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San Giuseppe: la “tomba del giusto”, la vera casa di Gesù?
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San Giuseppe: la “tomba del giusto”, la vera casa di Gesù?

fonte: infovaticana.it

Alcuni scavi archeologici condotti nel corso dei decenni presso il Convento delle Religiose di Nazareth hanno permesso di scoprire uno dei luoghi più accreditati ad essere considerato la vera casa dove la Sacra Famiglia di Nazareth visse e quindi dove crebbe Gesù bambino per molti anni della sua vita. Il luogo è definito anche “la tomba del giusto”, con riferimento dunque a San Giuseppe. Ripercorriamo brevemente la storia della scoperta archeologica (fonte: gli scritti.it) con delle foto di quei luoghi scattate da infovaticana.it


Il 18 ottobre 1884, un operaio, che stava pulendo una cisterna a nord dell’abitazione, cadde in un vuoto profondo cinque metri. I suoi compagni accorsi per aiutarlo smossero una pietra che sparì nel vuoto, che permise loro di scoprire una grande sala sotterranea con una bella volta a crociera e un camino otturato.

Le Religiose del convento cominciarono subito a pulire il luogo, portando alla luce l’intera struttura, arrivando a scoprire una grotta 16 m di lunghezza e di 4 o 7 m di larghezza e di 8 m di altezza. La grotta a cupola aveva un’apertura che lasciava passare la luce, da cui il nome di “grotta illuminata”. Sotto questa cupola, si scoprirono quattro piccoli bacini tagliati nella roccia, disposti a gradini svuotantisi l’uno nell’altro. Nel fango le religiose trovarono molti oggetti interessanti: pezzi di marmo scolpito, monete bizantine e romane, avanzi di colonne, frammenti di lampade in terra cotta, pezzi di stoffa riccamente ricamati, e molte tessere di mosaico colorato verde, rosa, blu, rosso. La madre Giraud, Superiora di quel tempo, si ricordò di tutte le osservazioni che erano state fatte al loro arrivo, fra l’altro quella che il terreno che acquistavano custodiva: “la tomba del giusto”, e che non aveva mai preso, fin lì, in considerazione.

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In quello stesso anno 1885, le religiose messe in contatto con Victor Guérin, esperto archeologo, ricevettero un testo di Arculfo. Questo vescovo della Gallia, venuto in Terra Santa nel 670, accennava a due grande chiese nel centro di Nazareth.

Le religiose continuarono gli scavi e nei cinque anni di esplorazione scoprirono una seconda grotta a nord-est della prima, completamente sepolta sotto il fango, che (per ben 40 cm) la copriva, trasportato dalle acque che scorrevano e che contenevano resti di stoffe preziose e ricamate con filo d’oro. Si trovarono anche lampade in terra cotta, vasi di vetro per profumi e unguenti e vasi iridati. Arrivati al fondo della grotta si scoprì un’apertura in forma di porta, che conduceva a una piccola stanza a volta. Tutte queste volte possono essere del IV o V secolo.

Nella grotta rischiarata si scoprì, dietro un muro concavo, la base di due tombe a forno e proprio vicino, in un’altra tomba si trovò uno scheletro, di sesso maschile, sepolto seduto, con un anello al dito senza però la pietra preziosa. Infine, nella parete a est, di fronte al muro concavo, si trovò l’ultimo gradino dell’antica scala che permetteva l’entrata in questa grotta.

Nel 1889 si continuarono gli scavi partendo dalla volta a crociera. Prolungando la grotta rischiarata, si raggiunse uno stretto passaggio con un soffitto a volta e con una piccola finestra, da cui si intravedeva una nuova cavità e si scorgeva una volta a botte. Ma prima di averla raggiunta la volta crollò per le piogge torrenziali del 1891, ostruendo in parte questa nuova sala. Le religiose dovettero entrare dalla parte est ripartendo dalla volta a crociera.

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A partire dal 1900 le religiose iniziarono una nuova serie di lavori per rispondere alle necessità apostoliche della regione: chiusero la loro proprietà con un muro di cinta e costruirono la chiesa e una grande stanza vicino al terreno dei francescani. In quest’epoca il Padre Séjourné, priore dei domenicani della scuola biblica di Gerusalemme, scriveva alla superiora delle religiose di Nazareth di procedere con prudenza in questi lavori, perché a destra della scala benedettina che si era appena scoperta, avrebbe dovuto esserci una stanza.

Le religiose trovarono effettivamente una camera che chiamarono “la stanza della Vergine”, a ovest della scala riparata dalla volta crollata nel 1891. Questa camera era protetta da una bella volta e si apriva con due archi costruiti dai crociati. A est della scala si trovò una seconda scala.

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Ai piedi di un muro, si scoprì una pietra quadrata e sotto si vide una seconda pietra che sembrava coprire un’apertura. Levata con difficoltà questa seconda pietra, si trovò l’apertura di un cammino quadrato. Le religiose presenti scrissero nel diario della comunità che in quel momento si sprigionò da questa apertura un intenso profumo di incenso che durò per parecchi giorni. Scese con una scala, si trovarono in una stanza rotonda, interamente tagliata nella roccia, e con un soffitto a forma di cupola. In questa camera fu trovato una specie di altare primitivo, formato da due pietre sovrapposte. Sull’altare vi era una pietra modellata, una piccola catena, un cucchiaio per comunione, delle piccole lampade in terra cotta e, appesi al muro, degli speroni di cavalieri, come se fossero degli ex-voto. Tutto questo materiale lasciava supporre che la camera avesse potuto essere utilizzata in quell’epoca come cappella. Forse proprio in onore di qualche santo? Forse la misteriosa tomba del Giusto?

All’interno si videro due aperture bloccate da pietre dietro le quali si scoprì una camera sepolcrale giudaica con due tombe dette anche loculi. Levate queste pietre, si scoprì la pietra rotonda che si fa rotolare, classica delle tombe dei giudei nel periodo erodiano (primo secolo). Poiché era chiusa, fu impossibile smuoverla dall’interno. Bisognò uscire dalla tomba, scavare dei gradini per poter smuovere la grande pietra rotonda dall’esterno. Scavando si trovò una grande quantità di tessere di un pavimento di mosaico colorato.

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20 Marzo 2017

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