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Il Papa all’Udienza Generale: “l’amore sia autentico, non una telenovela”
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Il Papa all’Udienza Generale: “l’amore sia autentico, non una telenovela”

Salvatore Tropea
15 marzo 2017

L’amore è la vocazione più alta per un cristiano, ma non si deve trasformare in una ipocrita telenovela. Così Papa Francesco durante l’Udienza Generale di questo mercoledì in un’affollatissima piazza San Pietro. Anche oggi il Pontefice ha continuato con la serie di catechesi sulla Speranza, in particolare commentando la Lettera di San Paolo ai Romani in cui l’Apostolo ricorda che l’amore di Dio non viene meno neanche nei nostri fallimenti.

Secondo Bergoglio il rischio dell’ipocrisia c’è soprattutto quando le opere di carità sono fatte per sentirsi appagati o mettersi in mostra, che Francesco chiama «amori interessati». Al contrario di quanto si possa credere, «la carità è anzitutto una grazia, un regalo» perché «poter amare è un dono di Dio e dobbiamo chiederlo e lui lo concede volentieri». Francesco ha continuato quindi a sottolineare che «la vera carità non consiste nel far trasparire quello che noi siamo, ma quello che il Signore ci dona e che noi liberamente accogliamo; e non si può esprimere nell’incontro con gli altri se prima non è generata dall’incontro con il volto mite e misericordioso di Gesù».

Da qui possiamo capire che ciò che facciamo per il prossimo non è una cosa che facciamo per noi stessi, ma è appunto «la risposta a quello che Dio ha fatto e continua a fare per noi». Quindi quando si svolgono servizi di carità puri e sinceri è Dio stesso che continua a servire chi incontriamo, specialmente i più bisognosi. Francesco è poi ritornato alle parole di San Paolo, che invita ad essere “lieti nella Speranza”. Dio, infatti non fa venire meno il suo amore per gli uomini neanche nelle circostanze più avverse e nei fallimenti.

Dopo aver concluso la catechesi il Papa ha salutato i pellegrini presenti e provenienti da ogni parte del mondo. In particolare si è rivolto ai fedeli di lingua italiana, tra i quali alcuni dipendenti dell’azienda Sky, e dopo a quelli di lingua araba, specialmente provenienti dal Medio Oriente. Infine ha ricordato, per la Quaresima, che è fondamentale digiunare «non solo dai pasti, ma soprattutto dalle cattive abitudini».

Salvatore Tropea

Classe 1992, Calabrese, dopo aver conseguito la maturità scientifica nel suo paese (Gioiosa Ionica, in provincia di Reggio Calabria), consegue la laurea in Scienze della Comunicazione, percorso “Giornalismo, Uffici Stampa e Relazioni Pubbliche”, presso la Libera Università Maria SS. Assunta – LUMSA di Roma. Collabora da diversi anni con il mensile locale “L’Eco del Chiaro” e con il giornale studentesco della Pontificia Università Lateranense. Appassionato a livello dilettantistico di Fotografia, ha partecipato, con questo incarico, al First International Meeting of Young Catholics for Social Justice che si è svolto dal 20 al 24 Marzo 2013 a Roma e fa parte del Board dell’Osservatorio Internazionale dei Giovani Cattolici. Da diversi anni svolge servizio di volontariato a Lourdes con l’associazione scoutistica OPFB-onlus, di cui è stato responsabile nella pattuglia/staff nazionale per Foto e Video e ne cura l’aspetto social, ed è segretario del Leo Club Roma Urbe, con il quale si impegna nel sociale con varie attività di volontariato e raccolta fondi. Attualmente - dopo aver frequentato il Master di I livello in Digital Journalism presso la Pontificia Università Lateranense, con il quale ha svolto due mesi di stage presso la redazione italiana di Radio Vaticana - frequenta il Master in Giornalismo della Lumsa di Roma. Da aprile 2017 a giugno 2017 ha svolto uno stage di tre mesi presso Il Venerdì di Repubblica. @tropea92


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