
Tutti viviamo le tentazioni, ma il Signore ci dà la grazia di una vergogna che è santa, perché ci allontana dall’ambizione che coinvolge tutti, anche i vescovi e le comunità ecclesiastiche. Questo il monito di Papa Francesco durante l’omelia nella messa mattutina celebrata a Casa Santa Marta.
Il Pontefice ha commentato le letture della liturgia odierna: la prima che ricorda che ci vuole servire il Signore si deve preparare alle tentazioni e il Vangelo, nel quale Gesù annuncia ai suoi discepoli la sua morte, ma loro non comprendono e hanno paura di chiedergli spiegazioni. Il Papa, però, si sofferma su un altro aspetto narrato nel Vangelo, quando cioè i discepoli parlano tra di loro di chi fosse il più grande, ma tacciono quando Gesù chiede loro di cosa stessero discutendo. «Era gente buona – ha detto Francesco – che voleva seguire il Signore, ma non sapevano che la strada del servizio al Signore non era così facile». C’è quindi la tentazione della mondanità e così come c’era un tempo nella Chiesa continua ad esserci ancora oggi. Il Papa a tal proposito porta come esempi quanto spesso accade nelle parrocchie o nelle realtà associative, dove c’è volontà di arrampicarsi e ricoprire ruoli importanti. Queste tentazioni, però, portano a «sparlare dell’altro» e si dà il via ad una concatenazione di peccati e maldicenze. «Anche fra noi vescovi succede lo stesso – ha detto Francesco – e la mondanità viene come tentazione», come quanto un prelato aspira ad un’altra parrocchia o diocesi più prestigiosa.
Il Papa ha dunque esortato a chiedere al Signore «la grazia di vergognarci, quando ci troviamo in queste situazioni». Gesù, infatti, capovolge quella logica, ricordando ai Dodici che «se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo e il servitore di tutti».
Infine l’orazione finale del Pontefice, affinché il Signore dia alla Chiesa «la grazia della vergogna, quella santa vergogna e la grazia della semplicità di un bambino», la stessa semplicità che aveva il bambino che Cristo mise in mezzo ai discepoli per far comprendere di dover sempre agire nell’interesse della propria vocazione e della propria missione.


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