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Il Papa a Santa Marta: «l’accidia ci paralizza, alziamoci e viviamo la nostra vita»
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Il Papa a Santa Marta: «l’accidia ci paralizza, alziamoci e viviamo la nostra vita»

Salvatore Tropea
28 marzo 2017

Un cristiano deve vivere la sua vita così come è, con gioia e speranza e senza accidia perché è un peccato che paralizza. Questo il tema principale dell’omelia di oggi di Papa Francesco alla messa a Casa Santa Marta.

Il Pontefice ha preso spunto dal Vangelo di oggi che narra la vicenda della guarigione del paralitico che però, alla domanda di Gesù se volesse guarire, risponde in modo insolito, dicendo di non avere nessuno che lo aiuti ad immergersi nella piscina con i cinque portici. Una risposta che è quasi una lamentela, come ha sottolineato il Papa, perché il paralitico è come l’albero piantato lungo i corsi d’acqua di cui parla il primo Salmo. «Questo si capisce dall’atteggiamento – ha precisato Francesco – dalle lamentele e anche sempre cercando di dare la colpa all’altro» perché il paralitico se la prende con gli altri che vanno nella piscina prima di lui e si auto commisera. «Questo – ha detto il Papa – è un brutto peccato, il peccato dell’accidia. Quest’uomo era malato non tanto dalla paralisi ma dalla accidia, che è peggio di avere il cuore tiepido, peggio ancora». Il Pontefice ha infatti spiegato che l’accidia significa «non avere voglia di andare avanti, non avere voglia di fare qualcosa nella vita, aver perso la memoria della gioia».

Gesù non rimprovera il paralitico, ma gli dice: «alzati, prendi la tua barella e cammina». Il paralitico guarisce, ma poiché era sabato, i dottori della Legge gli dicono che non gli è lecito portare la barella e gli chiedono chi l’abbia guarito in questo giorno. Il paralitico – ha fatto notare il Papa – non aveva neanche detto grazie a Gesù, non gli aveva chiesto nemmeno il nome. «L’accidia – ha ribadito il Papa – è un peccato che paralizza, ci fa paralitici. Non ci lascia camminare. Anche oggi il Signore guarda ognuno di noi, tutti abbiamo peccati, tutti siamo peccatori ma guardando questo peccato ci dice di alzarci».

«Se noi diciamo al Signore sì, voglio guarire, Signore, aiutami che voglio alzarmi – ha concluso Francesco – sapremo com’è la gioia della salvezza».

Salvatore Tropea

Classe 1992, Calabrese, dopo aver conseguito la maturità scientifica nel suo paese (Gioiosa Ionica, in provincia di Reggio Calabria), consegue la laurea in Scienze della Comunicazione, percorso “Giornalismo, Uffici Stampa e Relazioni Pubbliche”, presso la Libera Università Maria SS. Assunta – LUMSA di Roma. Collabora da diversi anni con il mensile locale “L’Eco del Chiaro” e con il giornale studentesco della Pontificia Università Lateranense. Appassionato a livello dilettantistico di Fotografia, ha partecipato, con questo incarico, al First International Meeting of Young Catholics for Social Justice che si è svolto dal 20 al 24 Marzo 2013 a Roma e fa parte del Board dell’Osservatorio Internazionale dei Giovani Cattolici. Da diversi anni svolge servizio di volontariato a Lourdes con l’associazione scoutistica OPFB-onlus, di cui è stato responsabile nella pattuglia/staff nazionale per Foto e Video e ne cura l’aspetto social, ed è segretario del Leo Club Roma Urbe, con il quale si impegna nel sociale con varie attività di volontariato e raccolta fondi. Attualmente - dopo aver frequentato il Master di I livello in Digital Journalism presso la Pontificia Università Lateranense, con il quale ha svolto due mesi di stage presso la redazione italiana di Radio Vaticana - frequenta il Master in Giornalismo della Lumsa di Roma. Da aprile 2017 a giugno 2017 ha svolto uno stage di tre mesi presso Il Venerdì di Repubblica. @tropea92


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