Donald Trump ha nominato il nono componente della Corte Suprema, il quarantanovenne Neil Gorsuch, finora giudice di corte d’appello federale.
Il giovane Gorsuch va a sostituire il defunto Antonin Scalia, il giudice conservatore morto a febbraio dello scorso anno, che aveva lasciato il posto vuoto e che l’ex presidente Obama non era riuscito a rimpiazzare. La decisione di Trump, di nominare il più giovane giudice nell’ultimo quarto di secolo, secondo molti analisti potrebbe incidere profondamente sugli orientamenti e sul futuro della magistratura costituzionale, soprattutto perché, essendo la nomina a vita, Gorsuch è destinato a ricoprire la carica per decenni in futuro.
L’importanza della nomina è data soprattutto dalle posizioni, come quelle di Antonin Scalia, fortemente conservatrici e improntate al pro-life. Neil Gorsuch, infatti, è un fervente antiabortista, contrario a ogni ipotesi di suicidio assistito per i malati terminali anche con patologie particolarmente dolorose, favorevole all’obiezione di coscienza delle imprese che si sono rifiutate, per motivi religiosi, di fornire ai loro dipendenti polizze sanitarie che includono anche la fornitura di contraccettivi. Il presidente Trump ha annunciato la nomina nel corso della sua prima diretta televisiva in prima serata dalla Casa Bianca e ha poi twittato: «Spero vi piaccia la mia nomina del giudice Neil Gorsuch per la Corte Suprema degli Stati Uniti. È una brava persona, rispettata da tutti».
Neil Gorsuch, dopo aver ricordato Scalia come «un leone della legge», ha detto che farà di tutto per poter essere – se la sua nomina verrà confermata – «un fedele servitore della Costituzione e delle leggi di questo grande Paese».
Dopo le discutibili decisioni sul blocco dei migranti e la proposta sempre più concreta di costruire il muro al confine con il Messico, continua – in questi primissimi giorni da Presidente – la politica altalenante del miliardario newyorkese. Una politica che forse non è pienamente condivisibile sulla lotta all’immigrazione e al tema del blocco degli accessi nel Paese, ma che – dall’altro lato della medaglia – è sicuramente più che lodevole perché dà un’accelerazione fondamentale al pro-life e alla difesa del diritto alla vita.



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