Infovaticana
Letture e Commento alla I Domenica di Avvento – Anno A
a2, La Liturgia, Rubriche

Letture e Commento alla I Domenica di Avvento – Anno A

foto

LETTURE: Is 2,1-5; dal Salmo 121; Rm 13,11-14; Mt 24,37-44

 

Commento esegetico-teologico

Il profeta Isaia, nella prima lettura odierna, ci parla di un mondo in cui regna la pace, in cui tutti i popoli vanno “verso il monte del Signore”. E oggi siamo tutti invitati a pregare insieme per la pace in tutta la terra. La preghiera ci raccoglie e ci sostiene in una via di pace. La nostra domanda di pace non viene dal desiderio egoista di preservare il nostro benessere: come se, succeda quello che succeda, volessimo comunque restare fuori dai problemi e dalle difficoltà di chi vive situazioni di guerra e di violenza. Non c’è un desiderio egoistico di tirarci fuori dalle responsabilità di un aiuto, di una solidarietà, di una vicinanza. La nostra domanda di pace viene dal constatare che tanti, troppi, conflitti sono ancora aperti. E non si fa niente o molto poco per chiuderli, per trasformare “le spade in vomeri” e “le lance in falci”, come dice il passaggio del profeta Isaia. Sono i conflitti che si svolgono in tanti Paesi di questo mondo. Purtroppo la guerra è ancora una realtà in tante parti. Li bisogna intervenire con generosità e con intelligenza, perché la vita di tanti popoli non sia ingoiata da un mostro che tante volte sembra ingovernabile o invincibile. C’è tanto lavoro per gli “uomini di buona volontà”. Com’è possibile un mondo senza guerra? Molti affermano che è impossibile, dicendo che bisogna essere realisti. E aggiungono magari che ci si deve abituare alla guerra, all’uso della forza bellica. Sì, lo sappiamo: il mondo non è ideale. Ci sono minacce di guerra, c’è l’uso del terrorismo, si costruiscono arsenali di morte che finiscono in mani irresponsabili per sete di guadagno degli uni e per follia degli altri. Il mondo è pieno di covi di violenza. Eppure, la profezia di Isaia che ci parla di un mondo di pace non è solo un sogno. Essa ci indica una strada percorribile. Ed il Signore stesso ci invita a liberarci dal pessimismo e dalla rassegnazione. Le difficoltà del nostro tempo, le minacce, il terrorismo, i regimi bellicosi, i tanti conflitti aperti non sono per noi l’ultima parola.

Il profeta Isaia, in un’epoca antica, segnata anch’essa da tante guerre e conflitti di ogni genere, alzò sul mondo una parola di pace. La nostra preghiera vuole essere come quell’“alto monte” di cui parla il profeta, sul quale si costruisce “il tempio del Signore e a cui “affluiscono tutte le genti”.

Non siamo soli nella preghiera. Siamo in comunione con tanti che sentono in tutto il mondo la stessa urgenza della preghiera e che pregano in tanti Paesi diversi. Davvero siamo su un alto monte cui “affluiscono tutte le genti”. Questo ci dà la forza e l’audacia per guardare il futuro nostro e dell’umanità. Non è un compito troppo difficile o che spetta solo ai potenti, ma è responsabilità di tutti. La preghiera ci chiede di allargare i confini del nostro cuore per ascoltare la voce dei molti popoli che ci invitano a salire oltre noi stessi per chiedere al Signore di indicarci le sue vie e i suoi sentieri. La parola di Dio ci indica un cammino, lo illumina come una lampada che risplende anche nei tanti luoghi della terra oscurati della guerra. Non abbiamo paura di camminare su questa strada di pace. Per questo oggi alziamo la nostra preghiera e diciamo che la pace è possibile. Oggi comprendiamo meglio che la visione del profeta di un’umanità che trasforma strumenti di guerra e di morte in strumenti di lavoro e di pace non è un sogno irrealizzabile. Come credenti ci rivolgiamo con fiducia al Signore. Sappiamo che Dio ha pensieri di pace e aiuterà e sosterrà l’opera degli operatori di pace.

