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Atti degli Apostoli – La comunità di Antiochia e il Concilio di Gerusalemme
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Atti degli Apostoli – La comunità di Antiochia e il Concilio di Gerusalemme

Gianni De Luca
25 gennaio 2017

LETTURA DEL TESTO (At 11,19-26; 15, 1-35): Dagli Atti degli Apostoli

Fondazione della chiesa di Antiochia At 11, 19-26:

19Intanto quelli che erano stati dispersi dopo la persecuzione scoppiata al tempo di Stefano, erano arrivati fin nella Fenicia, a Cipro e ad Antiochia e non predicavano la parola a nessuno fuorchè ai Giudei. 20Ma alcuni fra loro, cittadini di Cipro e di Cirène, giunti ad Antiochia, cominciarono a parlare anche ai Greci, predicando la buona novella del Signore Gesù. 21E la mano del Signore era con loro e così un gran numero credette e si convertì al Signore. 22La notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, la quale mandò Barnaba ad Antiochia.

23Quando questi giunse e vide la grazia del Signore, si rallegrò e, 24da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede, esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore. E una folla considerevole fu condotta al Signore. 25Barnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo e trovatolo lo condusse ad Antiochia. 26Rimasero insieme un anno intero in quella comunità e istruirono molta gente; ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani.

Controversia ad Antiochia, At 15:

1Ora alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli questa dottrina: «Se non vi fate circoncidere secondo l’uso di Mosè, non potete esser salvi».

2Poiché Paolo e Barnaba si opponevano risolutamente e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Barnaba e alcuni altri di loro andassero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. 3Essi dunque, scortati per un tratto dalla comunità, attraversarono la Fenicia e la Samaria raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli. 4Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono tutto ciò che Dio aveva compiuto per mezzo loro.

Controversia a Gerusalemme:

5Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: è necessario circonciderli e ordinar loro di osservare la legge di Mosè.

6Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema. 7Dopo lunga discussione, Pietro si alzò e disse:

Il discorso di Pietro:

«Fratelli, voi sapete che già da molto tempo Dio ha fatto una scelta fra voi, perché i pagani ascoltassero per bocca mia la parola del vangelo e venissero alla fede. 8E Dio, che conosce i cuori, ha reso testimonianza in loro favore concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi; 9e non ha fatto nessuna discriminazione tra noi e loro, purificandone i cuori con la fede. 10Or dunque, perché continuate a tentare Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri, né noi siamo stati in grado di portare? 11Noi crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati e nello stesso modo anche loro».

12Tutta l’assemblea tacque e stettero ad ascoltare Barnaba e Paolo che riferivano quanti miracoli e prodigi Dio aveva compiuto tra i pagani per mezzo loro.

Il discorso di Giacomo:

13Quand’essi ebbero finito di parlare, Giacomo aggiunse: 14«Fratelli, ascoltatemi. Simone ha riferito come fin da principio Dio ha voluto scegliere tra i pagani un popolo per consacrarlo al suo nome. 15Con questo si accordano le parole dei profeti, come sta scritto:

16Dopo queste cose ritornerò e riedificherò la tenda di Davide che era caduta; ne riparerò le rovine e la rialzerò, 17perché anche gli altri uomini cerchino il Signore e tutte le genti sulle quali è stato invocato il mio nome, 18dice il Signore che fa queste cose da lui conosciute dall’eternità.

19Per questo io ritengo che non si debba importunare quelli che si convertono a Dio tra i pagani, 20ma solo si ordini loro di astenersi dalle sozzure degli idoli, dalla impudicizia, dagli animali soffocati e dal sangue. 21Mosè infatti, fin dai tempi antichi, ha chi lo predica in ogni città, poiché viene letto ogni sabato nelle sinagoghe».

La lettera apostolica:

22Allora gli apostoli, gli anziani e tutta la Chiesa decisero di eleggere alcuni di loro e di inviarli ad Antiochia insieme a Paolo e Barnaba: Giuda chiamato Barsabba e Sila, uomini tenuti in grande considerazione tra i fratelli. 23E consegnarono loro la seguente lettera: «Gli apostoli e gli anziani ai fratelli di Antiochia, di Siria e di Cilicia che provengono dai pagani, salute! 24Abbiamo saputo che alcuni da parte nostra, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con i loro discorsi sconvolgendo i vostri animi. 25Abbiamo perciò deciso tutti d’accordo di eleggere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Barnaba e Paolo, 26uomini che hanno votato la loro vita al nome del nostro Signore Gesù Cristo. 27Abbiamo mandato dunque Giuda e Sila, che vi riferiranno anch’essi queste stesse cose a voce. 28Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi, di non imporvi nessun altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: 29astenervi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla impudicizia. Farete cosa buona perciò a guardarvi da queste cose. State bene».

