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Solennità dell’Epifania del Signore
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Solennità dell’Epifania del Signore

Gianni De Luca
6 gennaio 2017

LETTURE: Is 60,1-6; dal Sal 71; Ef 3,2-3a.5-6; Mt 2,1-12

A Natale abbiamo assistito alla scena della nascita del Signore in un luogo umile e semplice, che la tradizione del presepe fissa nell’immagine di una stalla. Dio che si fa uomo sceglie di nascere in un luogo dove manca tutto, circondato da gente semplice e umile: una giovanetta, Maria, il suo sposo titubante, alcuni pastori. Egli non si impone, ed anzi pochi si accorgono di lui. Eppure Gesù non fa nulla per nascondersi.

In Lui Dio raggiunge il punto più alto della sua manifestazione facendosi visibile e udibile da ogni uomo. Entra nella storia come uno di noi, è accessibile e raggiungibile da tutti coloro che lo vogliono. Eppure solo alcuni si muovono per cercarlo, e lo trovano: i pastori e i magi che venivano dall’oriente.

Il racconto del Vangelo di Matteo che ascoltiamo oggi ci fa vedere come i segni della nascita di Gesù fossero noti. Si sapeva il luogo, Betlemme, e i Magi rendono noto a tutta Gerusalemme che hanno visto la sua stella indicare l’ora della sua nascita.

Ma, a chi interessa tutto ciò? I capi dei sacerdoti e gli scribi, cioè coloro che conoscevano meglio la Scrittura, lo sapevano, ed anche Erode è messo al corrente. Eppure nessuno di loro reputa necessario andare a vedere di persona il fatto straordinario che è avvenuto. Non ne sentono il bisogno. I pastori e i magi sono gli unici che sentono il bisogno di muoversi dal loro posto abituale, le stalle o il lontano Oriente, per andare a incontrare il Signore. Non importa la lunghezza del viaggio, ci dice oggi il Vangelo, non importa nemmeno la classe sociale, fosse quella degli ultimi, come nel caso dei pastori, o quella di stirpe regale, come nel caso dei magi, quello che conta è il desiderio di trovare il Signore che nasce, che spinge ad uscire e incamminarsi.

Entrambi vengono dal buio e scorgono una luce che li attira e li fa andare verso il Signore. Ma cosa è questo buio?

Ogni epoca, ci dice il profeta Isaia, ha la sua oscurità: “la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli”. È come una condizione intrinseca dell’umanità, la quale resta avvolta nel buio finché non incontra la luce che è venuto a portare il Signore Gesù: “rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te” prosegue infatti il profeta.

Ma, chi se ne accorge? Il buio è sì, certamente, quello dei grandi drammi dell’umanità, come quello della guerra e del terrorismo che distruggono ogni vita con cieca assurdità, o quello della miseria estrema dei popoli della fame o di quelli in condizioni di oppressione e povertà, o quello di coloro che sentono più duramente il peso della crisi economica attuale. Ma oltre a questo buio, che potremmo definire “esterno”, ciascuno di noi si porta dentro squarci di buio che sono la parte della nostra umanità che ancora non ha incontrato la luce del Vangelo.

Non basta infatti averlo sentito, conoscerlo, ma, perché il buio della nostra umanità sia vinto, c’è bisogno che facciamo entrare il Signore ad illuminarla tutta, cioè a rivelare come siamo fatti veramente, alla luce dell’umanità vera e buona del Signore Gesù che la mostra così come è, ancora tanto egoista, poco generosa, insensibile e violenta.

C’è bisogno che il Vangelo illumini i nostri giudizi sugli altri, ancora così poco misericordiosi; che dissipi il buio delle nostre paure di aprirci, di accogliere, di andare incontro all’altro, specie chi è più diverso; che porti alla luce i pregiudizi, le abitudini, i pensieri pigri e ripetitivi su sé e sugli altri. Se facciamo entrare la luce del Vangelo tutto ciò diviene visibile e possiamo vincerlo col calore e la luminosità dell’amore del Signore.

Guardiamo allora dentro di noi, accettiamo di scorgere gli angoli bui, quelli che ancora non abbiamo voluto che il Vangelo illuminasse. Noi spesso li temiamo e vogliamo nasconderli, come qualcosa di cui far finta che non esista, ma a che serve? Viene la luce che vince le tenebre, affidiamo al calore e alla luminosità del Signore che nasce per incontrarci di dissipare ogni angolo buio.

Sentiamo anche noi, come i pastori e come i magi, il bisogno di uscire e incamminarci verso di lui! Erode ha paura di scoprire il lato buio della sua umanità, quella violenza e arroganza che lo ha portato a uccidere Giovanni, uomo che pure stimava, per il capriccio della sua dissolutezza, e non cerca l’incontro con il Signore, ma anzi, vuole eliminarlo.

Ma, anche i religiosissimi capi dei sacerdoti e gli scribi non sentono di aver bisogno della luce, hanno già chiaro come vanno le cose, già sanno e conoscono tutto.

Solo i pastori e i magi sentono il bisogno di far luce dentro di loro, e solo loro, per questo motivo, incontrano Gesù. Entrambi, scrutando il cielo, vedono una luce che li guida. Questa luce che guida al Signore è la speranza che tutto può cambiare; è lei che permette agli uomini di uscire e camminare, nonostante tutto, il buio, il freddo, la distanza, la paura. Sì, il Vangelo ci dona la speranza che non è detta l’ultima parola su di sé, sul mondo, sulle situazioni, anche quelle che sembrano senza uscita. Quella speranza è la stella che ci guida ad incontrare Gesù, perché da lui solo possiamo trarre la forza per cambiare veramente e profondamente la realtà, ogni realtà.

Seguiamo anche noi la stella che è la speranza fiduciosa che tutto può cambiare, a partire da me stesso, troveremo la strada illuminata dalla Parola del Vangelo, il cammino spianato dalla testimonianza e dalle parole dei fratelli che ci hanno preceduto e incontreremo il Signore che ci illumina e ci scalda il cuore.

 

O Dio vivo e vero, 

che hai svelato l’incarnazione del tuo Verbo 

con l’apparizione di una stella

 e hai condotto i Magi ad adorarlo 

e a portargli generosi doni, 

fa’ che la stella della giustizia 

non tramonti nel cielo delle nostre anime, 

e il tesoro da offrirti consista 

nella testimonianza della vita. 

Amen.

Gianni De Luca

Nasce in Abruzzo, a Tagliacozzo in provincia dell’Aquila. Dopo avere conseguito il diploma di ragioniere e perito commerciale, si trasferisce a Roma, dove, attualmente, vive e lavora.
Laureatosi in Economia e Commercio lavora due anni in Revisione e Certificazione dei bilanci prima di iniziare a collaborare con uno Studio associato di Dottori Commercialisti della Capitale.
Decide, ad un certo punto, di seguire la nuova via che gli si è aperta e, così, consegue prima il Magistero in Scienze Religiose presso l’Istituto Mater Ecclesiae e, poi, la Licenza in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino in Urbe “Angelicum”.
Attualmente lavora come Insegnante di Religione cattolica negli Istituti di Istruzione superiore di Roma.
Appassionato di Sacra Scrittura, tiene conferenze, anima da circa 20 anni un incontro biblico, presso l’Istituto M. Zileri delle Orsoline Missionarie del Sacro Cuore in Roma, e da circa 10 la Lectio divina sulle letture della Domenica presso la Basilica parrocchiale di Sant’Andrea delle Fratte. Animatore del gruppo di preghiera “I 5 Sassi”, è organizzatore di pellegrinaggi e ritiri spirituali.


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