Infovaticana
Cosa celebriamo la Domenica? Il dialogo di apertura
a2, Cosa celebriamo la Domenica?, Rubriche

Cosa celebriamo la Domenica? Il dialogo di apertura

Gianni De Luca
2 febbraio 2017

IL DIALOGO DI APERTURA

La messa comincia con un dialogo “il Signore sia con voi”. “E con il tuo spirito”. Questo dialogo risuona a quattro riprese in ciascuna delle quattro grandi parti della messa: all’inizio della liturgia dell’accoglienza; al momento della liturgia della parola per introdurre la proclamazione del vangelo; al momento del prefazio, per aprire la grande preghiera eucaristica; alla fine della messa, per annunciare la conclusione con la benedizione e il rinvio. Questo dialogo dunque risuona nei momenti importanti della messa, come per invitare l’assemblea a volgersi al Signore e ad aprirgli il proprio cuore. Nella liturgia orientale, il diacono dice: “State attenti!”. Possiamo pensare anche noi così: il Signore è lì, siamo ben presenti a ciò che celebriamo. Più profondamente il dialogo liturgico tra il sacerdote e l’assemblea prolunga il dialogo tra Dio e l’uomo: “lo Sposo e la Sposa si parlano prima di unirsi nel mistero”. È per questo che è essenziale che l’assemblea risponda, non borbottando come può succedere di sentire, ma a voce alta e intellegibile….

Il Signore sia con voi

È una formula antichissima, una formula di benedizione che esprime l’augurio più bello che si possa fare a dei cristiani: che Dio faccia in voi la sua dimora, che vi accompagni, che vi animi! Questa espressione è, in qualche modo, un compendio di tutta la Bibbia, un condensato dell’alleanza di Dio con il suo popolo. Dire “Il Signore sia con voi” significa riconoscere che Dio è lì e che egli fa alleanza con noi. Ascoltare questa benedizione e accoglierla, significa entrare in questa alleanza e rinnovarla. Comprendiamo bene ora che non si tratta di un saluto banale, come si potrebbe dire stringendosi la mano: “Buongiorno, come sta?”. “Il Signore sia con voi” è un saluto pieno di forza, una benedizione del Signore e anche un magnifico atto di fede nell’alleanza che egli vuole instaurare con noi. Il sacerdote, pronunciando questo saluto, apre pienamente le braccia e le mani; questo gesto significa e realizza il dono della presenza di Dio. Una comunione si instaura nell’assemblea.

Qualche esempio famoso nella Bibbia della promessa che il Signore è con noi: proprio prima di rivelare il suo nome, il Signore investì Mosè della missione di far uscire gli ebrei dall’Egitto, dandogli questa assicurazione: “Io sarò con te” (Es 3,12).

Tutto il popolo di Israele eredita questa garanzia: “Quando andrai in guerra contro i tuoi nemici e vedrai cavalli e carri e forze superiori a te, non temerli, perché è con te il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto” (Dt 20,1)

Coloro che ricevono una missione speciale al suo servizio si vedono rassicurati della medesima promessa: “Il Signore sarà con te”.

La nuova alleanza comincia con il saluto dell’angelo alla giovane Maria: “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te” (Lc 1,28). Noi riprendiamo questa espressione, per es., nell’Ave Maria.

Questa affermazione si trova chiaramente in una dei nomi dati al Messia: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, che significa Dio con noi” (Is 7,14 ripreso in Mt 1,23)

Infine, il Vangelo di Matteo termina con questa promessa di Cristo: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (28,20).

Ma perché il sacerdote dice “Il Signore sia con voi” e non “Il Signore è con voi”? È vero, il Signore è effettivamente con noi, tutta la Bibbia lo dice: lo abbiamo appena visto. Ma noi, noi siamo sempre con lui? Con questo augurio preghiamo per essere sempre più aperti alla sua presenza, perché noi sperimentiamo proprio che ciò non può essere dato per scontato. Un augurio impegna molto più che un’affermazione. Non è la stessa cosa dire “sei felice”, semplice constatazione, e “sii felice!”, augurio che esprime un desiderio profondo.

Inoltre: perché il sacerdote non dice “Il Signore sia con noi” dal momento che fa parte anche lui dell’assemblea? Il Signore non è anche con lui? Evidentemente, ma se il sacerdote non si include in questo augurio è perché egli è stato ordinato per parlar in nome di Cristo. Ascoltiamo il cardinale Lustiger, arcivescovo emerito di Parigi: “Quando celebro l’eucaristia, che io guardi in faccia l’assemblea e che dopo aver detto: “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”, io mi rivolga a voi con queste parole: “Il Signore sia con voi”, è comunque il Cristo che con la mia bocca parla alla sua chiesa. Io ho dunque il dovere di lasciarla parlare a voi, sapendo bene che questa parola che io vi dico in suo nome è destinata anche a me e che, quanto a me, io la ricevo nel momento stesso in cui la pronuncio per voi, nello stesso atto di fede: il Cristo in mezzo alla nostra assemblea eucaristica ci raduna con il suo Spirito per rendere grazie al Padre”.