Il Vangelo odierno è decisamente una buona notizia. Ci viene risparmiata la fatica di dover prevedere il momento del ritorno del Signore. Gesù dà un appuntamento piuttosto vago, apparentemente un “non appuntamento”: “nell’ora che non pensate il Figlio dell’uomo verrà”. Il Figlio dell’uomo è Gesù stesso nella veste di giudice (misericordioso) e non ce lo dice per incutere paura ma per prepararci a quello che necessariamente dovrà avvenire quando, secondo la profezia di Daniele, uno “simile a un Figlio dell’uomo” ( cfr Dan 7,13-14 ) comparirà sulle nubi e a lui verranno affidati potere, regno e gloria.

Gesù in realtà non abbandona mai la storia dell’uomo. Egli è sempre con noi così come ha promesso: ” Io sono con voi fino alla fine del mondo” ( Mt 28,20) . Non ci inganni il fatto che Gesù parli del suo secondo Avvento come se ci fosse una partenza e poi un ritorno, perché Egli vuole semplicemente dire che da dopo l’Ascensione continua a camminare con noi, ad essere presente con il suo Spirito e che solo alla fine di questa nostra storia tornerà ad essere visibile a tutti come alla prima venuta. Questa volta però il suo rendersi visibile non sarà più nell’umiltà di una condizione umana sofferente e oltraggiata come duemila anni fa, ma nella luce splendente, gloriosa della sua divinità, per giudicare i vivi e i morti e per ricapitolare tutta la storia nelle sue mani (misericordiose).

Prima dell’incarnazione potremmo dire che la storia ha seguito una linea orizzontale, una fase di sviluppo, di progressione in avanti verso il punto culminante del suo corso, la venuta del Messia appunto. Alla sua prima venuta Cristo ha compiuto tutta l’Opera della nostra redenzione, in modo perfetto, totale, ma inaugurale; infatti noi uomini siamo sì salvi, ma al momento solo nella speranza. Dopo l’evento pasquale la storia continua il suo corso, ma questa volta verso l’Alto. Se prima era la fase dello sviluppo, ora siamo nella fase della ricapitolazione. Stiamo vivendo la ricapitolazione finale e ognuno di noi ha la possibilità e la responsabilità di accogliere e quindi completare nella propria vita ( cfr Col 1,24) l’opera della redenzione realizzata da Cristo. Se necessario fino alla croce. Dunque il Signore è venuto nella carne, viene ogni momento nella Grazia, e verrà nell’ultimo giorno nella Gloria. Ne deriva che l’atteggiamento a cui siamo richiamati è quello della sobrietà, della vigilanza continua, della veglia del cuore, per poter corrispondere alla sua Grazia in ogni momento, sia che siamo nel campo sia che maciniamo alla mola.

Per descrivere, allora, la vita dei cristiani che ne deriva, Paolo, nella seconda lettura, ricorre alle immagini bibliche della luce e delle tenebre. Prima del battesimo, dice l’Apostolo, essi camminavano nelle tenebre della notte e compivano quelle opere che ci si vergogna di fare alla luce del sole, gozzoviglie, immoralità, contese…azioni, queste, che offuscano la mente, rendono duro il cuore e impediscono di cogliere i giudizi di Dio sulle realtà di questo mondo. Dopo il battesimo le hanno abbandonate e sono entrati nel regno della luce; si sono spogliati dell’abito vecchio e hanno indossato quello nuovo: Cristo Gesù. Nei cristiani, dopo il battesimo, deve essere possibile contemplare le opere, lo sguardo, le parole, il sorriso del Maestro perché sono avvolti della persona di Gesù come di un manto.

Paolo, tuttavia, constata che le tenebre, anche fra i cristiani, non sono ancora scomparse; è cosciente che una notte cupa grava ancora sul mondo, continuano le guerre, le vendette, le invidie anche se questo non lo getta nello sconforto, come, invece, spesso accade a noi. Le sue parole sono un grande invito alla speranza: La notte è avanzata, il giorno è vicino. La notte sta per finire, un giorno nuovo sta per sorgere, una umanità nuova sta per iniziare. Sono passati solo una trentina di anni di annuncio cristiano e Paolo mostra già una grande fiducia!