I delegati ad Antiochia:

30Essi allora, congedatisi, discesero ad Antiochia e riunita la comunità consegnarono la lettera. 31Quando l’ebbero letta, si rallegrarono per l’incoraggiamento che infondeva. 32Giuda e Sila, essendo anch’essi profeti, parlarono molto per incoraggiare i fratelli e li fortificarono. 33Dopo un certo tempo furono congedati con auguri di pace dai fratelli, per tornare da quelli che li avevano inviati. 34. 35Paolo invece e Barnaba rimasero ad Antiochia, insegnando e annunziando, insieme a molti altri, la parola del Signore.

  1. A) La comunità di Antiochia.

Ai tempi del Nuovo Testamento, Antiochia, capitale della provincia romana di Siria, contava circa trecentomila abitanti. Sorgeva sulle sponde dell’Oronte, fiume navigabile, e si vantava del suo porto, Seleucia, da dove Paolo partì per il suo primo viaggio missionario (At 13,4). Entrò nell’orbita della storia cristiana in occasione della prima persecuzione, quella che fece seguito al martirio di Stefano, intorno all’anno 37.

Vi risiedeva una forte comunità giudaica. Luca annota che qui per la prima volta i credenti ricevettero il nome di “cristiani”. Questo indica che i cristiani erano riconosciuti nell’ambiente come un gruppo autonomo, distinto sia dai pagani che dai giudei, e che ciò che li qualificava era la loro fede in Cristo morto e risorto.

In questa comunità si riscontrano tutti gli aspetti sostanziali della Chiesa madre di Gerusalemme: la fede in Gesù Signore, il Battesimo, il culto, e anche, fatto assai rilevante, l’Antico Testamento, considerato il libro di tutti i cristiani, non solo di quelli provenienti dal mondo ebraico.

Infatti ”alcuni cittadini di Cipro e di Cirene, giunti ad Antiochia, cominciarono a parlare anche ai greci, predicando la buona novella del Signore Gesù. E la mano del Signore era con loro e così un gran numero credette e si convertì al Signore” (vv. 20-21).

Questo successo vasto, imprevisto e inaspettato, sorprese la Chiesa di Gerusalemme, la quale ritenne di dover verificare l’obiettività della ”notizia giunta ai suoi orecchi” inviando Barnaba ad Antiochia.

“Quando questi giunse e vide la grazia del Signore, si rallegrò e da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede, esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore” (vv. 23-24).

Nel contempo Barnaba si rese conto che la sua ”esortazione” sarebbe risultata più efficace se la fede dei  credenti, i quali non possedevano il retroterra culturale di coloro che provenivano dall’ebraismo, fosse stata supportata da una base biblica e da un approfondimento teologico. Per questo motivo ”partì alla volta di Tarso per cercare Paolo: lo trovò e lo condusse ad Antiochia. Rimasero insieme un anno intero in quella comunità e istruirono molta gente”.

Facendo seguire all’annuncio kerigmatico l’approfondimento catechistico, questi apostoli costituirono ad Antiochia di Siria una comunità cristiana che non soltanto era la prima al di fuori della Palestina, ma anche la più vivace, ben attrezzata culturalmente e dotata dallo Spirito Santo dei doni della profezia (v.27), delle guarigioni e di una grande tensione missionaria.

Da Antiochia, infatti, partì la prima missione affidata a Paolo e Barnaba, diretta alle regioni meridionali della Penisola Anatolica (vedi i cap.13 e 14), e sempre da Antiochia prenderà il via il secondo viaggio missionario di Paolo.

Questo forte slancio missionario non fu un fatto privato, ma scaturì dall’intera comunità, che aveva brillantemente superato il divario fra giudaismo e paganesimo e si sentiva spronata dallo Spirito Santo all’universalità (cf 13,1-13).

  1. B) La controversia con Gerusalemme (15,1-5)

La caratteristica più interessante della chiesa di Antiochia, un dato carico di tensione ma anche portatore di novità, era quella di essere una comunità mista, composta da ebrei e pagani che si erano convertiti alla fede cristiana. Ai pagani veniva annunciato il Vangelo senza pretendere la loro circoncisione e gli stessi giudeo-cristiani sedevano a mensa con i pagano-cristiani, superando in tal modo le leggi giudaiche dell’impurità. Questa comunione fra i due gruppi cristiani mostrava chiaramente come la chiesa antiochena aveva compreso che la legge non era più mediatrice di salvezza, ma solo Cristo era ed è l’unico salvatore.  Un gruppo di cristiani di Gerusalemme, però, non la pensava allo stesso modo: riteneva che la legge di Mosè, espressione dell’alleanza di Dio con il popolo, avesse un ruolo perenne, e che la prassi liberale instaurata nella comunità antiochena avrebbe creato un grave ostacolo alla espansione evangelica in ambiente giudaico.

