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Mons. Bregantini: il gusto del bello è la miglior forma di antimafia
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Mons. Bregantini: il gusto del bello è la miglior forma di antimafia

Salvatore Tropea
19 marzo 2017

Si terrà a Locri, in provincia di Reggio Calabria, la 22esima Giornata per la Memoria e l’Impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia, organizzata da Libera e Avviso Pubblico. Quest’anno però l’occasione assume un significato ancora più importante, dopo che lo scorso 1° marzo il Parlamento italiano ha istituzionalizzato questa giornata con una apposita legge, approvata all’unanimità dal Senato prima e della Camera poi.

Salvatore Tropea ha intervistato l’attuale arcivescovo di Campobasso-Boiano, mons. Giancarlo Maria Bregantini, che è stato per anni vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, diventando un simbolo dell’antimafia.

 

Mons. Bregantini, cosa significa l’istituzionalizzazione da parte del Parlamento della giornata del 21 marzo?

Sicuramente è un grande riconoscimento culturale e sociale a chi ha combattuto in maniera frontale nei confronti della mafia come don Luigi Ciotti e moltissimi altri magistrati, sacerdoti, vescovi con cui abbiamo anche condiviso questi appelli, queste battaglie. Quindi veder riconosciuta questa giornata è certamente un grandissimo aiuto sul piano psicologico e sociale, soprattutto culturale.

 

Lei per tanti anni è stato vescovo nella Diocesi di Locri-Gerace. La Calabria, come molte zone del Sud, vive ancora la piaga della criminalità organizzata. Cosa si è fatto in questi anni e cosa ancora si può fare per questi territori?

Si è fatto moltissimo perché si ha avuto sempre maggiore consapevolezza della tragica realtà. Ci sono state fasi diverse: fasi in cui si tendeva a nascondere il fenomeno; fasi in cui lo si temeva e ci si nascondeva per paura; fasi in cui si è cominciati ad uscire allo scoperto e guardare con esattezza; fasi di lotta aperta e finalmente anche consapevolmente segnata da vittorie precise sul piano delle processioni (come nella Pasqua), momenti specifici nella pulizia degli appalti, importante poi il piano culturale dell’educazione dei giovani, il momento dei funerali anche sempre più puliti. Lentamente la mafia è diventata una realtà fino a istituire un corso di formazione su questi temi anche in seminario, come a Catanzaro. Sono tutti obiettivi di grande valore, ovviamente accompagnati anche dal viaggio del Papa e dal fatto che anche io dieci anni fa lanciai la scomunica contro di loro.

 

La sensibilizzazione però è necessaria in tutto il Paese, proprio perché l’attività mafiosa è ormai presente ovunque nella nostra Penisola. Il problema mafia è ancora visto come un problema solo del sud? Cosa fare per far comprendere che è un problema di tutti?

Sempre di più la gente si accorge, come nella periferia di Milano e non solo, sono segnate dalla mafia in maniera direi uguale al certe dinamiche di paesi interni della Calabria. ormai non c’è più una grande differenza come un tempo, anzi per certi versi sentendo la voce dei sacerdoti della zona di Milano e della periferia sud, per certi aspetti hanno da battagliare più di noi perché non hanno spesso gli strumenti culturali che tutto sommato le diocesi della Calabria si sono date. Quindi non è più un fenomeno solo del Sud oggi, anzi lo è persino all’estero come in Australia.

 

Dove si deve agire?… scuole? Istituzioni? Imprese?

Bisogna agire in senso globale a tutti i livelli, ciascuno secondo il suo. I livelli sono molteplici, noi abbiamo quello religioso che è fatto di amore verso la propria terra, condanna chiara, evangelizzazione specifica che ha un grande valore anche sul piano formale. La magistratura, per esempio, deve essere sempre all’altezza, senza esagerare, nel suo ruolo; deve fare la sua parte sapendo però che le altre parti non sono meno importanti della magistratura e questo è un punto molto importante. Non è la magistratura che fa la guerra alla mafia, ma è la società. La magistratura è una degli elementi, gli altri sono la Chiesa, la scuola, la politica. In particolare la scuola deve essere molto chiara nell’analisi e anche negli atteggiamenti. Per esempio anche il bullismo è una pre-forma di mafia; per questo ci vogliono delle scuole pulite, belle, ordinate, non quelle piangenti che ho visto a Platì. Bisogna dunque essere molto coordinati con la politica poi che coordina il tutto e deve avere degli elementi di pulizia interiore e di libertà di scelta.

Non è un solo settore che lotta, ma tutti insieme. E’ chiaro allora che la risposta finale sarebbe quella che ho messo anche sul libro che ho scritto: “il gusto del bello è la miglior forma di antimafia”.

intervista in parte già pubblicata su lumsanews.it

Salvatore Tropea

Classe 1992, Calabrese, dopo aver conseguito la maturità scientifica nel suo paese (Gioiosa Ionica, in provincia di Reggio Calabria), consegue la laurea in Scienze della Comunicazione, percorso “Giornalismo, Uffici Stampa e Relazioni Pubbliche”, presso la Libera Università Maria SS. Assunta – LUMSA di Roma. Collabora da diversi anni con il mensile locale “L’Eco del Chiaro” e con il giornale studentesco della Pontificia Università Lateranense. Appassionato a livello dilettantistico di Fotografia, ha partecipato, con questo incarico, al First International Meeting of Young Catholics for Social Justice che si è svolto dal 20 al 24 Marzo 2013 a Roma e fa parte del Board dell’Osservatorio Internazionale dei Giovani Cattolici. Da diversi anni svolge servizio di volontariato a Lourdes con l’associazione scoutistica OPFB-onlus, di cui è stato responsabile nella pattuglia/staff nazionale per Foto e Video e ne cura l’aspetto social, ed è segretario del Leo Club Roma Urbe, con il quale si impegna nel sociale con varie attività di volontariato e raccolta fondi. Attualmente - dopo aver frequentato il Master di I livello in Digital Journalism presso la Pontificia Università Lateranense, con il quale ha svolto due mesi di stage presso la redazione italiana di Radio Vaticana - frequenta il Master in Giornalismo della Lumsa di Roma. Da aprile 2017 sta svolgendo uno stage di tre mesi presso Il Venerdì di Repubblica. @tropea92


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