La Turchia ha vissuto una delle notti più lunghe della sua storia, la più importante almeno dal 1980 ad oggi. Dopo ore di bombardamenti e combattimenti per le strade di Istanbul e Ankara, il tentativo di Golpe messo in atto da una minoranza dell’esercito nazionale è fallito, e il presidente Erdogan è tornato al potere.
36 anni dopo l’ultimo putsch, la clamorosa azione dei militari golpisti ha spiazzato il mondo. Ad essere assaltati per primi sono stati l’aeroporto Ataturk di Istanbul, il Parlamento e le principali sedi della TV e dei mezzi di informazione di Stato, oltre alla chiusura della Rete internet e dei Social Network.
Dopo le prime dichiarazioni di Colpo di Stato riuscito e presa di potere da parte dei militari – e l’instaurazione della legge marziale e del coprifuoco – il presidente turco in carica Erdogan ha lanciato un appello tramite FaceTime, chiedendo ai cittadini di scendere in strada e resistere. Dopo aver tentato in un primo momento di fuggire all’estero – si è parlato di Germania, Inghilterra, ma anche Qatar – la situazione è definitivamente precipitata quando Erdogan è riuscito ad atterrare a Istanbul e a riprendere il potere. Un colpo di scena reso possibile dalla risposta della popolazione, riversatasi nelle strade in rivolta contro i militari, costretti a ritirarsi pur di non aprire il fuoco contro i civili.

Il tentativo fallito di Golpe, però, non è rimasto indolore e lo spargimento di sangue, nonostante i numerosi appelli anche da parte della comunità internazione, c’è stato ugualmente. Dopo la notte di guerriglia, infatti, il bilancio complessivo conta oltre 200 morti, quasi 1.200 feriti e altrettanti gli arresti della polizia – fin da subito rimasta leale a Erdogan – nei confronti di molti militari ritenuti responsabili del tentativo di Colpo di Stato e accusati ora di alto tradimento.
Secondo il presidente turco la mente che ha ideato il Golpe sarebbe l’imam e magnate Fethullah Gulen, ex alleato di Erdogan e da anni suo principale oppositore, auto-esiliatosi negli Stati Uniti. Lo stesso Gulen, però, in un comunicato, ha dichiarato la sua completa estraneità ai fatti accaduti, condannando il tentativo di Golpe e sottolineando come “sia particolarmente offensivo essere accusato di avere legami con un tentativo del genere”, avendo lui vissuto e sofferto vari colpi di Stato militari negli ultimi cinquant’anni.
Dopo la lunga notte della Turchia, in una situazione ancora molto incerta, l’Occidente si chiede quali saranno adesso le conseguenze, non solo interne al Paese, ma soprattutto per quanto riguarda lo scacchiere internazionale e i delicati equilibri del vicino e medio-oriente.

Lo stesso Occidente che però ieri sera si è dimostrato debole e inerme, non riuscendo a prendere una decisione netta e precisa durante gli avvenimenti. In un primo momento, infatti, in particolare la Germania della cancelliera Angela Merkel così vicina e in stretti rapporti con il governo eletto – soprattutto per la questione dei profughi -, aveva rifiutato l’autorizzazione all’atterraggio di Erdogan in suolo tedesco; per poi appoggiare “il governo democraticamente eletto” non appena arrivata la notizia del fallimento del Golpe; così come fatto anche dal presidente americano Barack Obama che è stato l’unico a schierarsi subito dalla parte del presidente turco.
Bisogna adesso seguire i primi avvicendamenti post golpe fallito, sperando che la situazione non degeneri ulteriormente e che Erdogan non sfrutti quanto successo per inasprire le molte leggi restrittive già attuate e incrementare il proprio potere, che negli ultimi mesi hanno portato la Turchia a fare molti passi indietro rispetto alle prospettive laiciste e moderate auspicate dagli eredi politici di Ataturk.


Lascia un commento