Oggi i problemi esistono, sono reali e sono drammatici. Il mondo sta andando verso un disastro ecologico e demografico, come dicono in molti, si assiste ovunque ad una perdita di valori….questo è vero, tuttavia non è possibile ai cristiani vedere solo tenebre e guardare in modo così pessimistico al futuro. Già il libro del Qoelet aveva ammonito: “Non è saggio chi afferma che i tempi antichi erano migliori del presente” (Qo 7,10).

Siamo chiamati ad avere lo stesso sguardo dell’Apostolo, credendo, come lui alla presenza attiva dello Spirito Santo per poter scorgere, anche tra le vicende buie e drammatiche, i segni del mondo nuovo che, con l’evento Cristo è già iniziato.


Messaggio di questa Domenica

Andare nella giusta direzione

L’Avvento. Un tempo nel quale ci si deve porre nella giusta direzione: volgere lo sguardo al Veniente. A partire dalla memoria santa della sua venuta nella nostra carne, celebriamo il suo quotidiano venire a noi, celebriamo, dilatando il cuore, quel suo venire che attendiamo “nella beata speranza”. Se dimentichiamo che Cristo non è solo Colui che è venuto, ma è il Veniente, la nostra storia resta prigioniera di se stessa, resta impigliata nella rete dei giorni e agonizza fino a morire uccisa da se stessa. Se la storia resta chiusa sotto un cielo sigillato, senza spiragli di speranza, di vera speranza, soffoca e muore! Nel passo del Vangelo – quest’anno ci accompagna il Vangelo di Matteo – Gesù ci dice “come” custodire quella speranza, “dove” attendere il suo irrompere: “Vigilando” e nel “quotidiano”.

Ci sono delle attitudini, quindi, contrarie all’Avvento: l’indifferenza, l’orgoglio, la presunzione di bastare a se stessi e di essere al riparo da ogni compromettente domanda di senso. Attitudini contrarie all’Avvento perché l’Avvento presuppone stupore, umiltà, attesa di chi solo può compiere la storia, la mia e quella del mondo. Non può vivere l’Avvento chi crede di bastare a se stesso, chi crede che l’orizzonte della vita sia solo il “fare” per un “utile”; non può essere uomo o donna d’Avvento chi reputa ridicola e superflua ogni domanda sul senso, non può essere uomo o donna d’Avvento chi si ostina a rimanere ingabbiato negli oggi senza vie d’uscita, non può essere uomo o donna d’Avvento chi non “sogna”.

Uomo d’Avvento è solo chi “sogna” … e” sognare” non significa stare con la testa tra le nuvole ma essere capace di guardare “oltre”, essere capace di credere che l’oggi non è chiuso nell’oggi, “sognare” significa credere all’utopia di una terra promessa che ci sarà data e verso cui è bello e sensato camminare a costo di qualsiasi cosa, “sognare” per un cristiano è avere lo sguardo puntato verso il Veniente che è compimento definitivo di ogni “sogno” mentre dona forza al sognare.

E ricomincia un anno liturgico…

La Chiesa nella sua sapienza materna ci riporta di nuovo all’Avvento perché ancora si possa celebrare il Natale del Signore.

