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Letture e Commento alla VI Domenica di Pasqua
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Letture e Commento alla VI Domenica di Pasqua

Gianni De Luca
19 maggio 2017

Letture: Atti 8,5. 14-17; I Pietro 3, 15-18; Giovanni 14, 15-21

Commento esegetico-teologico

Nel Vangelo, anche in questa domenica, continua la lettura del discorso di Gesù all’Ultima Cena, ciò vuol dire che è volontà della Chiesa che ne approfondiamo il ricchissimo contenuto in questo periodo pasquale. Il brano odierno ci invita a riflettere su questi punti:

  • Il vero amore a Gesù non consiste nell’interessarsi alla sua sorte (come stavano facendo in quel momento gli apostoli con le loro domande), o in vaghe espressioni di adesione a lui, ma nell’osservanza dei suoi comandamenti. È una norma su cui possiamo riflettere: servirà forse a togliere tante illusioni a chi presume di essere con Cristo solo a parole; e viceversa a dare fiducia, serenità e tranquillità di spirito alle anime dubbiose, insicure e scrupolose. Gesù ripete: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama».
  • Gesù, lasciando questo mondo, promette un altro «Consolatore», lo Spirito di verità che rimarrà sempre con i suoi. Lo Spirito Santo, illuminatore delle nostre menti e autore della santità, è il dono pasquale di Cristo.
  • Lui stesso, Gesù, non lascerà orfani i suoi. Dopo la breve parentesi della morte e sepoltura, essi lo rivedranno vivo; anzi, in una vita affatto nuova. Allora comprenderanno meglio che egli è il Figlio di Dio, nella gloria del Padre, e come tale lo sentiranno sempre presente.

Nella seconda lettura l’apostolo Pietro ci offre un’esemplificazione di vita cristiana nel vero amore di Cristo, che si esprime nell’osservanza dei comandamenti. Egli vuole che i cristiani, anche in mezzo alle sofferenze, sappiano essere gli uomini della speranza. Chi più di essi ha la visione chiara di un avvenire cui devono collaborare, e che si realizza già in qualche modo in questa vita? Ma la loro testimonianza va fatta nella retta coscienza e nel rispetto di tutti, pronti a ricevere del male in cambio del bene operato, sull’esempio di Cristo, morto giusto per gli ingiusti. L’osservanza dei comandamenti costa sacrificio, rinuncia. Questo discorso, che non fu mai simpatico all’uomo, forse è oggi sottaciuto. «Osservo spesso il cattolicesimo come viene presentato a mio figlio», scrive un padre di famiglia a un quotidiano (…). «Mi pare che esso sia come una montagna nella quale si vuole andare in ascensore. È un cattolicesimo senza salite; una fede senza salite, dove non bisogna mai faticare; dove tutto è a portata di mano; dove tutto è bello, roseo, ottimistico e facilissimo. Resto però del parere che la fede sia qualcosa alla quale si ascende con fatica, con sacrificio, con autogoverno. Andare in paradiso in carrozza, coi cocchieri e i valletti sembra essere (tutto sommato) la segreta speranza di tanti credenti».

Inutile dire che è una speranza contraria alla parola di Dio.

La prima lettura racconta predicazione di Filippo in Samaria accompagnata, come quella di Gesù, da numerosi prodigi e da straordinari frutti di conversioni. Gli apostoli inviano pertanto in Samaria Pietro e Giovanni, i quali “pregano” per quei cristiani e impongono loro le mani, affinché ricevano lo Spirito Santo. È l’umile atteggiamento cui ci invita oggi la Chiesa, in quest’ultima parte del tempo pasquale fino alla Pentecoste: pregare lo Spirito Santo perché la parola di Dio operi in noi in profondità, e guidi la nostra testimonianza nel mondo. L’azione prodigiosa di Filippo e il conferimento dello Spirito da parte degli apostoli non hanno alcun rapporto con poteri magici, ma dipendono dalla loro fede, dall’obbedienza allo Spirito e dalla missione che essi hanno ricevuta.

