L’arcivescovo di New York interviene all’Assemblea e le sue dichiarazioni sono state rese note grazie alle indiscrezioni di un vescovo polacco Nonostante la decisione dell’organizzazione del Sinodo della Famiglia perché gli interventi dei padri sinodali venissero resi pubblici solamente attraverso la Sala Stampa del Vaticano ed il suo portavoce Federico Lombardi, l’arcivescovo polacco Stanislaw Gadecki ha pubblicato nella web polacca della Conferenza Episcopale un riassunto di alcuni interventi dei prelati. Nel riassunto elaborato e pubblicato dal vescovo polacco si parla della polemica relativa alla possibilità di amministrare la comunione ai divorziati risposati, nonostante la raccomandazione di Papa Francesco che il dibattito in Assemblea non si limitasse soltanto a questo. La polemica è entrata nell’assemblea anche per mano del cardinale George Pell, segretario economico della Santa Sede che, oltre a chiedere ai vescovi di mantenersi fedeli alla Parola di Dio prima che alle questioni sociologiche, ha criticato pubblicamente la composizione della commissione che redigerà il documento finale del Sinodo. Questa è stata una delle grandi polemiche del Sinodo, originata dal malumore di tredici padri sinodali che temevano una “possibile cospirazione aperturista” al momento di formare i circoli minori e la commissione che redigerà il documento finale del Sinodo. Uno degli interventi pubblicati è quello del cardinale Rylko, presidente del Consiglio Pontificio per i Laici, che ha dichiarato davanti ai Padri Sinodali che nonostante “si dica che la Chiesa deve essere come un ospedale di guerra” per accogliere i feriti dal peccato, la verità è che “ ci sono molti che non vogliono essere obbligati ad andare in ospedale”. Molti battezzati non vogliono avvicinarsi al sacramento della penitenza. Pertanto la Chiesa affronta “non soltanto la crisi del matrimonio e della famiglia, ma anche una crisi di fede”. Ha anche richiamato i vescovi perché predichino comunque il Vangelo e si mantengano fedeli alla Parola di Dio. Sulla stessa linea si è espresso l’arcivescovo di New York Timothy Michael Dolan che ha scelto di difendere ciò che Dio ha rivelato sul matrimonio e la famiglia ed appoggiare la famiglia sana di fronte alle minacce di certe correnti sociali e culturali. Ancora più contundente si è mostrato Tadeusz Kondrusiewicz, presidente della Conferenza Episcopale della Bielorussia che non ha dubitato nell’affrontare direttamente il tema della comunione ai divorziati risposati. “Di che cosa stiamo parlando qui?”si domanda il vescovo aggiungendo: “Se siamo d’accordo nel somministrare i sacramenti ai divorziati che vivono una nuova relazione, allora siamo a favore del divorzio”. Tra gli interventi un’altra rivendicazione è stata quella del vescovo belga Johan Bonny, che ha espresso l’esigenza di “lasciare più margine di manovra ai vescovi locali” e ha detto anche che “la Chiesa deve tener conto degli elementi positivi delle unioni civili” evitando l’esclusione. “Perché escludere dai sacramenti?” si domanda l’arcivescovo di Berlino Heiner Koch in relazione ad una delle grandi polemiche del Sinodo. Questo prelato ha anche voluto ricordare che nella Germania Ovest c’è un 5% di cattolici dei quali solo un 50% vuole contrarre matrimonio dal momento che hanno “un concetto differente del matrimonio”. Il suo compatriota, il cardinale tedesco Marx, ha sostenuto da parte sua la necessità di “un dibattito sul sacramento del matrimonio”. Ci sono state anche critiche all’Instrumentum Laboris, il documento preparatorio del Sinodo, da parte del vescovo libanese Antoine Nabil Andari per l’uso del “linguaggio laico sull’amore ed i suoi diritti” mentre è totalmente assente “il linguaggio di San Paolo”.



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