Il Natale, come tutte le feste liturgiche, non è una commemorazione (per dirla semplicemente NON E’ il compleanno di Gesù!); il Natale, la Pasqua, gli altri misteri della salvezza non li commemoriamo ma li celebriamo! Celebrare significa far entrare quel mistero nel nostro vivere quotidiano di credenti. Celebrare è permettere al Cristo di far germinare i frutti della sua salvezza nella nostra vita di ogni giorno. Per questo abbiamo bisogno continuamente di celebrare i santi misteri della nostra fede. Per questo, ogni anno, il ciclo liturgico pare ci faccia tornare indietro; in realtà non torniamo indietro ma andiamo avanti in quanto ognuno di noi non è quello che era lo scorso anno all’inizio dell’Avvento; oggi abbiamo bisogno del mistero del Veniente; oggi, per quel che siamo, per quel che la storia ha operato in noi, per quello che la Grazia ha fatto in noi, per quello che il peccato e le durezze di cuore hanno prodotto in noi! È ciò che noi siamo oggi ad aver bisogno di compiere il percorso d’Avvento…e così sarà per tutto questo nuovo anno liturgico. Oggi, a questa domenica di inizio Avvento, portiamo allora i frutti dell’anno che è appena passato, vi portiamo anche le ferite ed i fallimenti; e oggi, paziente e misericordioso, il Signore dice a ciascuno di noi: Ricominciamo il cammino! All’inizio di questo nuovo percorso, allora, facciamoci una domanda essenziale: siamo disposti a lasciarci “ferire” dalla Parola? Solo questa disponibilità potrà schiudere il nostro cuore, la nostra vita a ricevere quella stessa Parola trasformante. Si riprende il cammino perché possiamo essere plasmati ancora dalla mano tenera e forte, misericordiosa ed esigente del Signore.

L’Avvento non è l’attesa di una data (che in fondo è convenzionale anche se così cara ai nostri cuori) ma è l’attesa di una Persona che desidera visitarci ogni giorno, è l’attesa di Cristo che svelando a noi il suo volto ci svela anche le esigenze dell’Vangelo che, c’è poco da fare, giudicano i nostri passi, le nostre scelte, il nostro profondo.

Vigilare è allora lasciarsi giudicare dal Vangelo, dalla sua forza, dal suo irrompere al di là di ogni attesa e previsione.

Vigilare è essere disposti a lasciarsi sorprendere da Dio vivendo il presente pienamente e senza sconti.


Per la vita

Ma non dimenticate che santi non si nasce: il santo si forgia nel continuo gioco della grazia divina e della corrispondenza umana (…). Pertanto ti dico che, se vuoi comportarti da cristiano coerente (…) devi mettere una cura estrema nei particolari più minuti, perché la santità che il Signore esige da te si ottiene compiendo con amore di Dio il lavoro, i doveri di ogni giorno, che quasi sempre sono un tessuto di cose piccole. (Amici di Dio, 7)

San J.M. Escrivà

LITURGIA DELLA PAROLA
Dal libro del profeta Isaia 2,1-5

Messaggio che Isaìa, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme. Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: «Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri».

Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore.

Dal Salmo 121: Andiamo con gioia incontro al Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! (Rit.)

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide. (Rit.)

Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano;
sia pace nelle tue mura,
sicurezza nei tuoi palazzi. (Rit.)

Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: «Su di te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene. (Rit.)

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 13, 11-14

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti.
La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

Alleluia, alleluia.
Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.
Alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 24, 37-44

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

25 Novembre 2016

About Author

Gianni De Luca Nasce in Abruzzo, a Tagliacozzo in provincia dell'Aquila. Dopo avere conseguito il diploma di ragioniere e perito commerciale, si trasferisce a Roma, dove, attualmente, vive e lavora. Laureatosi in Economia e Commercio lavora due anni in Revisione e Certificazione dei bilanci prima di iniziare a collaborare con uno Studio associato di Dottori Commercialisti della Capitale. Decide, ad un certo punto, di seguire la nuova via che gli si è aperta e, così, consegue prima il Magistero in Scienze Religiose presso l'Istituto Mater Ecclesiae e, poi, la Licenza in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università San Tommaso d'Aquino in Urbe "Angelicum". Attualmente lavora come Insegnante di Religione cattolica negli Istituti di Istruzione superiore di Roma. Appassionato di Sacra Scrittura, tiene conferenze, anima da circa 20 anni un incontro biblico, presso l'Istituto M. Zileri delle Orsoline Missionarie del Sacro Cuore in Roma, e da circa 10 la Lectio divina sulle letture della Domenica presso la Basilica parrocchiale di Sant'Andrea delle Fratte. Animatore del gruppo di preghiera "I 5 Sassi", è organizzatore di pellegrinaggi e ritiri spirituali.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *