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Tornielli sostiene che la Fiducia supplicans rappresenta “un’evoluzione in linea con il magistero degli ultimi decenni”

Le critiche alla Fiducia supplicante e agli effetti negativi di questa dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede sono incessanti.

Per questo la macchina vaticana si è messa al lavoro per cercare di ribaltare la situazione e cercare di dare un volto amichevole a questa confusa dichiarazione vaticana.

Andrea Tornielli, responsabile dei media ufficiali del Vaticano, è arrivato addirittura a paragonare il cardinale Victor Manuel Fernandez a Ratzinger. In un articolo pubblicato su Vatican News, il direttore editoriale del Dicastero vaticano per la Comunicazione insiste nel sottolineare che la Fiducia supplicans “non cambia la dottrina tradizionale sul matrimonio che prevede la benedizione nuziale solo per l’uomo e la donna che si sposano”.

Per Tornielli, questa affermazione semplicemente “ammette la possibilità di semplici benedizioni spontanee anche per coppie irregolari o dello stesso sesso senza che questo significhi benedire la loro unione o approvare la loro condotta di vita, è invece la natura delle benedizioni”.

“Infatti, la Fiducia supplicans distingue tra benedizioni liturgiche o rituali e benedizioni spontanee o pastorali. Per quanto riguarda le prime, le benedizioni liturgiche, ci sono due modi di intenderle. C’è un senso ampio, che considera “liturgica” qualsiasi preghiera fatta da un ministro ordinato, anche se pronunciata senza forma rituale e senza seguire un testo ufficiale. E c’è un senso più ristretto, secondo il quale una preghiera o un’invocazione sulle persone è “liturgica” solo quando è eseguita “ritualmente”, e più precisamente quando è basata su un testo approvato dall’autorità ecclesiastica”, aggiunge il giornalista italiano.

Il vaticanista veterano sostiene che la Fiducia supplicans “dà alla parola ‘pastorale’ un significato peculiare: quello cioè di una cura particolarmente rivolta all’accompagnamento di coloro ai quali si offre la benedizione; nell’immagine del ‘buon pastore’ che non si riposa finché non trova ciascuno di coloro che si sono smarriti”.

Il confronto con Ratzinger

Nel tentativo di dare maggior prestigio e notorietà ai supplicanti della Fiducia, Tornielli sottolinea che “un precedente importante, riguardo alla distinzione tra ciò che è liturgico e ciò che non lo è, si trova in un’istruzione del 2000, pubblicata dall’allora Congregazione per la Dottrina della Fede, firmata dal cardinale Joseph Ratzinger e approvata da Giovanni Paolo II”.

Nell’articolo pubblicato dai media ufficiali vaticani spiega che “l’oggetto di questa istruzione sono le preghiere per ottenere la guarigione da Dio. Al punto due della prima parte del documento, si ricorda che “nel De benedictionibus del Rituale Romanum, c’è un Ordo benedictionis infirmorum, in cui ci sono diversi testi eucaristici che implorano la guarigione”. Nella parte finale dell’Istruzione, dedicata alle disposizioni disciplinari, c’è poi un articolo (2) che afferma: “Le preghiere di guarigione sono qualificate come liturgiche, se sono incluse nei libri liturgici approvati dalla competente autorità della Chiesa; altrimenti, sono non liturgiche”. Quindi, si afferma che ci sono preghiere di guarigione liturgiche o rituali, e altre che non lo sono, ma sono legittimamente permesse”.

29 Febbraio 2024

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