“Ne nacque un conflitto e una discussione vivace tra Paolo e Barnaba da una parte e questi tali dall’altra” (v. 2). Fu presa allora la decisione di inviare Paolo e Barnaba e alcuni altri a Gerusalemme per consultare gli apostoli. Giunti in città, alla presenza degli apostoli, degli anziani e della Chiesa, Paolo e Barnaba raccontarono la loro missione: ”tutto ciò che Dio aveva compiuto per mezzo loro”. L’atmosfera di fraternità fu interrotta ancora una volta dagli stessi individui, che si riveleranno farisei e ribadiranno la necessità di imporre anche ai pagani il rito della circoncisione e l’osservanza della legge mosaica.

  1. C) Il Concilio di Gerusalemme (15, 6-35)

La questione verteva essenzialmente nel sapere se per la salvezza era sufficiente credere in Gesù Cristo, al quale ci si unisce mediante il Battesimo, o se fosse indispensabile passare attraverso la legge di Mosè. Nel primo caso i pagani avrebbero acquistato una piena libertà dalla legge, i giudei divenuti cristiani avrebbero dovuto approfondire la natura del rapporto con la gloriosa tradizione veterotestamentaria. Nel secondo caso ci sarebbero state queste conseguenze: i pagani avrebbero dovuto sottoporsi alle prescrizioni giudaiche, i giudei invece avrebbero considerato Cristo poco più di un bell’ornamento di una vita già salvata dall’osservanza della legge.

La controversia viene affrontata e discussa ampiamente nel Concilio di Gerusalemme al fine di salvaguardare l’universalità del Vangelo, l’unità e la concordia della Chiesa.

– Apertura dei lavori e discorso di Pietro (vv. 6-11).

Dinanzi a tutta l’assemblea, Pietro difende la tesi di Paolo e Barnaba, appellandosi alla sua esperienza che lo ha convinto ad accogliere Cornelio e la sua famiglia nella Chiesa, senza pretendere l’osservanza della legge: il dono che Dio ha fatto del suo Spirito ai pagani credenti impone di ritenere che la salvezza è opera solo della Grazia di Cristo.

“È per la grazia del Signore Gesù che noi crediamo di avere la salvezza, allo stesso modo di loro”.  Pertanto non solo non è necessario richiedere l’osservanza del giogo della legge, ma è superfluo e dannoso. È la fede a sostituire la legge, il Battesimo la circoncisione, lo Spirito le azioni esteriormente ineccepibili.

– Intervento e testimonianza di Paolo e Barnaba (v. 12).

I due apostoli fanno una relazione del loro primo viaggio missionario, nel quale hanno potuto verificare di persona l’efficacia della grazia divina che ha compiuto ”segni  e prodigi” tra i pagani. Come Pietro, anche Paolo e Barnaba sono stati aiutati da segni concreti a maturare la convinzione che la salvezza deriva solo da Cristo.

– Il parere di Giacomo (vv. 13-21).

Egli esordisce riconoscendo il positivo dell’intervento di Pietro e lo avvalora con la citazione del profeta Amos. L’unico popolo in cui devono trovarsi pagani e ebrei non può essere formato dalla rovina e dalla distruzione di questi ultimi, ma dal loro ristabilimento e dalla loro ricostruzione (“Dopo ciò ritornerò e riedificherò la tenda di Davide caduta, ne riedificherò le rovine e la ristabilirò, perché anche gli altri uomini cerchino il Signore come tutte le genti sulle quali è invocato il mio nome, dice il Signore che compie queste cose note fin dall’eternità”). Il compimento delle promesse messianiche a favore del popolo giudaico, ”la tenda di Davide” ricostruita, deve comprendere  l’allargamento dell’orizzonte salvifico fino ad abbracciare tutti gli uomini e tutti i popoli.

La conclusione pratica sul piano teologico è come quella di Pietro e di Paolo: i pagani convertiti fanno parte del popolo di Dio a pieno diritto senza la mediazione del sistema giudaico.

Su questo punto, essenziale e fondamentale, tutti convergono. La verità è trovata e pubblicamente riconosciuta: è una sola, chiara e inequivocabile. Ma con la verità si deve sempre coniugare la carità. E a questo punto Giacomo ha in serbo una sorpresa: propone queste quattro clausole o osservanze da prescrivere ai pagani convertiti:

  1. astenersi dalle carni offerte agli idoli (evitare di partecipare a banchetti pagani o comprare e mangiare carni immolate agli idoli);
  2. astenersi dall’impudicizia (non praticare rapporti sessuali incestuosi secondo le norme di Lv 18,6-18);
  3. astenersi dal mangiare la carne di animali soffocati (non macellati secondo il rito ebraico, Es 22,30; Lv 7,15);
  4. astenersi dal sangue (proibito bere il sangue, perché esso appartiene a Dio e dev’essere totalmente consumato, Lv 17,10-14).

