
L’Europa continua a fare passi indietro, a regredire. L’Europa continua ad essere – e forse lo è già da troppo tempo – il fantasma di se stessa, di quel meraviglioso continente e progetto che aveva (è difficile parlare al presente) delle profonde radici cristiane. L’Europa, culla della vita democratica, culla per la nascita di arti, mestieri e progresso, adesso sembra avvinarsi ad essere la culla della morte, la culla di chi quella vita e quelle nascite non le vuole più.
Il Parlamento europeo, infatti, ha approvato – ahinoi con larga maggioranza – una risoluzione per condannare la decisione di Trump di cancellare i finanziamenti alle Ong che praticano l’aborto. Ma non solo. La proposta – fortunatamente per adesso non vincolante per gli Stati membri – chiede di istaurare un fondo internazionale per finanziare l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza. Il Parlamento europeo – come si può leggere nel provvedimento – «condanna fermamente la norma global gag che vieta alle organizzazioni internazionali di ricevere dagli Usa finanziamenti per la pianificazione familiare se offrono servizi per l’aborto».
Una delle assurdità della risoluzione sono le “motivazioni” all’attacco contro la decisione del Presidente americano, che viene definita un «passo indietro nell’ambito dei diritti delle donne», e ovviamente non si fa nessun riferimento al diritto alla vita di ogni bambino. Poi, appunto, la proposta di creare «un fondo internazionale per finanziare l’accesso al controllo delle nascite e all’aborto sicuro e legale, utilizzando i fondi allo sviluppo a livello nazionale e europeo, al fine di colmare il divario finanziario» provocato dalla decisione di Trump. Come riporta anche il sito di Avvenire, l’Europa sta correndo in aiuto alle associazioni abortiste per fare in modo che la decisione di Trump non abbia più forti ripercussioni sui bilanci di queste organizzazioni.
Dunque più che la donna e i suoi diritti in primo piano – come la proposta vorrebbe far credere – quello ad essere messo al centro è il Dio Denaro, perché l’aborto continua a costituire, in tutto il mondo, una portentosa macchina di soldi. Basti pensare che solamente negli States, il giro di affari della cosiddetta “pianificazione familiare” muove più di mezzo miliardo di dollari. È bene sottolinearlo: solo negli Usa, figuriamoci in tutto il mondo.
La proposta è contenuta nella risoluzione più ampia – e assolutamente condivisibile – sulla sessione della Commissione Onu sullo status delle donne. Documento che contiene anche e soprattutto i temi della parità di accesso al lavoro; del no alla violenza sulle donne; del contrasto al lavoro minorile; della partecipazione delle donne in tutti gli ambiti decisionali. Non si capisce però come una tale proposta possa davvero considerarsi a favore delle donne, quando in realtà va a distruggere il diritto alla vita, alla nascita, e quindi ad un futuro, per un altro essere umano, con uguali diritti come le donne: i bambini.
L’emendamento a favore dell’aborto è stato presentato dai gruppi socialisti e democratici, dalla sinistra del Gue e dai Verdi. A votare contro invece larga parte del Partito Popolare Europeo, tra cui in particolare quasi tutti i vari esponenti parlamentari di Udc, Forza Italia, Lega Nord, Movimento 5 Stelle, del gruppo conservatore Ecr e dei gruppi Efdd e Enfm.


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