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Solennita’ di Maria Santissima Madre di Dio
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Solennita’ di Maria Santissima Madre di Dio

Gianni De Luca
1 gennaio 2017

Letture: Nm 6, 22-27; dal Sal 66; Gal 4, 4-7; Lc 2, 16-21

La benevolenza di Dio sul nuovo anno

Il tempo… l’inizio di un nuovo anno solare può essere sempre occasione per leggere e rileggere il valore del tempo… il tempo è il grande “contenitore” di tutto ciò che siamo; se ci pensiamo la nostra stessa vita, la vita di ogni uomo, è racchiusa tra due indicazioni di tempo, una nascita ed una morte; il “frattempo” tra queste due date è la vita di ciascuno, e l’intreccio dei nostri tempi personali crea la grande storia dell’umanità, anche in questo nostro oggi. Tutti quelli che sono i viventi interagiscono e “creano” il sapore, il colore, la bellezza, la bruttezza, la luce o le tenebre di ogni oggi!

La data, in fondo convenzionale, del primo di gennaio ci porta a riflettere su un altro tratto di questo tempo, comune e personale, che è trascorso, e di quel tratto di tempo che nuovamente si apre dinanzi a noi. Un tempo che ci è donato perché sia “sensato”, perché sia, cioè, gustato come tempo in cui siano intrecciate relazioni veramente umane, in cui accogliersi, in cui anche dire parole critiche su ciò che imbarbarisce e disumanizza, in cui dire parole di edificazione di un mondo realmente più umano…dire parole e compiere atti umani ed umanizzanti…

Il tempo è lo scorrere dei giorni; è il “kronos che tutto divora; è lo scorrere inesorabile della sabbia nella clessidra; è il girare dei giorni del calendario che più non tornano indietro … è quel correre che ci avvicina sempre più a quella seconda data che conclude la nostra vita…il tempo è anche questo “kronos” inesorabile. La rivelazione, però, ci annunzia una cosa sorprendente: il “kronos” è abitato da Dio, da un Dio che si è voluto far presente nello scorrere del tempo, trasformando così il “kronos” in luogo di grazia, in “kairòs”, in occasione di vita, di pienezza, di bellezza, di senso.

La prima lettura di oggi è una pagina del Libro dei Numeri che contiene la cosiddetta Benedizione di Aronne, la benedizione sacerdotale che il Signore consegna a Mosè per il popolo. Benedire non è un atto scaramantico per una generica protezione, benedire non è un atto teso a rassicurare che tutto vada bene; la benedizione è proclamazione di presenza e promessa certa di presenza. Il Signore dice a Mosè che Aronne ed i suoi figli dovranno “porre il Nome sugli israeliti”: infatti la formula di benedizione contiene la triplice ripetizione del Nome di Dio sul popolo; il Nome che assicura la presenza (JHWH cioè COLUI CHE C’E’) è pronunziato tre volte sul popolo donando protezione, luce e sorriso di Dio (è il senso del far brillare il Volto), e quindi amicizia ed amore paterno da parte di Dio. Una presenza che approda al dono dei doni, che è lo shalom, la pace; una presenza capace di trasformare la storia del popolo, una presenza che dona al tempo del popolo di Dio il sapore ed il profumo di Dio!

Il Vangelo ci dice che la benedizione di Dio, la sua presenza, si è fatta carne in Gesù; è Lui la presenza che salva, è Lui la presenza che dona luce, senso, pace … È Lui la possibilità di una nuova umanità.

Lo stesso nome del Figlio di Maria contiene una benedizione; è nome che proviene dall’alto (gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito…), è un nome che promette salvezza (Jeshùa, cioè “JHWH salva”). Il nome che salva è imposto al Bambino nell’ora della sua circoncisione, nell’ora in cui quel Bambino santissimo è inserito nell’Alleanza per cui il Figlio di Dio, il Figlio di Maria è per sempre figlio della Promessa, figlio del Popolo santo di Israele, e perciò può esserne compimento; e, dunque, può essere Figlio di Davide, Messia e Salvatore! In Gesù si adempiono tutte le promesse della Prima Alleanza, e la sua circoncisione è di capitale importanza per questa storia di fedeltà di Dio!

Il tempo degli uomini è riempito da Dio e dalla sua presenza che salva … il Figlio, entrato nella storia, nel tempo, santifica definitivamente il tempo, ne fa luogo santo; tutta la storia è santificata dallo scorrere in essa dei giorni di Gesù di Nazareth…il suo kronos fa diventare kairòs tutta la storia…luogo in cui davvero è possibile incontrare Dio. Il suo aver respirato l’aria del mondo ha fatto per sempre del kronos un kairòs: ora tocca a noi cogliere questa grazia e annunziarla, ora tocca a noi fare la nostra parte nello scorrere della storia.

Ma, quale è questa nostra parte?

Cosa chiedere per noi al Signore all’inizio di questo nuovo anno?

Il Vangelo di oggi ci presenta Maria come modello del discepolato: il discepolo, in fondo, è colui che ha colto il kairòs e fa dunque del suo tempo un tempo di Dio.

Il Vangelo si è aperto con i pastori che, incredibilmente, annunciano il Vangelo alla Madre di Dio e a quanti sono lì presso la mangiatoia. I pastori, per Luca, sono i primi evangelizzatori, i primi che, tra gli uomini, portano la buona notizia di Gesù.

E Maria cosa fa? Conserva tutte le parole che le sono state annunziate: il verbo greco è “suntéreo”, che sottolinea la cura con cui Maria conserva dentro di sé quelle parole, non perde nulla, non muta nulla. È, inoltre, una custodia costante, prolungata, che durerà tutta la sua vita; Luca, infatti, usa per questo verbo il perfetto greco che esprime il prolungarsi, la continuità di un’azione; la vita di Maria diviene un custodire la parola, la vita del discepolo nella storia, nel tempo, è allora un custodire la parola che ha ricevuto, un custodire senza perderne pezzi per strada, senza mutamenti, senza addolcimenti o accomodamenti. Così il kronos diviene kairòs: riempiendo il kronos di questa cura che rende presente ed operante la Parola nella vita del discepolo, la Parola stessa diviene benedizione, presenza.

Il Vangelo però ci dice che questa custodia non è un atteggiamento passivo, quasi un sotterrare la parola perché non venga rubata, mutata, dimenticata … no! Maria fa anche un’altra cosa, scrive Luca: al custodire, l’evangelista aggiunge un participio “sunballuousa”; Maria cioè custodisce “meditante”.

Il verbo “sunbàllein” significa precisamente “confrontare”, “comparare”, “mettere assieme”: insomma Maria collega, confronta, mette assieme le parole che ha ascoltate e che custodisce. Maria è discepola fedele che custodisce la Parola, ma che anche fa crescere in sé la Parola cogliendone le profondità e le implicanze, cogliendone l’ampiezza e comprendendo la direzione che quella Parola prende nella sua vita e nella storia tutta. Pensiamoci: Maria ascolta parole di grandezza dai pastori, e ne aveva ascoltate anche da Gabriele!, circa quel Figlio, ma ora lo vede piccolo, fragile, deposto nella greppia ed avvolto in fasce; Maria deve mettere assieme grandezza e piccolezza, povertà e gloria di Dio

Maria è discepola che deve far entrare nella storia l’incredibile paradosso cristiano, quel paradosso che giungerà a proclamare che un crocefisso dà senso a tutta la storia del mondo, e trasforma per sempre il kronos in kairòs.

Per questo anno che inizia dobbiamo chiedere al Signore la vera capacità di accogliere la benedizione che è Gesù, custodendo le sue Parole, facendole vivere e crescere nel nostro profondo.

Così questo anno 2017 diverrà anno di grazia!


Illumina i tuoi figli di San Giovanni Paolo II 

Maria, Madre del Redentore e Madre nostra,
porta del cielo e stella del mare,
soccorri il tuo popolo, che cade, ma che pur anela a risorgere!
Vieni in aiuto alla Chiesa,

illumina i tuoi figli devoti, fortifica i fedeli sparsi nel mondo,

chiama i lontani, converti chi vive prigioniero del male!
E Tu, Spirito Santo,
sii per tutti riposo nella fatica, riparo nell’arsura, conforto nel pianto,
sollievo nel dolore, speranza della gloria.

Così sia!

Gianni De Luca

Nasce in Abruzzo, a Tagliacozzo in provincia dell'Aquila. Dopo avere conseguito il diploma di ragioniere e perito commerciale, si trasferisce a Roma, dove, attualmente, vive e lavora. Laureatosi in Economia e Commercio lavora due anni in Revisione e Certificazione dei bilanci prima di iniziare a collaborare con uno Studio associato di Dottori Commercialisti della Capitale. Decide, ad un certo punto, di seguire la nuova via che gli si è aperta e, così, consegue prima il Magistero in Scienze Religiose presso l'Istituto Mater Ecclesiae e, poi, la Licenza in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università San Tommaso d'Aquino in Urbe "Angelicum". Attualmente lavora come Insegnante di Religione cattolica negli Istituti di Istruzione superiore di Roma. Appassionato di Sacra Scrittura, tiene conferenze, anima da circa 20 anni un incontro biblico, presso l'Istituto M. Zileri delle Orsoline Missionarie del Sacro Cuore in Roma, e da circa 10 la Lectio divina sulle letture della Domenica presso la Basilica parrocchiale di Sant'Andrea delle Fratte. Animatore del gruppo di preghiera "I 5 Sassi", è organizzatore di pellegrinaggi e ritiri spirituali.


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