Messaggio di questa Domenica

Il Vangelo di oggi ci parla di un tema molto importante, e cioè del rapporto duraturo e tenace che lega l’uomo con Dio. Gesù infatti in questo discorso riportato da Giovanni ripete con insistenza che Dio non è lontano e indifferente, ma anzi si manifesta, ci accompagna sta con noi. Dice infatti: “io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità” e poi “Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi” e ancora prosegue: “voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.”

Insomma Gesù insiste a lungo per convincere i discepoli che non sono soli ad affrontare la vita, ma hanno accanto, insieme a loro Dio stesso, il Padre, il Figlio e lo Spirito santo. E questo si realizza in diversi modi. Sappiamo infatti che Dio Padre ci parla attraverso la Bibbia che è, appunto, Parola di Dio; il Signore Gesù si fa poi presente attraverso il suo corpo e sangue che incontriamo a messa per nutrircene.

Ma oggi Gesù ci parla anche della vicinanza di Dio in un modo meno visibile, ma altrettanto concreto, cioè attraverso lo Spirito, chiamato con parola greca “Paraclito” che significa “il difensore”.

Ma cosa significa che Dio vuole restare con noi ed è presente al nostro fianco con il suo Spirito? Per usare una metafora potremmo dire che non solo Dio ci ha dato la barca con la quale attraversare il mare della vita e arrivare alla spiaggia della nostra felicità, e questa barca è la vita che ci è donata. Non solo Dio ci ha fornito i remi che sono le doti che ciascuno ha per indirizzarsi verso la meta tanto desiderata: la salute, le energie, le risorse che non ci sono fatte mancare per andare avanti.

Ancora di più: Dio stesso è nella barca con noi, e lo è proprio come Spirito Paraclito, cioè difensore. La sua presenza buona nella nostra barca ci è di guida e di consiglio: ci indica la direzione giusta per giungere sicuri alla meta, come evitare gli scogli e le secche, come tenersi alla larga delle tempeste improvvise e inaspettate, come evitare i mari infestati dai pescecani e altre pericolose minacce.

Insomma Dio è un timoniere affidabile e non abbiamo nulla da temere finché ci lasciamo guidare da lui. È quello che Gesù dice nel Vangelo di oggi: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama.” Sì, amare Dio è soprattutto farci guidare dalle sue indicazioni preziose, che ci giungono nei tanti modi che lui conosce: l’esempio di alcuni, le situazioni che ci fa vivere, la voce della coscienza, le parole della Scrittura, ecc…

Ma, e questa è un’esperienza comune, noi non sopportiamo facilmente che ci sia qualcun’altro al timone della nostra vita. In fondo quante volte, ubriachi di un senso orgoglioso di autosufficienza o semplicemente desiderosi di metterci alla prova per dimostrare quanto valiamo veramente, abbiamo più o meno gentilmente fatto scendere Dio dalla nostra barca, preferendo decidere da noi stessi la nostra strada. Niente di più facile: non c’è bisogno di compiere gesti eclatanti o di fare scelte particolarmente malvagie. Basta pensare di farcela da soli, di essere capaci ed esperti a sufficienza, pur mantenendo magari una religiosità di facciata. Ma quali sono i risultati di questa decisione? Quante vite vediamo impazzire alla rincorsa di sé stessi, ruotare vorticosamente attorno a sé, alle proprie fissazioni o paure, ferme sempre nello stesso fazzoletto di mare. Oppure zigzagare, alla ricerca di sempre nuove esperienze, per stancarsene subito e gettarsi alla rincorsa di un’ultima novità, una passione nuova, un’esperienza più forte della precedente, ma senza sapere qual è la meta verso cui remare, alla rinfusa. Oppure, più banalmente, la vita è talmente affollata di preoccupazioni per se stessi da dimenticare letteralmente gli altri, senza più remare, ma andando alla deriva. In fin dei conti per l’allontanamento di Dio dalla nostra barca chi ci rimette di più? Un gesto apparentemente eroico e da superuomini si rivela un’imprudenza pericolosissima.

Fortunatamente, se ce ne accorgiamo in tempo, possiamo tornare indietro, riaccogliere Dio nella nostra barca, andarlo a cercare lì dove lo avevamo abbandonato, e lui si fa trovare, se lo invitiamo torna ad accompagnarci nel viaggio della vita.
C’è bisogno però di rifare il cammino a ritroso, con umiltà e senso di pentimento, ma per farlo bisogna tornare con la mente e con il cuore a quando lo Spirito era il nostro Paraclito, protettore buono e guida sicura.

