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De Franciscis, presidente del Bureau Medical: “Lourdes ha un Magistero speciale da insegnare al mondo”
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De Franciscis, presidente del Bureau Medical: “Lourdes ha un Magistero speciale da insegnare al mondo”

Salvatore Tropea
11 febbraio 2017

Si celebra oggi la Giornata Mondiale del Malato e l’anniversario della prima apparizione – a Lourdes – dell’Immacolata Concezione a Bernadette Soubirous, l’11 febbraio 1858. Riportiamo di seguito un’intervista di Salvatore Tropea fatta al dott. Alessandro De Franciscis nell’agosto del 2015.

Il Dottor Alessandro De Franciscis è medico permanente e Presidente del Bureau des Constatations Médicales di Lourdes. L’Ufficio delle Constatazioni ha come compito, conferitogli dal Vescovo di Tarbes e Lourdes, di registrare le testimonianze delle persone che ritengono di essere guarite per l’intercessione della Madonna di Lourdes, e di verificarle. La denominazione «Bureau delle Constatazioni Mediche», inoltre, individua il luogo fisico all’interno del  Santuario, con del personale permanente, tra cui un dottore in funzione. Il Dottor De Franciscis, il primo italiano a ricoprire questo ruolo, è stato medico di campo della Caritas, ufficiale medico della Marina Militare e volontario dell’Unitalsi. Nel 1999 si è recato in Albania al fine di stabilire un programma continuativo di assistenza pediatrica per i rifugiati della guerra in Kosovo. Impegnato anche in campo politico – nel 2005 è stato eletto Presidente della Provincia di Caserta – lascia gli incarichi amministrativi nel 2009, dopo essere stato nominato Presidente del Bureau.

 

1) Dott. De Franciscis, dal 2009 è Responsabile del Bureau des Constatations Médicales di Lourdes; cosa ha significato per Lei lasciare l’Italia – e la Politica – per affrontare questo nuovo servizio e dedicarsi a Lourdes?

Ribalterei la domanda, nel senso che Lourdes precede l’esperienza della vita pubblica. Io sono arrivato a Lourdes la prima volta come barelliere nel 1973 con un pellegrinaggio dell’Unitalsi campana. Appena arrivato – se la parola non è desueta e fuori moda – mi sono innamorato di Lourdes. Un’esperienza che io pensavo molto personale, ma che adesso che ci vivo molti anni riguarda centinaia di migliaia di persone. Cominciando a fare ritorno a Lourdes anno dopo anno sia in pellegrinaggio, sia in stage per l’Hospitalitè Notre Dame de Lourdes, è a Lourdes che ho deciso, l’anno successivo, di fare medicina – dopo la maturità classica – perché volevo essere utile concretamente alle persone ammalate e disabili; è a Lourdes che ho deciso di diventare pediatra, è a Lourdes che ho conosciuto gli amici più cari della mia vita. Lourdes è intessuta nella mia vita.

Per cui, quando ho ricevuto, con mia grande sorpresa – perché non ho fatto domanda – la lettera dell vescovo di Tarbes e Lourdes mons. Perrier, ho letto questa lettera come una proposta interamente vocazionale, quasi un completamento di un cammino di vita che evidentemente la Provvidenza e l’Immacolata Concezione avevano voluto costruire.

Quindi il fatto che io pro-tempore – da pochi anni – fossi impegnato nella vita pubblica non è stato un abbandono, un lasciare; in realtà io appartengo alla generazione arrivata alla giovinezza con Papa Montini, Paolo VI che ripeteva spesso che la Politica è la massima forma di carità, forma di servizio. Quindi l’ho visto come una normale evoluzione della mia vocazione al servizio che evidentemente Lourdes mi chiamava a completare.

Quanto all’Italia, non l’ho abbondata perché qui a Lourdes c’è molta Italia; quindi direi che in questa mia esperienza a Lourdes ho visto legarsi tanti fili della mia vita personale, anche l’esperienza pubblica.

