Con data del 21 de settembre 2024, il presidente della Conferenza Episcopale Peruviana, Mons. Héctor Miguel Cabrejos Vidarte, ha comunicato ai vescovi del Perù la creazione del Comitato Giuridico Canonico e Civile della Conferenza Episcopale Peruviana, frutto di una decisione esecutiva della Presidenza dell’istituzione ecclesiastica.
La creazione di un comitato giuridico all’interno di una Conferenza Episcopale non è un fatto particolarmente degno di nota, poiché in molte Conferenze Episcopali esistono istituzioni simili che offrono alle diocesi e agli organismi ecclesiastici consulenza giuridica su questioni che possono coinvolgere diverse istituzioni all’interno della giurisdizione della Conferenza.
La sorpresa è che questo nuovo Comitato Giuridico si aggiunge a due organismi già esistenti all’interno della CEP, che hanno un campo simile: la Commissione Giuridica della CEP e la Consulenza Legale della CEP. Ci troviamo quindi di fronte a tre organismi che condividono il campo del diritto canonico e civile in questioni ecclesiastiche.
Qual è, quindi, la caratteristica specifica di questo nuovo comitato? Lo chiarisce il Presidente della CEP nel suo comunicato: occuparsi di “casi di particolare rilevanza, di materia complessa e altamente sensibile”. In altre parole, si tratta di un comitato destinato a casi concreti, a differenza degli altri organismi, focalizzati sui casi più comuni. Sarebbe un organismo intermedio a cui le giurisdizioni ecclesiastiche invierebbero casi speciali e che fungerebbe da intermediario in questi casi con la Presidenza della CEP o con i Dicasteri della Curia Romana.
Nel comunicato non si fa menzione degli statuti di questo nuovo organismo, ma non è difficile nutrire qualche sospetto sull’intenzionalità che ne ha motivato la creazione. Bisogna tener presente che le Conferenze Episcopali non sono organismi giurisdizionali capaci di svolgere funzioni giuridiche, ma strumenti di comunione pastorale tra vescovi e istituzioni ecclesiastiche di una determinata area.
In questo senso, i servizi giuridici già esistenti nella CEP sembrano adempiere adeguatamente al loro ruolo in questo campo, e la creazione di un nuovo servizio per “casi di particolare rilevanza”, dipendente direttamente dalla Presidenza della CEP, risulta sorprendente.
È comprensibile che di fronte a casi giuridici particolarmente delicati i vescovi del Perù possano aver bisogno, in un determinato momento, di assistenza o consulenza specifica. Tuttavia, sono già stati istituiti da molto tempo meccanismi appropriati per rispondere a tali situazioni. Ad esempio, nei casi relativi ai crimini più gravi (delicta graviora), la sezione disciplinare del Dicastero per la Dottrina della Fede solitamente interviene direttamente, orientando i vescovi su come procedere. In qualsiasi momento, inoltre, i vescovi, che sono i responsabili dell’applicazione del diritto canonico nelle loro diocesi, possono richiedere tale assistenza o consultare i dicasteri competenti della Santa Sede attraverso la Nunziatura.
Perché, quindi, si considera necessaria la creazione di questo nuovo comitato? La spiegazione del Presidente della CEP è molto concisa e fa riferimento alla “necessità di affrontare questioni giuridiche che richiedono risposte dal diritto canonico, civile ed ecclesiastico”. Questa necessità proviene dai vescovi del Perù o dalla Presidenza della Conferenza Episcopale? Non è chiaro nel comunicato. I vescovi del Perù hanno espresso la necessità di un’istituzione di questo tipo che si aggiunga a quelle già esistenti all’interno dell’organigramma della CEP? Anche questa informazione non viene fornita.
È molto probabile che questi dubbi vengano chiariti in futuro, tramite comunicati stampa più dettagliati o man mano che il comitato giuridico comincerà a operare su casi concreti, ma al momento tutte queste domande rimangono aperte.
