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Solennità della Santissima Trinità
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Solennità della Santissima Trinità

Gianni De Luca
10 giugno 2017

Letture: Es 34, 4-6. 8-9; II Cor 13, 11-13; Gv 3, 16-18

 

Commento esegetico-teologico

Il mistero trinitario è presente in qualsiasi celebrazione liturgica, quasi in ogni nostra preghiera, rivolta a Dio Padre per mezzo di Cristo, con la grazia dello Spirito Santo. L’A.T. è il periodo in cui Dio si manifestò come uno e unico, colui che è (Jahvè), il totalmente altro, diverso dall’uomo e dalle cose create. Questo fu il grande messaggio conservato e trasmesso dal popolo ebreo in tempi di dilagante idolatria.

Di fronte a questo unico Dio, dice la prima lettura, Mosè si prostrò a chiedere perdono per il popolo infedele, domandando che volesse continuare a considerarlo come sua proprietà particolare, sua eredità. Ciò perché Mosè sa che Dio è “misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà”. ”Grazia e fedeltà” sono due attributi di Dio che la Bibbia ama sottolineare: Dio è fedele a se stesso, alla sua parola; non cambia come un uomo, e quindi non lascia mancare la misericordia che ha promesso.

Ma in Gesù Cristo Dio si manifestò nella pienezza della sua vita trinitaria. Il mistero rimane, perché è impossibile all’uomo comprendere il modo intimo di essere di Dio, tuttavia questa rivelazione è già un grande passo sulla via di una maggior conoscenza di Dio, della sua vita e delle sue opere. Il cristiano adora dunque un solo Dio, unico nella natura, trino nelle persone: il Padre che da tutta l’eternità comunica al Figlio la divina natura; lo Spirito Santo che è come l’amore personale ed eterno del Padre e del Figlio.

Nella terza lettura abbiamo le parole con cui Giovanni chiude il discorso di Gesù a Nicodemo. Dio Padre ama l’uomo, e lo dimostra con il donare, fino alla croce, il Figlio suo unigenito perché il mondo si salvi. Nella misura con cui noi accogliamo o respingiamo l’offerta di amore di Dio nel Figlio suo noi ci condanniamo o salviamo.

La seconda lettura riferisce la finale della II Lettera di San Paolo ai fedeli di Corinto. In essa l’Apostolo ha dovuto talora assumere toni forti perché gli abusi in quella Chiesa erano gravi. Terminando esorta i suoi lettori a stare lieti, nonostante tutto perché il cristiano non deve disperare mai, a tendere alla perfezione incoraggiandosi a vicenda, vivendo in pace con i fratelli, condizione essenziale per essere nella vera pace con Dio. Poi l’augurio si trasforma in preghiera, che la liturgia ci invita a ripetere all’inizio della S. Messa: ”La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”.

L’amore del Padre è la fonte di ogni bene, di ogni salvezza; il Figlio ne è la causa meritoria e lo Spirito Santo il diligente perfezionatore della nostra vita spirituale; facciamo pertanto nostra frequentemente la riflessione e la preghiera paolina.

 

Messaggio di questa Domenica

Dopo le grandi celebrazioni pasquali, la Chiesa oggi ci propone una sosta contemplativa sul mistero fontale di tanto amore! L’amore pasquale che Cristo Gesù ci ha donato con la sua Croce e la sua Risurrezione, quell’amore che è stato finalmente effuso sulla Chiesa e sul mondo e che ora è dono fatto all’umanità intera, non è un meraviglioso sentimento, non è un moto bello di un’anima bella e neanche il moto intimo del cuore sublime di Dio. No! Quell’amore è la vita stessa di Dio!

La Trinità di Dio, o come scrive Basilio, la Tri-unità di Dio!, non è un astruso mistero su cui non bisogna indagare perché resta comunque incomprensibile! Probabilmente proprio l’incomprensione del mistero trinitario ha fatto sì che il cristianesimo si riducesse così spesso a “religione” e a “religione” tra le altre “religioni”. L’incomprensione del mistero trinitario produce conseguenze gravissime nella fede e nella prassi dei cristiani. Non è solo questione di teologia, è questione di “conoscenza” autentica di questo nostro Dio che non è un Dio generico, un Ente Supremo qualsiasi, ma è Padre, Figlio e Spirito Santo.

Il mistero della Trinità ci dice che Dio è comunione, anzi è la comunione fontale; e ce lo dice non per darci una semplice nozione, ma perché noi entriamo esistenzialmente, vitalmente in questa comunione, in questo abbraccio di Dio. Un Dio solitario non può essere amore, tutt’al più ama … il Dio che Gesù ci ha raccontato è amore perché nel suo intimo è comunione, è relazione di amorosa tra persone, è amore che ama, che si lascia amare, che si dona

Questo mistero che è compimento di rivelazione su Dio dà ragione profonda a quanto già la Prima Alleanza aveva “conosciuto”. Infatti il nome che il Signore rivela al Sinai a Mosè che torna con due nuove tavole di pietra lì sul monte dopo la scoperta del peccato del popolo che s’era prostrato al Vitello d’oro, è “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà”! Ad un Dio così Mosè osa chiedere la “compagnia” costante nella fatica del cammino verso la Terra Promessa: Che il Signore cammini in mezzo a noi.

Questo Dio compreso come infinita misericordia e fedeltà suscita nel cuore di Mosè la “parola” più bella che un uomo possa pronunciare davanti al volto di Dio: la “parola” della solidarietà con il peccato degli altri uomini.

Credo che questa “parola” di Mosè sia una “parola” cardine della Scrittura, “parola” che ci mette al riparo da ogni èlite di pretesa giustizia: Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità!

Mosè prende anche su di sé il peccato e la colpa di tutti, anche se non si è prostrato al Vitello d’oro, era sul Sinai con il Signore!, si sente non estraneo al peccato dei fratelli, solidale con la loro miseria ed idolatria.

Ecco cosa fa la “conoscenza” del cuore di Dio! Ancor più può produrre in noi discepoli di Cristo la “conoscenza” del mistero trinitario, mistero di unità, di amore, di misericordia fedele, mistero di un amore che si è fatto solidale con l’umanità fino alla Croce del Figlio che, donando la vita e raccontando l’amore, ha fatto pace tra cielo e terra non rimanendo al di là del peccato, ma facendosi Lui stesso peccato (cfr 2Cor 5,21; Gal 3,13)!

L’amore di Dio per il mondo peccatore è detto da Gesù, nel dialogo con Nicodemo di cui oggi leggiamo un breve tratto, proprio con il dono di un Padre del proprio Figlio. È una rivelazione di una relazione d’amore che si estende ad abbracciare il mondo, è rivelazione di una salvezza che non scende da un Dio che resta in alto ed impassibile ma che viene da un Dio solidale che dona il suo Figlio, da un Dio che nel Figlio si consegna.

Accogliere la Pasqua di Cristo è allora accogliere questo dinamismo d’amore che è la vita trinitaria nella propria vita.

Paolo, nel testo della Seconda lettera ai cristiani di Corinto che oggi si legge, ci ha detto con chiarezza cosa sia questa accoglienza: si accoglie questo dinamismo di Dio riconoscendo la grazia del Signore Gesù Cristo, cioè l’assoluta gratuità della Croce e della Risurrezione; riconoscendo l’amore di Dio, riconoscendo cioè di essere amati non di un amore qualsiasi fatto di sentimenti passeggeri ma di un amore eterno che a tutto può dare senso; riconoscendo la comunione dello Spirito Santo, cioè l’opera finale della salvezza che è la “koinonia”, è l’amore che, non solo ama l’altro ma lo cerca e si compromette per lui, si sporca le mani per il fratello e con il fratello.

Questo è il Dio del Vangelo e noi celebriamo sempre questo Dio Trino, Comunione, perfezione di ogni dinamismo d’amore. Celebrare non significa compiere dei bei riti ma significa dare accesso al mistero nel nostro vivere quotidiano; celebrare è spalancare le porte della vita al mistero di Dio! Celebrare la Trinità, in realtà è quello che ogni liturgia cristiana fa, non solo in questa domenica … per carità!, è aprire la vita a quella stessa gratuità, a quello stesso amore, a quella stessa comunione che è la vita stessa di Dio!

Celebrare l’Amante, l’Amato e l’Amore, direbbe S. Agostino, è per il discepolo di Cristo farsi amante, amato, amore. Personalmente ed in una comunità credente. O la Chiesa è icona di questo amore trinitario nell’amore che ama, che si lascia amare e che si dona o non è più Chiesa di Cristo e rischia di essere organizzazione di una “religione” che più nulla ha a che vedere con il Vangelo di Gesù suo Maestro e Signore!

 

Per la vita

PREGHIERA ALLA SS. TRINITA’ di S. Agostino

 

L’anima mia vi adora, il mio cuore vi benedice e la mia bocca vi loda, o santa ed indivisibile Trinità: Padre Eterno, Figliuolo unico ed amato dal Padre, Spirito consolatore che procedete dal loro vicendevole amore.

O Dio onnipotente, benché io non sia che l’ultimo dei vostri servi ed il membro più imperfetto della vostra Chiesa, io vi lodo e vi glorifico.

Io vi invoco, o Santa Trinità, affinché veniate in me a donarmi la vita, e a fare del mio povero cuore un tempio degno della vostra gloria e della vostra santità. O Padre Eterno, io vi prego per il vostro amato Figlio; o Gesù, io vi supplico per il Padre vostro; o Spirito Santo, io vi scongiuro in nome dell’Amore del Padre e del Figlio: accrescete in me la fede, la speranza e la carità. Fate che la mia fede sia efficace, la mia speranza sicura e la mia carità feconda. Fate che mi renda degno della vita eterna con l’innocenza della mia vita e con la santità dei miei costumi, affinché un giorno possa unire la mia voce a quella degli spiriti beati, per cantare con essi, per tutta l’eternità: Gloria al Padre Eterno, che ci ha creati; Gloria al Figlio, che ci ha rigenerati con il sacrificio cruento della Croce; Gloria allo Spirito Santo, che ci santifica con l’effusione delle sue grazie.

Onore e gloria e benedizione alla santa ed adorabile Trinità per tutti i secoli.

Così sia.

 

 

 

Gianni De Luca

Nasce in Abruzzo, a Tagliacozzo in provincia dell'Aquila. Dopo avere conseguito il diploma di ragioniere e perito commerciale, si trasferisce a Roma, dove, attualmente, vive e lavora. Laureatosi in Economia e Commercio lavora due anni in Revisione e Certificazione dei bilanci prima di iniziare a collaborare con uno Studio associato di Dottori Commercialisti della Capitale. Decide, ad un certo punto, di seguire la nuova via che gli si è aperta e, così, consegue prima il Magistero in Scienze Religiose presso l'Istituto Mater Ecclesiae e, poi, la Licenza in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università San Tommaso d'Aquino in Urbe "Angelicum". Attualmente lavora come Insegnante di Religione cattolica negli Istituti di Istruzione superiore di Roma. Appassionato di Sacra Scrittura, tiene conferenze, anima da circa 20 anni un incontro biblico, presso l'Istituto M. Zileri delle Orsoline Missionarie del Sacro Cuore in Roma, e da circa 10 la Lectio divina sulle letture della Domenica presso la Basilica parrocchiale di Sant'Andrea delle Fratte. Animatore del gruppo di preghiera "I 5 Sassi", è organizzatore di pellegrinaggi e ritiri spirituali.


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