E perché il vescovo comincia la messa dicendo: “La pace sia con voi!” (Gv 20,19.21). Soltanto i vescovi riprendono liturgicamente questa formula per manifestare che essi sono, in linea diretta, i successori degli apostoli, i quali hanno avuto il privilegio di vedere con i loro occhi il Cristo risorto.

E con il tuo spirito

La risposta dei fedeli: “E con il tuo spirito” può sembrarci un po’ sconcertante. Di quale spirito si parla? In altre lingue, come l’inglese, si risponde molto semplicemente: “E anche con te” (“And also with you”). I nostri amici inglesi non hanno completamente torto. La formula che essi usano corrisponde anche a ciò che significava originariamente l’espressione “e con il tuo Spirito”. In ebraico, la parola “spirito” designa tutta la persona. Progressivamente, il senso di questa espressione si è evoluto. Nel IV secolo, san Giovanni Crisostomo ci ha detto che, nella risposta “e con il tuo spirito”, la parola spirito designa lo Spirito Santo che è stato comunicato al sacerdote in modo particolare perché egli presieda l’eucaristia in nome di Cristo. Così quando noi rispondiamo “e con il tuo spirito”, sottointendiamo: “lo Spirito che ti è stato dato nel giorno della tua ordinazione sia con te e agisca in te perché tu adempia bene il tuo compito di sacerdote!”. La riposta apporta dunque una grande ricchezza conservando il latino: “Et cum spiritu tuo”. Questa risposta è un atto di fede nella capacità del ministro: la grazia della sua ordinazione lo abilita a mettere gli altri in comunicazione con Dio.

Gli altri due dialoghi di apertura

Terminiamo con le altre due formule di saluto che il sacerdote può utilizzare all’inizio della messa. Esse vanno nello stesso senso, sviluppandone determinati aspetti. “La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi”. Questa benedizione è tratta dall’ultima frase della Seconda lettera di san Paolo ai Corinzi (13,13). Essa esprime in modo notevole la portata trinitaria della liturgia, che è già stata sottolineata al momento del segno della croce. Essa comincia con il Cristo che ci ha dato la grazia di entrare in una piena comunione con Dio, rivelandoci l’amore del Padre e la profonda comunione instaurata in noi dallo Spirito Santo. Noi rispondiamo allo stesso modo: “E con il tuo spirito”. “La grazia e la pace di Dio nostro Padre e del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi”. Questa seconda formula è tratta da questa stessa lettera di san Paolo, ma questa volta dal saluto iniziale (1,2). Qui il Padre è nominato per primo come fonte della grazia e della pace che suo Figlio Gesù è venuto a trasmetterci.

Ricapitolando:

La messa comincia con un dialogo che mette bene in rilievo che l’assemblea non è passiva, ma pienamente parte significativa della celebrazione. “Il Signore sia con voi” è un augurio, una benedizione, un ricordo del fatto che Dio ci ha promesso di essere sempre con noi, e che introduce nella sua alleanza. Rispondendo “e con il tuo Spirito”, l’assemblea augura ugualmente che il Signore sia con il celebrante e riconosce lo Spirito che gli permette di agire come ministro ordinato. Accogliamo il saluto del celebrante come una benedizione del Signore che ci promette la sua presenza e la nostra risposta sia una sincera riconoscenza per il ministero che il sacerdote esercita generosamente in mezzo a noi!

Gianni De Luca

Nasce in Abruzzo, a Tagliacozzo in provincia dell'Aquila. Dopo avere conseguito il diploma di ragioniere e perito commerciale, si trasferisce a Roma, dove, attualmente, vive e lavora. Laureatosi in Economia e Commercio lavora due anni in Revisione e Certificazione dei bilanci prima di iniziare a collaborare con uno Studio associato di Dottori Commercialisti della Capitale. Decide, ad un certo punto, di seguire la nuova via che gli si è aperta e, così, consegue prima il Magistero in Scienze Religiose presso l'Istituto Mater Ecclesiae e, poi, la Licenza in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università San Tommaso d'Aquino in Urbe "Angelicum". Attualmente lavora come Insegnante di Religione cattolica negli Istituti di Istruzione superiore di Roma. Appassionato di Sacra Scrittura, tiene conferenze, anima da circa 20 anni un incontro biblico, presso l'Istituto M. Zileri delle Orsoline Missionarie del Sacro Cuore in Roma, e da circa 10 la Lectio divina sulle letture della Domenica presso la Basilica parrocchiale di Sant'Andrea delle Fratte. Animatore del gruppo di preghiera "I 5 Sassi", è organizzatore di pellegrinaggi e ritiri spirituali.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*