Ancor più sorprendente se si considera che è necessario che più di cinquanta vescovi vietino l’esercizio della difesa invece di rispondere giuridicamente ad essa. Questa sproporzione sembra indicare che le difese erano talmente ben preparate che l’unica soluzione era eliminare l’avvocato con qualunque misura lecita o illecita.
È vero che di recente abbiamo osservato come la CEP abbia agito come un organo giurisdizionale in materia canonica, cosa che non le compete, censurando il sacerdote Ricardo Coronado Arrascue e vietandogli l’esercizio delle sue funzioni di avvocato canonista, in casi in cui sono coinvolti diversi vescovi peruviani.
La controversa nomina del sacerdote Ricardo Angulo È inoltre importante soffermarsi sui membri di questa commissione. Nel caso degli avvocati civili, sono noti per una chiara inclinazione politica di sinistra, che sembra coincidere con la linea della conferenza episcopale. Ma nel caso dei canonisti, basta una rapida ricerca su internet per farsi un’idea di chi siano stati coinvolti in casi molto gravi, e si può congetturare chi o chi siano stati i loro protettori.
Il presidente dell’episcopato peruviano annuncia in quel comunicato – a cui ha avuto accesso InfoVaticana – che questo nuovo Comitato Giuridico Canonico e Civile della Conferenza Episcopale Peruviana sarà coordinato dall’Ecc.mo Mons. Juan José Salaverry Villareal O.P., Vescovo Ausiliare di Lima, e sarà composto da tre specialisti in Diritto Civile: il Dott. Luciano López Flores, il Dott. Walter Albán Peralta e il Dott. Eduardo Vega Luna; e tre specialisti in Diritto Canonico: P. Dott. Giampiero Gambaro, O.F.M. Cap., P. Dott. Iván Miller Vílchez Ríos e P. Lic. Ricardo Exequiel Angulo Bazauri.
Ciò che sorprende maggiormente è proprio la nomina di quest’ultimo sacerdote, Ricardo Exequiel Angulo, che è stato coinvolto in uno scandalo di pedofilia nel 2020.
Secondo un’inchiesta condotta dal quotidiano La Repubblica del Perù, il sacerdote dell’Arcidiocesi di Trujillo, Ricardo Angulo, è stato accusato di partecipare a feste dove venivano sfruttati sessualmente dei minori. Lui ha denunciato le presunte vittime per associazione illecita a delinquere. Riguardo al caso di P. Angulo Bazauri, La Repubblica ha indicato che un rappresentante dell’arcidiocesi di Trujillo «si era impegnato a fornirci ‘tutto ciò che abbiamo’, ma fino alla chiusura di questa indagine non era stato consegnato alcun documento».
«Tra i giovani che partecipavano alle feste dove presumibilmente si prostituivano minori, si trovava l’attuale presidente dell’Associazione delle Vittime di Abusi Sessuali del Perù, Héctor Reyes, secondo quanto ci ha raccontato “Andrés” e lo stesso Reyes ha confermato in un’intervista. Aveva già dichiarato, nel programma giornalistico Punto Final, di essere stato violentato da Tulio Montenegro e che uno dei membri della commissione che indaga sugli abusi sessuali nell’Arcidiocesi di Trujillo, Ricardo Angulo, partecipava anche a quelle feste», si legge nel report pubblicato da La Repubblica nel 2020. La vittima ha dichiarato di essersi «sentito a disagio quando ha saputo, il giorno in cui è andato a testimoniare davanti alla commissione ecclesiastica (14 maggio 2016), che Angulo sarebbe stato una delle persone che avrebbe esaminato il suo caso».
Da parte sua, il sacerdote si è difeso dicendo che “si tratta di una calunnia con lo scopo di screditare il mio servizio sacerdotale. È falso, come è stato dimostrato dall’incapacità di provare una cosa così grave davanti alla procura che ha indagato sul caso”.



Lascia un commento