Invochiamo anche noi oggi lo Spirito perché torni ad accompagnarci come difensore buono dai pericoli, guida sicura, compagno fedele. Ci vuole l’umiltà di riconoscercene bisognosi, ma il ricordo della fiducia ci aiuterà a farlo, ed egli non si negherà e tornerà da noi.

Per la vita

Cari fratelli e sorelle buongiorno!

Oggi vorrei soffermarmi sull’azione che lo Spirito Santo compie nel guidare la Chiesa e ciascuno di noi alla Verità. Gesù stesso dice ai discepoli: lo Spirito Santo «vi guiderà a tutta la verità» (Gv 16,13), essendo Egli stesso «lo Spirito di Verità» (cfr Gv 14,17; 15,26; 16,13).

Viviamo in un’epoca in cui si è piuttosto scettici nei confronti della verità. Benedetto XVI ha parlato molte volte di relativismo, della tendenza cioè a ritenere che non ci sia nulla di definitivo e a pensare che la verità venga data dal consenso o da quello che noi vogliamo. Sorge la domanda: esiste veramente “la” verità? Che cos’è “la” verità? Possiamo conoscerla? Possiamo trovarla? Qui mi viene in mente la domanda del Procuratore romano Ponzio Pilato quando Gesù gli rivela il senso profondo della sua missione: «Che cos’è la verità?» (Gv 18, 37.38). Pilato non riesce a capire che “la” Verità è davanti a lui, non riesce a vedere in Gesù il volto della verità, che è il volto di Dio. Eppure, Gesù è proprio questo: la Verità, che, nella pienezza dei tempi, «si è fatta carne» (Gv 1,1 .14), è venuta in mezzo a noi perché noi la conoscessimo. La verità non si afferra come una cosa, la verità si incontra. Non è un possesso, è un incontro con una Persona.

Ma chi ci fa riconoscere che Gesù è “la” Parola di verità, il Figlio unigenito di Dio Padre? San Paolo insegna che «nessuno può dire: “Gesù è Signore!” se non sotto l’azione dello Spirito Santo» (1Cor 12,3). E’ proprio lo Spirito Santo, il dono di Cristo Risorto, che ci fa riconoscere la Verità. Gesù lo definisce il “Paraclito”, cioè “colui che ci viene in aiuto”, che è al nostro fianco per sostenerci in questo cammino di conoscenza; e, durante l’Ultima Cena, Gesù assicura ai discepoli che lo Spirito Santo insegnerà ogni cosa, ricordando loro le sue parole (cfr Gv 14,26).

Qual è allora l’azione dello Spirito Santo nella nostra vita e nella vita della Chiesa per guidarci alla verità? Anzitutto, ricorda e imprime nei cuori dei credenti le parole che Gesù ha detto, e, proprio attraverso tali parole, la legge di Dio – come avevano annunciato i profeti dell’Antico Testamento – viene inscritta nel nostro cuore e diventa in noi principio di valutazione nelle scelte e di guida nelle azioni quotidiane, diventa principio di vita. Si realizza la grande profezia di Ezechiele: «vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli, vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo… Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme» (36,25-27). Infatti, è dall’intimo di noi stessi che nascono le nostre azioni: è proprio il cuore che deve convertirsi a Dio, e lo Spirito Santo lo trasforma se noi ci apriamo a Lui.

Lo Spirito Santo, poi, come promette Gesù, ci guida «a tutta la verità» (Gv 16,13); ci guida non solo all’incontro con Gesù, pienezza della Verità, ma ci guida anche “dentro” la Verità, ci fa entrare cioè in una comunione sempre più profonda con Gesù, donandoci l’intelligenza delle cose di Dio. E questa non la possiamo raggiungere con le nostre forze. Se Dio non ci illumina interiormente, il nostro essere cristiani sarà superficiale. La Tradizione della Chiesa afferma che lo Spirito di verità agisce nel nostro cuore suscitando quel “senso della fede” (sensus fidei) attraverso il quale, come afferma il Concilio Vaticano II, il Popolo di Dio, sotto la guida del Magistero, aderisce indefettibilmente alla fede trasmessa, la approfondisce con retto giudizio e la applica più pienamente nella vita (cfr Cost. dogm. Lumen gentium, 12). Proviamo a chiederci: sono aperto all’azione dello Spirito Santo, lo prego perché mi dia luce, mi renda più sensibile alle cose di Dio? Questa è una preghiera che dobbiamo fare tutti i giorni: «Spirito Santo fa’ che il mio cuore sia aperto alla Parola di Dio, che il mio cuore sia aperto al bene, che il mio cuore sia aperto alla bellezza di Dio tutti i giorni». Vorrei fare una domanda a tutti: quanti di voi pregano ogni giorno lo Spirito Santo? Saranno pochi, ma noi dobbiamo soddisfare questo desiderio di Gesù e pregare tutti i giorni lo Spirito Santo, perché ci apra il cuore verso Gesù.

Pensiamo a Maria che «serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19.51). L’accoglienza delle parole e delle verità della fede perché diventino vita, si realizza e cresce sotto l’azione dello Spirito Santo. In questo senso occorre imparare da Maria, rivivere il suo “sì”, la sua disponibilità totale a ricevere il Figlio di Dio nella sua vita, che da quel momento è trasformata. Attraverso lo Spirito Santo, il Padre e il Figlio prendono dimora presso di noi: noi viviamo in Dio e di Dio. Ma la nostra vita è veramente animata da Dio? Quante cose metto prima di Dio?

Cari fratelli e sorelle, abbiamo bisogno di lasciarci inondare dalla luce dello Spirito Santo, perché Egli ci introduca nella Verità di Dio, che è l’unico Signore della nostra vita. In quest’Anno della fede chiediamoci se concretamente abbiamo fatto qualche passo per conoscere di più Cristo e le verità della fede, leggendo e meditando la Sacra Scrittura, studiando il Catechismo, accostandosi con costanza ai Sacramenti. Ma chiediamoci contemporaneamente quali passi stiamo facendo perché la fede orienti tutta la nostra esistenza. Non si è cristiani “a tempo”, soltanto in alcuni momenti, in alcune circostanze, in alcune scelte. Non si può essere cristiani così, si è cristiani in ogni momento! Totalmente! La verità di Cristo, che lo Spirito Santo ci insegna e ci dona, interessa per sempre e totalmente la nostra vita quotidiana. Invochiamolo più spesso, perché ci guidi sulla strada dei discepoli di Cristo. Invochiamolo tutti i giorni. Vi faccio questa proposta: invochiamo tutti i giorni lo Spirito Santo, così lo Spirito Santo ci avvicinerà a Gesù Cristo.

PAPA FRANCESCO, UDIENZA GENERALE, Piazza San Pietro, Mercoledì, 15 maggio 2013

Gianni De Luca

Nasce in Abruzzo, a Tagliacozzo in provincia dell’Aquila. Dopo avere conseguito il diploma di ragioniere e perito commerciale, si trasferisce a Roma, dove, attualmente, vive e lavora.
Laureatosi in Economia e Commercio lavora due anni in Revisione e Certificazione dei bilanci prima di iniziare a collaborare con uno Studio associato di Dottori Commercialisti della Capitale.
Decide, ad un certo punto, di seguire la nuova via che gli si è aperta e, così, consegue prima il Magistero in Scienze Religiose presso l’Istituto Mater Ecclesiae e, poi, la Licenza in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino in Urbe “Angelicum”.
Attualmente lavora come Insegnante di Religione cattolica negli Istituti di Istruzione superiore di Roma.
Appassionato di Sacra Scrittura, tiene conferenze, anima da circa 20 anni un incontro biblico, presso l’Istituto M. Zileri delle Orsoline Missionarie del Sacro Cuore in Roma, e da circa 10 la Lectio divina sulle letture della Domenica presso la Basilica parrocchiale di Sant’Andrea delle Fratte. Animatore del gruppo di preghiera “I 5 Sassi”, è organizzatore di pellegrinaggi e ritiri spirituali.


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