
Una denuncia choc, quella della star della pallacanestro femminile americana Candice Wiggins, trentenne per otto anni giocatrice della Wnba, l’equivalente della Nba maschile. Bullizzata, vessata, insultata, maltrattata fino a dover annunciare definitivamente il ritiro, nonostante le avessero offerto altri due anni di contratto. La sua colpa? Quella di essere eterosessuale.
Secondo le dichiarazioni della cestista, riportate anche da alcuni organi di stampa italiana, tra cui il Corriere della Sera, ma ovviamente lasciate da parte dall’opinione pubblica e dagli stessi social che sembrano prediligere le toilette americane, sarebbe stata molestata per tutta la sua carriera, all’interno di un mondo, quello del basket femminile, dove «il 98% delle giocatrici è omosessuale».
La testimonianza della Wiggins è arrivata sulle pagine del San Diego Union Tribune e racconta di una «cultura dominante molto conformista» che per lei era diventata tossica, tanto da spezzare la sua voglia di giocare. «Il messaggio che ricevevo – ha detto – era ‘noi sappiamo chi sei e tu devi sapere che non ci piaci’». Un ambiente, dunque, come ha raccontato, dove c’è molta gelosia: «cercavano di farmi male in ogni modo – ha proseguito – e in vita mia non mi sono mai sentita dare della puttana così spesso».
Le dichiarazioni di Candice Wiggins hanno scatenato subito polemiche e un acceso dibattito. Molti gli attestati di solidarietà nei suoi confronti, ma anche le accuse di essersi inventata tutto perché altre giocatrici dicono di non aver mai vissuto situazioni simili all’interno del campionato e del mondo del basket femminile. La Wiggins, che ha dimostrato un grande coraggio anche se lei stessa non lo vuole definire così, ma ha comunque detto che «sarebbe stato vile tacere», ha concluso dicendo di sentirsi bene adesso, perché questa esperienza l’ha resa più forte e non ha nemici nella sua vita.


Lascia un commento