Non si trattava di comandi, ma di regole pastorali per venire incontro alla mentalità giudaica, particolarmente sensibile su questi punti. Erano indicazioni che non toccavano la sostanza della verità e che venivano applicate già da tempo ai non ebrei che vivevano in Israele. Il loro carattere temporaneo e transitorio è documentato dal fatto che verranno ben presto dimenticate e abbandonate. La richiesta di Giacomo, del resto, non esigeva alcun obbligo, ma solo rispetto.

– La decisione conciliare (vv. 22-35).

Il decreto non può ritenersi una ripetizione o una pura sintesi degli interventi di Pietro e di Giacomo. Esso trasforma una franca discussione nella prima decisione autoritativa della Chiesa, illuminata e sorretta dallo Spirito Santo e guidata dagli Apostoli e dagli anziani. Lo scritto rimane un punto di riferimento obbligato per le generazioni future, come la triplice ripetizione di unanimità nella decisione (vv. 22, 25, 28) addita un ideale di Chiesa che sa trasformare accese discussioni in momenti di passaggio verso la comprensione di nuove verità.

Tutto questo scaturisce dal fatto che la comunità cristiana non si considera un organismo giuridico qualsiasi, ma luogo della presenza dello Spirito Santo che anima, purifica, indirizza le varie tappe della crescita spirituale e apostolica.

Il decreto del Concilio di Gerusalemme (presentato nel nostro testo come una lettera circolare o enciclica) viene comunicato dagli apostoli e dagli anziani ai cristiani di origine pagana di Antiochia, di Siria e di Cilicia in due modi, per lettera e con l’invio di una delegazione. La lettera, che ha tutti i vantaggi del testo scritto (chiarezza, precisione, stabilità), oltre a recare il messaggio, sconfessa quelli che stanno mettendo in subbuglio la comunità (v. 24). Serve a fare chiarezza e ad isolare coloro che demoliscono invece di edificare.

La delegazione, il cui compito sarà di riferire a voce il messaggio, rendendolo più diretto e personale, è formata da Giuda chiamato Barsabba e da Sila, ”uomini tenuti in grande considerazione tra i fratelli”, e da Paolo e Barnaba, elogiati per l’attività  missionaria  svolta senza risparmio di energie.

“La lettera provocò gioia per l’incoraggiamento che infondeva” (v. 31). Luca minimizza le restrizioni di Giacomo appena riferite nella conclusione della lettera: quello che gli sta a cuore è l’identità e l’autonomia cristiana pienamente e autorevolmente riconosciute per i cristiani di estrazione non-giudaica.

– Conclusione:

Il Concilio di Gerusalemme ha trasformato un gruppo religioso fiorito nel mondo giudaico, e inizialmente limitato ad esso, in Chiesa dalla vocazione universale, senza frontiere, che ha preso coscienza di se stessa, delle sue differenti componenti, delle sue immense potenzialità, capace di dialogare al suo interno, premessa indispensabile per essere pronta, sotto la guida e l’illuminazione dello Spirito Santo, a dialogare con il mondo.

Gianni De Luca

Nasce in Abruzzo, a Tagliacozzo in provincia dell'Aquila. Dopo avere conseguito il diploma di ragioniere e perito commerciale, si trasferisce a Roma, dove, attualmente, vive e lavora. Laureatosi in Economia e Commercio lavora due anni in Revisione e Certificazione dei bilanci prima di iniziare a collaborare con uno Studio associato di Dottori Commercialisti della Capitale. Decide, ad un certo punto, di seguire la nuova via che gli si è aperta e, così, consegue prima il Magistero in Scienze Religiose presso l'Istituto Mater Ecclesiae e, poi, la Licenza in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università San Tommaso d'Aquino in Urbe "Angelicum". Attualmente lavora come Insegnante di Religione cattolica negli Istituti di Istruzione superiore di Roma. Appassionato di Sacra Scrittura, tiene conferenze, anima da circa 20 anni un incontro biblico, presso l'Istituto M. Zileri delle Orsoline Missionarie del Sacro Cuore in Roma, e da circa 10 la Lectio divina sulle letture della Domenica presso la Basilica parrocchiale di Sant'Andrea delle Fratte. Animatore del gruppo di preghiera "I 5 Sassi", è organizzatore di pellegrinaggi e ritiri spirituali.


ONE COMMENT ON THIS POST To “Atti degli Apostoli – La comunità di Antiochia e il Concilio di Gerusalemme”

  1. pedro franco ha detto:

    los primeros cristianos(san pablo,lucas ,pedro fueron perseguidos por los fariseos y saduceos por lo tanto no habia comunidad 0 eras cristiano o judio(fariseo-saduceo) el termino judeocristiano es un invento no acorde a las sagradas escrituras

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