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2) Lourdes continua ad essere un Mistero, non solo per la Chiesa, ma anche e soprattutto per la Scienza, che ha però riconosciuto gli incredibili accadimenti da più di 150 anni a questa parte. Come sappiamo non si parla tanto di miracoli, quanto di guarigioni inspiegabili. A tal proposito, Lourdes può essere – e se sì come – un esempio di coesistenza e dialogo tra Scienza e Fede?

Lourdes non può essere, Lourdes è un esempio di dialogo tra scienza e Fede. Nel sito ufficiale di Lourdes, nella parte del Bureau Médicales c’è un link ad alcune registrazioni del nostro primo convengo/seminario internazionale di studi scientifici che abbiamo fatto nel 2012; gli scienziati anche dichiaratamente atei sono venuti serenamente perché sentono che questo è un posto serio dove si discute in maniera seria di guarigioni. Il Bureau delle Constatazioni è stato creato nel 1883 e peraltro disponiamo in lingua italiana del primo testo che si occupa della storia della fondazione del Bureau; è un’opera scritta dal padre Andrea Brustolon, che adesso stiamo traducendo in francese e in inglese. È palese che il Bureau nasce per dare una risposta, eventualmente anche come forma di difesa, agli attacchi degli anticlericali e dei miscredenti, nel senso di dire che a Lourdes si sarebbe soltanto parlato di guarigioni e che nessuno, che riteneva di essere guarito a causa di Lourdes, potesse andare a dirlo in giro in Francia e nel mondo, se non avesse sottoposto la sua storia di guarigione ad una verifica medica collegiale e rigorosa.

Questa novità, dal 1883, è ancora oggi un unicum, nel senso che mentre in diverse fedi religiose, in tutte le antropologie in giro per il mondo, c’è una profonda relazione tra credenza religiosa, spiritualità, religiosità e salute fisica; in nessun luogo di pellegrinaggio al mondo – penso alle grandi religioni monoteiste, ai luoghi cristiani, ebraici, musulmani, alle grandi religioni d’oriente, si pensi al Gange per gli Indù – in nessun luogo di pellegrinaggio esiste una struttura simile, ovvero: un medico permanente – io sono il 15esimo in una serie ininterrotta dal 1883 – in rete con migliaia di colleghi e altri professionisti che passano da Lourdes disponibili ad aiutare lo studio collegiale di una probabile guarigione. Quindi questa fama, questa reputazione di essere un luogo serio dove si discute solo di guarigioni, conferisce effettivamente a Lourdes una credibilità di luogo vero dove si incontrano e dialogano scienza e Fede.

In altre parole noi da una parte lavoriamo allo studio di una possibile guarigione per rispondere a tre domande di fondo: la prima, ma quella persona era veramente malata? – Per noi la malattia deve essere di una diagnosi conosciuta e di una prognosi sfavorevole, non necessariamente mortale ma comunque grave -. Secondo: se questa persona era ammalata di una malattia grave e importante e conosciuta, è veramente guarita? – Per noi la guarigione deve essere inattesa, istantanea, completa e durevole per sempre. Terzo: se questa persona era effettivamente malata ed è effettivamente guarita, vi è una spiegazione conosciuta per questa guarigione? – Quando arriviamo a dire che la persona è effettivamente guarita in maniera INSPIEGATA, non inspiegabile, secondo le attuali conoscenze scientifiche, a questo punto, approvata anche dalla commissione medica internazionale di Lourdes, rimettiamo queste nostre conclusioni, che possono impiegare anche 20, 25 anni, perché dire che una persona è completamente guarita richiede un’osservazione anche molto lunga, al vescovo di Tarbes che scrive al suo confratello vescovo della diocesi dove abita la persona guarita e il vescovo della persona guarita può, se lo ritiene opportuno, avanzare una riflessione verso una interpretazione cristiana di qualcosa che medici e medicina non hanno saputo o potuto spiegare.

