Ancora una volta, il Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica dirige la sua macchina repressiva contro uno degli istituti più fiorenti della Chiesa.
Il recente decreto contro le Serve del Signore e della Vergine di Matará non è solo un intervento, ma un colpo spietato: si proibisce l’ammissione di nuove vocazioni per tre anni. Tre anni senza poter accogliere giovani che vogliono consacrarsi a Cristo. È così che Roma pensa di prendersi cura della vita consacrata?
È impossibile non leggere questa decisione senza indignazione. Mentre alcuni istituti agonizzano per mancanza di vocazioni, avendo svuotato il loro carisma fino all’irrilevanza, alle Serve, che portano il Vangelo fino ai confini della terra, si chiude la porta in faccia. È una beffa. Le si accusa di «mancanza di formazione» e di «governo inesperto». E qual è la soluzione? Asfissiarle, condannarle al silenzio e all’immobilità.
Se il problema fosse davvero la formazione, non sarebbe più logico inviare risorse, migliorare i processi, senza però fermare il lavoro missionario? Ma no. Qui emerge un chiaro schema: l’unica risposta è punire. Vogliono disciplinare i pochi che ancora credono veramente nel sacrificio, nella povertà e nell’obbedienza.
Che male fa una congregazione che cresce e porta speranza dove nessun altro osa andare? Questo non è aiuto, è un tentativo di smantellamento. È la chiusura forzata di porte e finestre per lasciare che la polvere dell’oblio e del tempo facciano il loro lavoro. E nel frattempo, dove sono gli interventi per coloro che deviano la fede dalle cattedre e dai pulpiti? Dove sono i divieti di accettare nuovi postulanti in quei luoghi dove la formazione è pura ideologia e attivismo?
Questo grida al cielo. Tre anni sono un’eternità per un istituto religioso. Con questa decisione, molte giovani perderanno l’opportunità di consacrare la propria vita. Molte anime resteranno senza risposta.
Che nessuno si illuda: questo decreto non cerca di proteggere. È una purga mascherata da correzione. Un altro colpo nella crociata contro tutto ciò che ancora brilla della luce autentica del Vangelo.
Non resta che pregare affinché questo supplizio finisca presto e che la Chiesa si risvegli prima che si estinguano coloro che ancora la amano e combattono per essa.



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