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Francesco all’Udienza: «Lottare e lamentarsi con Dio è un modo per pregare»
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Francesco all’Udienza: «Lottare e lamentarsi con Dio è un modo per pregare»

Salvatore Tropea
28 dicembre 2016

Il rapporto di un cristiano con Dio può essere anche di contrasto e lamentele, poiché Dio, da buon Padre qual è, comprende l’insistenza dei figli, e alla fine non delude. È stato questo il tema centrale della catechesi dell’Udienza Generale di oggi di Papa Francesco. Bergoglio, proseguendo il ciclo dedicato alla speranza, ha preso spunto dal brano del libro della Genesi su Abramo e sulla promessa di Dio di dargli una numerosa discendenza.

La speranza cristiana, ha detto Francesco, «rende capaci di sognare ciò che non è neppure immaginabile e ci fa andare avanti nella vita», nonostante non dia immediatamente certezze. Allo stesso modo di come spesso capita quotidianamente a noi, per Abramo arriva il momento dello sconforto quando il figlio tanto desiderato non arriva; ma la sua storia insegna che «lamentarsi col Signore è un modo di pregare».

Francesco cita san Paolo, che nella Lettera ai Romani ricorda la vicenda di Abramo per sottolineare come egli «credette nonostante non ci fosse nessun tipo di speranza umana e razionale». Questa speranza cristiana – ha detto il Pontefice – è la capacità di andare al di là della saggezza e della prudenza del mondo, di ciò che è ritenuto buonsenso, «per credere nell’impossibile».

Papa Francesco ha però poi voluto spiegare che avere speranza non significa automaticamente essere al sicuro da ogni dubbio e perplessità. Questo perché «avere Fede – ha commentato Bergoglio – significa anche lottare con Dio, mostrargli la nostra amarezza senza pie finzioni. Questo vuol dire avere coraggio» nel rapporto con Dio Padre, poiché Egli capisce e comprende. Per credere è necessario saper vedere con gli occhi della fede, ha osservato il Papa a conclusione della sua catechesi. «Le stelle per Abramo devono diventare il segno della fedeltà di Dio e se anche a noi rimane come unica possibilità quella di guardare le stelle, allora è tempo di fidarci di Dio. Non c’è cosa più bella: la speranza non delude».

Dopo la catechesi un piccolo siparietto tra il Santo Padre e alcuni artisti del Golden Circus di Liana Orfei, che si sono esibiti al termine dell’Udienza.

Salvatore Tropea

Classe 1992, Calabrese, dopo aver conseguito la maturità scientifica nel suo paese (Gioiosa Ionica, in provincia di Reggio Calabria), consegue la laurea in Scienze della Comunicazione, percorso “Giornalismo, Uffici Stampa e Relazioni Pubbliche”, presso la Libera Università Maria SS. Assunta – LUMSA di Roma. Collabora da diversi anni con il mensile locale “L’Eco del Chiaro” e con il giornale studentesco della Pontificia Università Lateranense. Appassionato a livello dilettantistico di Fotografia, ha partecipato, con questo incarico, al First International Meeting of Young Catholics for Social Justice che si è svolto dal 20 al 24 Marzo 2013 a Roma e fa parte del Board dell’Osservatorio Internazionale dei Giovani Cattolici. Da diversi anni svolge servizio di volontariato a Lourdes con l’associazione scoutistica OPFB-onlus, di cui è stato responsabile nella pattuglia/staff nazionale per Foto e Video e ne cura l’aspetto social, ed è segretario del Leo Club Roma Urbe, con il quale si impegna nel sociale con varie attività di volontariato e raccolta fondi. Attualmente - dopo aver frequentato il Master di I livello in Digital Journalism presso la Pontificia Università Lateranense, con il quale ha svolto due mesi di stage presso la redazione italiana di Radio Vaticana - frequenta il Master in Giornalismo della Lumsa di Roma. Da aprile 2017 sta svolgendo uno stage di tre mesi presso Il Venerdì di Repubblica. @tropea92


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