Quindi, può sembrare accademica ma è molto vera, esiste una distinzione reale tra un percorso medico-scientifico da una parte e l’interpretazione cristiana che la comunità credente dà dall’altra. Però in realtà le due cose si incontrano e dialogano tra di loro; noi abbiamo a Lourdes dal 1883 come Bureau valutato circa 7200 guarigioni giudicate inspiegate; di esse 69 sono state riconosciute miracoli da vescovi cattolici (per ora solo nell’Europa continentale).

Questa fecondità di dialogo io la registro dalla domanda crescente di conferenze, testimonianze, richieste di incontri che mi fanno soprattutto gruppi di giovani, cioè i giovani che sono attenti, sensibili, intelligenti, percepiscono che qui a Lourdes possono chiedere, con ragionevole attesa di trovare risposte, questo dialogo tra scienza e Fede. Trovo che questa è una straordinaria ricchezza; quindi anche questo, con la presenza così numerosa di ammalati e disabili, è un unicum che Lourdes rappresenta nel mondo di oggi.

Nel mondo di oggi dove a volte la scienza assume posizioni arroganti e non-dialoganti, la Fede a volte si trasforma in un’esperienza intima e personale, ecco che invece a Lourdes queste due realtà si incontrano e dialogano tra di loro.

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3) Da molti anni un momento molto importante a Lourdes per i Medici, i Farmacisti, gli Infermieri e il personale Sanitario, è la Processione del Santissimo Sacramento. Perché è stata scelta proprio questa celebrazione e quale il significato – simbolico e di Fede – che si vuole trasmettere?

Anche qui ribalterei questa domanda: nel messaggio di Lourdes, cioè nelle parole pronunciate dall’apparizione che Santa Bernadette ci ha riferito, vi è almeno tre volte l’invito, ripetuto, fatto dalla Vergine: “andate a dire ai preti che qui si venga in processione e vi si costruisca una cappella”. Dunque a Lourdes la domanda di pellegrinaggio, di processione, viene dalle parole di Maria ed è Bernadette che ce le trasferisce. Nel 1862, a gennaio, il Vescovo della diocesi di Tarbes Mons. Laurence riconosce le apparizioni della Vergine a Bernadette come veritiere e naturalmente autorizza il culto di Nostra Signora della Grotta di Lourdes; ovviamente i fedeli, all’epoca solo della diocesi e nel giro di una decina di anni da tutta la Francia, si organizzano per rispondere alla richiesta della Vergine di andare in processione. Quindi a Lourdes, ben presto, si strutturano due processioni: una è quella del Santissimo Sacramento, l’altra la Processione Mariana della sera, cioè la recita del Rosario in forma collegiale con le candele, o fiammelle – i cosiddetti Flambeaux.

La gran parte delle presunte guarigioni hanno avuto luogo soprattutto nella Lourdes fondativa, quindi in quei primi 15/20 anni, o alle piscine e alle fontane, quindi in relazione all’acqua della sorgente che Bernadette ha trovato nella nona apparizione giovedì 25 febbraio 1858, oppure al passaggio del Santissimo Sacramento tra i malati. La benedizione dei malati si è fatta per diversi decenni davanti alla Grotta e poi davanti alla Basilica del Rosario dopo la realizzazione della grande Esplanade. Quando in queste celebrazioni, prima delle fine dell’ ‘800, avvenivano delle presunte guarigioni, i barellieri, i volontari, le persone presenti correvano ad avvisare i cappellani. Quando, dopo il 1883 è stato costituito l’Ufficio delle Constatazioni Mediche, i cappellani, in questi casi, invitavano a chiamare i medici, per poter constatare quando accaduto. Allora si pose un problema – in un epoca senza telefonini e veloci mezzi di comunicazione – ovvero come cercare i medici tra la folla. Qualcuno propose di collocare i medici accanto all’unica cosa veramente visibile tra la folla durante la celebrazione, appunto il baldacchino del Santissimo Sacramento.

Quindi oggi la presenza – peraltro ambitissima – dei medici e del personale sanitario dietro il Santissimo è memoria di una scelta di necessità fatta all’epoca e ciò testimonia a noi sanitari e naturalmente ai vari pellegrini presenti, questa unicità di dialogo tra Fede e scienza, tra medicina e malattia di cui abbiamo già parlato. Penso appunto che sia un momento molto importante che resterà tale nel tempo.

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4) Lei è anche socio dell’AMCI (Associazione Medici Cattolici Italiani). Proprio alla luce del rapporto tra Scienza e Fede, in particolare in questa nostra società così secolarizzata, come possono i Medici – e in generale i professionisti del settore sanitario – portare nella quotidianità del proprio lavoro la testimonianza e gli insegnamenti Evangelici?

Trovandomi a Lourdes in questo servizio assolutamente unico, che è quello del medico permanente e del Presidente del Bureau des Constatations Médicales, tornando proprio alle precedenti osservazioni sull’unicità del dialogo tra scienza e Fede e tra medicina e malattia qui a Lourdes, le dico – è la prima volta che lo dico ad un giornalista – cosa io penso.

Io credo che la sfida che hanno vissuto i miei predecessori e i medici che sono venuti qui nel secolo scorso e alla fine dell’ 800, fosse quella di provare a dimostrare attraverso il metodo scientifico, cioè la dettagliata e puntigliosa ricerca di una effettiva guarigione, l’esistenza di Dio. Cioè, provare ad affermare che si è davanti ad un guarigione vera e che c’è senz’altro la mano di Dio e la Chiesa in qualche caso ha riconosciuto ciò.

Credo che la sfida della mia generazione di medici, oggi, sia un’altra; sia quella di dimostrare nel quotidiano delle nostre vite professionali, nel quotidiano delle corsie di ospedale, delle cliniche, degli ambulatori, nel quotidiano dei servizi territoriali alle persone ammalate, morenti, disabili, che lo spirito e lo stile di Lourdes – peraltro così naturale per noi qui a Lourdes – è effettivamente esportabile nella vita di tutti i giorni.

Questa intuizione mi nasce dall’insistenza dell’insegnamento di San Giovanni Paolo II che legò ogni suo gesto sulla vita e sulla medicina alla data dell’11 febbraio, non in quanto anniversario dei Patti Lateranensi, ma in quanto memoria liturgica di Nostra Signora di Lourdes.

Quindi: costituzione del Pontificio Consiglio per la Pastorale degli Operatori Sanitari; costituzione della Pontificia Accademia della Vita; prima lettera apostolica sul senso cristiano della sofferenza (titolo Salvifici Doloris); Giornata Mondiale del Malato, tutte datate 11 febbraio. Inoltre l’ultimo viaggio di San Giovanni Paolo II fuori di Roma ad agosto 2004 a Lourdes, malato tra i malati per il 150° anniversario del dogma dell’Immacolata Concezione. Il Papa dei malati e della Famiglia, il Papa malato lui stesso per tanto tempo, intuisce che Lourdes ha un Magistero assolutamente speciale da insegnare al Mondo della medicina e dei malati.

Ecco perché io credo che quello che per noi a Lourdes è normale, come per esempio abbracciarsi, sorridersi, accarezzarsi, aiutare uno che non parla la mia lingua, cantare e commuoversi con una persona che non conosco, per un disabile trovare aiuto; non è invece normale a Roma, a Napoli, a New York o a Parigi o in altri posti; poiché noi siamo abituati ad ignorarci nella vita di tutti i giorni. Allora è possibile immaginare che in una corsia di ospedale, in una clinica, in un ambulatorio, in un centro di terapia, in un centro per malati terminali con malattie gravi come il cancro, si possa esportare questo stile di Lourdes? – Io penso che questo sia possibile ed è il lavoro al quale sto dedicando soprattutto questo ultimo paio d’anni del mio mandato qui a Lourdes.

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5) Il Servizio che si presta a Lourdes ci insegna che una tale realtà può essere accolta e vissuta anche da chi non è credente – non a caso fanno parte del Bureau Medicales molti atei o fedeli di altre confessioni. Quale consiglio si sente di dare a chi non ha mai ancora provato questa esperienza e del perché farla?

Io ho conosciuto in questi anni moltissimi colleghi che sono dichiaratamente e apertamente non credenti o alla ricerca di risposte, e tutti, dico tutti e indistintamente, mi raccontano – alcuni me lo hanno messo per iscritto e lo abbiamo pubblicato nel nostro bollettino dell’associazione medica internazionale di Lourdes – la loro necessità di venire a Lourdes frequentemente in pellegrinaggio con i malati per trovare o ritrovare le radici e le ragioni della loro scelta di essere al servizio dei malati e della malattia. Credo che Lourdes possiede una Verità di fondo che è la carne e la fisicità dei malati e questa verità parla indipendentemente dall’opzione religiosa; parla al cuore dell’uomo. Quindi l’uomo medico, la donna medico, l’uomo infermiere, la donna infermiere o farmacista o fisioterapista, insomma il professionista che ha fatto la scelta di essere al servizio del malati e della malattia, a Lourdes trova una verità di fondo, trova se stesso al servizio di un altro. Qui l’uomo in difficoltà chiede aiuto ed è così facile, spontaneo e naturale qui essere d’aiuto agli altri.

In questo senso, non mi permetto di dare consigli; io non racconto mai la vita di Lourdes, il quotidiano, l’esperienza; dico che Lourdes a me ha dato moltissimo, ed è un po’ come quando uno ha fatto una bellissima esperienza e prova a condividere con l’altro questa gioia. Posso solo augurarmi che un collega curioso, sofferente, solo, dolente per una terribile esperienza vissuta o ricco di gioia per una grazia ricevuta, voglia sperimentare l’esperienza assolutamente umana di incontrare qui i malati nella verità di questa esperienza diretta che è così difficile altrove. Poi sarà questa persona a fare la sua personale esperienza di Lourdes. Io ho sempre detto che ci sono milioni di pellegrini che vengono in un anno, con milioni di storie diverse, milioni di ragioni diverse, milioni di esperienze diverse

Salvatore Tropea

Classe 1992, Calabrese, dopo aver conseguito la maturità scientifica nel suo paese (Gioiosa Ionica, in provincia di Reggio Calabria), consegue la laurea in Scienze della Comunicazione, percorso “Giornalismo, Uffici Stampa e Relazioni Pubbliche”, presso la Libera Università Maria SS. Assunta – LUMSA di Roma. Collabora da diversi anni con il mensile locale “L’Eco del Chiaro” e con il giornale studentesco della Pontificia Università Lateranense. Appassionato a livello dilettantistico di Fotografia, ha partecipato, con questo incarico, al First International Meeting of Young Catholics for Social Justice che si è svolto dal 20 al 24 Marzo 2013 a Roma e fa parte del Board dell’Osservatorio Internazionale dei Giovani Cattolici. Da diversi anni svolge servizio di volontariato a Lourdes con l’associazione scoutistica OPFB-onlus, di cui è stato responsabile nella pattuglia/staff nazionale per Foto e Video e ne cura l’aspetto social, ed è segretario del Leo Club Roma Urbe, con il quale si impegna nel sociale con varie attività di volontariato e raccolta fondi. Attualmente - dopo aver frequentato il Master di I livello in Digital Journalism presso la Pontificia Università Lateranense, con il quale ha svolto due mesi di stage presso la redazione italiana di Radio Vaticana - frequenta il Master in Giornalismo della Lumsa di Roma. Da aprile 2017 a giugno 2017 ha svolto uno stage di tre mesi presso Il Venerdì di Repubblica. @tropea92


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