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Galantino: Chiesa chiamata a rinnovarsi per essere sempre più evangelica
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Galantino: Chiesa chiamata a rinnovarsi per essere sempre più evangelica

La Chiesa è sollecitata a rinnovarsi perché le nostre comunità possano essere autenticamente evangeliche e libere e sempre più chinate sugli ultimi: è quanto ha detto il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mons. Nunzio Galantino, intervenendo alla seconda giornata del Meeting di Rimini promosso da Comunione e Liberazione. Il presule ha osservato che “la diffusione del cristianesimo è l’evento che più ha rivoluzionato la storia del mondo”. Il servizio del nostro inviato Luca Collodi: “Un’antropologia del limite non si traduce in un elogio del limite stesso, ma in un’esaltazione dell’essere umano, capace di generare un ideale di perfezione che tenga conto del limite e lo traduca in storicità, concretezza, incarnazione”.  “La prima frontiera che, alla luce dell’ antropologia del limite diviene possibile, spiega il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mons. Nunzio Galantino, nel suo intervento al Meeting di Rimini sul tema “Persona e senso del limite”,  è quella di diventare più umani”. “Il limite è nell’uomo un fattore propulsivo, in quanto genera il desiderio, che è il motore della volontà. Se l’uomo possedesse tutto, non cercherebbe nulla; se al contrario si scopre mancante, è mosso alla ricerca di ciò che non ha. Proprio l’esperienza dell’indigenza, che nasce dal limite, porta al fascino delle frontiere”. “Il limite allora, sottolinea mons. Galantino, è una scuola capace di insegnarci quale sia il segreto della vita. Chi è appagato non cerca, né lo fa chi è disperato. Cerca invece chi è povero, cioè chi percepisce il limite e ne fa motivo di crescita”. Quanto più viene riconosciuto il limite, tanto più la persona entra nella condizione di responsabilità. “Una società che fa del limite una risorsa, continua mons. Galantino, non considera i gruppi e gli Stati per quanto sanno produrre o per le risorse finanziarie di cui dispongono, e tenta anzitutto e con i mezzi di cui dispone di risollevare i poveri, per non creare un mondo a due velocità”. “Lo fa con l’attenzione a tutti i poveri, a quelli che non hanno il lavoro o lo hanno perso, a quelli che provengono da zone più povere ed economicamente arretrate, a quelli che non sono in grado di difendersi perché attendono di nascere e godere della vita”. “Anche la Chiesa è sollecitata, da un’antropologia del limite, a rinnovarsi nelle sue strutture, nelle dinamiche decisionali e nelle prassi concrete delle comunità”. “Le comunità ecclesiali e le associazioni – sottolinea il segretario generale della Cei – già sono, per il nostro tempo, un mirabile segno della presenza di Dio e della carità che da lui promana … Tuttavia, ancora tanto dobbiamo fare nella via della testimonianza; tanto ancora dobbiamo crescere nel dar vita a dinamiche autenticamente evangeliche e libere, che manifestino in modo sempre più trasparente la carità da cui siamo stati raggiunti”. Dunque, conclude, una Chiesa che fa del limite una risorsa, assume lo stile missionario tanto invocato da Papa Francesco, divenendo sempre meno dispensatrice di servizi e sempre più “ospedale da campo”, chinata sugli ultimi, nei quali è presente lo stesso Signore, dai quali spera di essere accolta nel Regno di Dio”.

21 Agosto 2015

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Almudena Martinez-Bordiu


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