Infovaticana
Papa Francesco, un’altra vittima della Leggenda Nera
News

Papa Francesco, un’altra vittima della Leggenda Nera

0319_bergoglio_joven_g.jpg_1853027551 Eduardo García Serrano ha preparato per Infovaticana un’analisi delle parole di Papa Francesco pronunciate durante la Santa Messa celebrata nel Parco del Bicentenario. Di seguito l’articolo. Papa Francesco, gesuita argentino, dimentica o ignora nella sua omelia sull’indipendenza americana che fu la Spagna che liberò con il Vangelo gli indigeni ispano-americani. Oggi, grazie alla Spagna, la Chiesa ha un Papa argentino. Papa Francesco, durate la messa celebrata nel Parco del Bicentenario a Quito, nella sua visita ufficiale in Equador, ha evidenziato con le sue parole che, visti i sui concetti sulla Spagna e sulla Conquista ed Evangelizzazione dell’America, è anche lui vittima della Leggenda Nera e che la sua visione sui successivi processi storici di indipendenza delle differenti nazioni ispano-americane è contaminata dalla propaganda massonica. Infatti furono precisamente i massoni spagnoli nativi del Sud America (criollos) i leader di quei processi indipendentisti, contrari alla volontà delle popolazioni indigene che il Papa difende tanto amorosamente, le quali identificavano, e con ragione, nell’appartenenza alla Mater Hispania la garanzia delle loro libertà di fronte all’oligarchia criolla. Paradosso plurisecolare dal quale nasce la dottrina eretica della Teologia della Liberazione che esalta l’indigenismo come qualcosa che non è mai stato: il motore dell’indipendenza ispano-americana, sostituendo il volto di Cristo con il volto di Che Guevara e vestendo i sacerdoti come tanti coronel Tapioca. Papa Francesco facendo appello durante la sua omelia a ”quel sussurro di Gesù nell’Ultima Cena” esalta “il bicentenario di quel grido d’indipendenza dell’America Latina. Quello fu un grido nato della coscienza della mancanza delle libertà, di essere spremuti, saccheggiati, sottomessi alle convenienze circostanziali dei potenti di turno”. In questa frase di Sua Santità risiede tutto l’oscurantismo di un papa argentino che sembra ignorare che è tale, oltre che per l’inappellabile decisione dello Spirito Santo, proprio grazie all’evangelizzazione spagnola del continente nel quale è venuto al mondo, nella stessa misura nella quale il suo predecessore sul Trono di Pietro, Benedetto XVI, arrivò al papato grazie al fatto che la Spagna si dissanguò nei Paesi Bassi e in Germania perché il cattolicesimo non fosse espulso dal Nord Europa a causa della Riforma protestante. Se qualche debito ha la Chiesa Cattolica con la Spagna è precisamente quello dell’universalità territoriale e spirituale dell’unica religione che professa la verità. I Re Cattolici crearono quel corpo di leggi denominate Leggi delle Indie nelle quali si riconosce l’affiliazione divina degli abitanti dei territori scoperti al di là dell’Atlantico, si ordina agli spagnoli di trattarli come fratelli nella Fede, di pagargli un salario giusto per il loro lavoro e si minacciano con pene severe quegli spagnoli che maltrattino o uccidano i nativi. La differenza tra la conquista spagnola e quella anglosassone è che, quando gli spagnoli arrivavano su un nuovo territorio, la prima cosa che costruivano era una chiesa, una scuola e un’università per i nativi. Quando erano gli anglosassoni i primi ad arrivare in un nuovo territorio, i loro primi edifici erano una banca e un recinto per gli schiavi. Nel XIX secolo, Santità, i massoni dei recinti per gli schiavi e le banche cacciarono dall’America Latina, contro la volontà dei nativi, chi difese con il Vangelo nella mano e con i propri atti, gli indigeni che guardavano alla Spagna come alla madre protettrice delle loro libertà e della loro dignità.

9 Luglio 2015

About Author

lola.giraldos


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *