Povertà, servizio agli ultimi, capacità di perdono: non devono mai mancare nella vita di sacerdoti, consacrati e seminaristi. Così il Papa ai durante l’omelia dei Vespri celebrati nel pomeriggio nella cattedrale de L’Avana. “Povertà è una parola scomoda”, “che va controccorente” – ha detto il Papa – riprendendo quanto già sottolineato prima di lui dal cardinale Jaime Ortega., arcivescovo de L’Avana. “El espíritu mundano no la conoce, no la quiere, la esconde … Lo spirito mondano non la conosce, non la vuole, la nasconde, non per pudore ma per disprezzo. Per questo lo spirito del mondo non ama il cammino del figlio di Dio che si è abbassato, si è fatto povero, si è umiliato, per essere uno di noi”. Quindi la raccomandazione a sacerdoti, consacrati e seminaristi che gremivano la cattedrale: “Que hay que saber administrar los bienes, es una obligación … Saper gestire i beni, è un obbligo, perché i beni sono un dono di Dio ma quando tali beni entrano nel cuore e cominciano a guidare la vita la si perde”. Ecco perchè – ha provocato il Papa – gli economi che fanno disastri nelle Chiesa sono “benedizioni di Dio”, “perchè la rendono libera, la rendono povera”. Poi un grazie speciale a quante religiose si prendono cura di chi viene scartato disprezzato dal mondo. “Cuántas religiosas, y religiosos, queman su vida, acariciando material de descarte …”. E, un richiamo ai sacerdoti a farsi i più piccoli nel confessionale. “Pensate ai vostri peccati, e pensate che potete essere quella persona, e che potrenzialmente potese scendere ancora più in basso”. “Pensate che voi in quel momento avete un tesoro fra le mani, che è la misericordia del Padre. Per favore – ha invocato Francesco – i sacerdoti non si stanchino mai di perdonare. Siate perdonatori”. “Por favor – a los sacerdotes – no se cansen de perdonar. Sean perdonadores”.

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