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Il Papa dopo Fatima: «Maria è messaggio di pace e speranza, non postina»
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Il Papa dopo Fatima: «Maria è messaggio di pace e speranza, non postina»

Salvatore Tropea
15 maggio 2017

Il messaggio di Fatima porta con sé, per tutta l’umanità, pace e speranza. Con queste parole Papa Francesco si è rivolto ai giornalisti, durante il viaggio di ritorno dal Santuario Mariano, visitato venerdì e sabato scorsi, in occasione del centenario delle apparizioni mariane.

Tra le domande che i giornalisti hanno posto al Pontefice anche una sul prossimo incontro con Donald Trump, che sarà in Italia per il G7 di Taormina. «Io dirò cosa penso, lui dirà quello che pensa – ha affermato Francesco – ma io mai, mai ho voluto fare un giudizio senza sentire la persona. Sempre ci sono porte che non stanno chiuse». Bisogna quindi cercare, secondo Bergoglio, «le porte che almeno sono un po’ aperte, e entrare e parlare sulle cose comuni e andare avanti. Passo passo. La pace è artigianale: si fa ogni giorno».

Particolare attenzione è stata posta dal Papa a una domanda sulle presunte apparizioni mariane a Medjugorie, per le quali già Benedetto XVI aveva nominato un’apposita commissione presieduta dal cardinale Ruini. Sulla questione, per la quale ha nominato un suo incaricato, Francesco ha espresso il suo pensiero: «Io personalmente preferisco la Madonna madre, nostra madre, e non la Madonna capo-ufficio telegrafico che tutti i giorni invia un messaggio a tale ora: questa non è la mamma di Gesù. Poi c’è l’aspetto spirituale e pastorale, gente che va lì e si converte, gente che incontra Dio, che cambia vita. Questo fatto spirituale-pastorale – ha sottolineato – non si può negare».

Bergoglio, come riportato da Radio Vaticana, si è soffermato anche, incalzato dalle domande della stampa presente sul volo papale, sulla questione della Fraternità San Pio X e sulla vicenda delle ong coinvolte in presunte collusioni con gli scafisti. «Scarterei ogni forma di trionfalismo – ha affermato in riferimento ai Lefebvriani – ma ci sono rapporti fraterni. A me non piace affrettare le cose. Camminare, camminare, camminare: e poi si vedrà. Per me non è un problema di vincitori o di sconfitti, no. E un problema di fratelli che devono camminare insieme, cercando la formula di fare passi avanti». Sullo scandalo delle ong ha invece detto di voler attendere notizie più precise prima di poter esprimere un proprio parere.

Salvatore Tropea

Classe 1992, Calabrese, dopo aver conseguito la maturità scientifica nel suo paese (Gioiosa Ionica, in provincia di Reggio Calabria), consegue la laurea in Scienze della Comunicazione, percorso “Giornalismo, Uffici Stampa e Relazioni Pubbliche”, presso la Libera Università Maria SS. Assunta – LUMSA di Roma. Collabora da diversi anni con il mensile locale “L’Eco del Chiaro” e con il giornale studentesco della Pontificia Università Lateranense. Appassionato a livello dilettantistico di Fotografia, ha partecipato, con questo incarico, al First International Meeting of Young Catholics for Social Justice che si è svolto dal 20 al 24 Marzo 2013 a Roma e fa parte del Board dell’Osservatorio Internazionale dei Giovani Cattolici. Da diversi anni svolge servizio di volontariato a Lourdes con l’associazione scoutistica OPFB-onlus, di cui è stato responsabile nella pattuglia/staff nazionale per Foto e Video e ne cura l’aspetto social, ed è segretario del Leo Club Roma Urbe, con il quale si impegna nel sociale con varie attività di volontariato e raccolta fondi. Attualmente - dopo aver frequentato il Master di I livello in Digital Journalism presso la Pontificia Università Lateranense, con il quale ha svolto due mesi di stage presso la redazione italiana di Radio Vaticana - frequenta il Master in Giornalismo della Lumsa di Roma. Da aprile 2017 a giugno 2017 ha svolto uno stage di tre mesi presso Il Venerdì di Repubblica. @tropea92


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