiente organizzazione di questi elementi, Luca ottiene un effetto sicuro: rimarcare la potente iniziativa divina. La luce che all’improvviso avvolge Saulo  e la sua reazione (cade a terra) rientrano in questo schema. La novità degli Atti sta nel contenuto del dialogo che comincia col duplice appello: ”Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” Alla domanda di Saulo: ”Chi sei Signore?” segue l’autopresentazione, momento culminante di tutto il dialogo: ”Io sono quel Gesù che tu perseguiti”. Non deve sfuggirci la ripresa di  quel perseguiti nelle parole di Gesù, perché  esso segna il punto di innesto del processo che porta il feroce persecutore  a rovesciare il suo rapporto col Signore Risorto.

Colui che era partito da Gerusalemme per cercare i cristiani sotto la spinta di un esasperato fanatismo religioso si incontra inaspettatamente con il vero Protagonista dell’esperienza cristiana: Gesù crocifisso e risorto. Nella prospettiva ecclesiale di Luca il Gesù glorioso è solidale con i  suoi discepoli, e dove essi sono perseguitati è ancora il suo destino di perseguitato che si prolunga nella storia (cf. Lc 10,16 :Chi ascolta voi, ascolta me, chi disprezza voi disprezza me…).

Ma l’iniziativa del Risorto, che ferma e afferra Saulo sulla via di Damasco, non si limita a illuminarlo circa la sua identità di Messia glorioso solidale con i suoi seguaci, trasforma radicalmente la vita del persecutore, la cui  conversione coincide  con la vocazione ad apostolo. Contenuto e metodo di questa nuova missione, però, saranno scoperti da Paolo dentro la Chiesa,nella comunità cristiana di Damasco.

Così Luca offre due importanti messaggi: da una parte mostra che l’attività missionaria di Paolo ha origine da Gesù Risorto, ma si realizza nella continuità storica con la Chiesa; dall’altra,mette in evidenza la straordinaria azione di Dio: colui che cercava i cristiani a Damasco per costringerli a ripudiare il Messia Gesù, deve ora  cercarli per farsi guidare nella nuova via al seguito del Signore Risorto.

Il commento plastico a questo dialogo teologico, che fa emergere la forza irresistibile della grazia divina, è la reazione dei compagni di viaggio: essi rimangono attoniti, testimoni muti della rivelazione di cui è destinatario solo Paolo: sentono la voce, ma non vedono nessuno. Ancora più forte è l’effetto della teofania divina su Paolo, che non solo  è caduto a terra, ma rimane pure accecato dalla potente luce che lo ha avvolto. È significativa questa cecità di colui che ha visto lo splendore  divino sul  volto di Gesù. La illuminazione della fede coinciderà per Paolo con il suo cammino catecumenale che si concluderà col Battesimo e il dono dello Spirito. Allora i suoi occhi si apriranno alla luce. L’ultima sequenza di questo racconto di rara suggestione spirituale riferisce che Paolo, rialzatosi da terra, viene condotto a Damasco dai suoi compagni di viaggio. Chi doveva entrare in quella città da inquisitore sicuro e  persecutore spietato, dev’essere guidato per mano come un cieco che non sa muoversi. A Damasco Paolo rimane per  tre giorni senza mangiare e bere. È una esperienza di morte, di rottura radicale con il suo passato. L’esperienza cristiana per Paolo sarà come una rinascita, una vera risurrezione spirituale.

  1. C) Paolo entra nella Chiesa : la visione di Anania (9,10-19)

Chi guida l’intera vicenda del persecutore convertito fin nei minimi dettagli è, dunque, l’iniziativa gratuita e potente di Dio. L’intrecciarsi  delle apparizioni e delle visioni in questo brano non lascia dubbi: l’unica causa del cambiamento di Paolo, dall’inizio alla fine, è l’azione di Dio. La doppia visione che ha come destinatari prima Anania e poi Paolo ha come scopo di farli incontrare superando le resistenze e le paure del responsabile della comunità cristiana di Damasco. Per bocca di Anania siamo invitati ancora una volta a riflettere sul cambiamento eccezionale di Saulo: quello che era incaricato di ricercare e arrestare i  cristiani di Damasco, proprio lui è scelto da Dio per essere testimone autorevole di Gesù tra i giudei e in mezzo ai pagani. Egli che doveva perseguitare coloro che invocano il nome di Gesù, lui dovrà affrontare la persecuzione a causa dello stesso Nome.

Per esplicito comando del Signore, Anania si reca nella strada chiamata ”diritta”, cerca, nella casa di Giuda,  Paolo di Tarso  che sta pregando e digiunando, gli  impone le mani  donandogli lo Spirito e la vista e  gli conferisce il Battesimo.

  1. D) Riflessioni conclusive.

Non possiamo dimenticare che, meditando l’”evento di Damasco”, siamo davanti all’avvenimento più importante della vita di Paolo e, dopo la risurrezione di Gesù, all’episodio che ha maggiormente influito sulla storia del cristianesimo primitivo. Il racconto permette di ripercorrere le tappe di un’esaltante esperienza spirituale e invita a riflettere sulla potente azione della Grazia divina.

“Paolo però non rappresenta un caso unico; la sua storia ha un valore paradigmatico per tutta l’umanità. La sua conversione dal fariseismo a Cristo e dal codice del dovuto a quello del gratuito è la possibilità estrema offerta ad ogni uomo perché possa essere veramente nel giusto… Per concludere, siamo lontanissimi dal clichè della conversione intesa moralisticamente. Paolo non era un peccatore penitente che ha ritrovato i sentieri del bene, dopo aver percorso quelli del male. Tanto meno un agnostico giunto ad accettare Dio e una visione religiosa della realtà. La sua, se proprio di conversione si vuol parlare, è stata la conversione a Cristo, scoperto con gli occhi della fede come chiave di volta del destino umano” (G. Barbaglio). L’evento di Damasco è la Pasqua di Paolo.

Gianni De Luca

Nasce in Abruzzo, a Tagliacozzo in provincia dell’Aquila. Dopo avere conseguito il diploma di ragioniere e perito commerciale, si trasferisce a Roma, dove, attualmente, vive e lavora.
Laureatosi in Economia e Commercio lavora due anni in Revisione e Certificazione dei bilanci prima di iniziare a collaborare con uno Studio associato di Dottori Commercialisti della Capitale.
Decide, ad un certo punto, di seguire la nuova via che gli si è aperta e, così, consegue prima il Magistero in Scienze Religiose presso l’Istituto Mater Ecclesiae e, poi, la Licenza in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino in Urbe “Angelicum”.
Attualmente lavora come Insegnante di Religione cattolica negli Istituti di Istruzione superiore di Roma.
Appassionato di Sacra Scrittura, tiene conferenze, anima da circa 20 anni un incontro biblico, presso l’Istituto M. Zileri delle Orsoline Missionarie del Sacro Cuore in Roma, e da circa 10 la Lectio divina sulle letture della Domenica presso la Basilica parrocchiale di Sant’Andrea delle Fratte. Animatore del gruppo di preghiera “I 5 Sassi”, è organizzatore di pellegrinaggi e ritiri spirituali.


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