Il conflitto relativo al santuario di Torreciudad, segnato dal confronto tra l’Opus Dei e il vescovo di Barbastro-Monzón, Ángel Pérez Pueyo, ha generato una crisi che mescola decisioni unilaterali, tensioni con la Conferenza Episcopale Spagnola e costanti appelli a Roma.
1) L’inizio delle negoziazioni
Circa due anni fa, l’Opus Dei ha formalmente richiesto al vescovo di Barbastro-Monzón di avviare l’iter per il riconoscimento di Torreciudad come santuario diocesano, un passo preliminare verso il possibile riconoscimento come santuario nazionale e internazionale.
2) Cambiamento delle regole e un canone spropositato
Le negoziazioni sembravano procedere bene, ma a metà strada il vescovo Pérez Pueyo ha deciso di cambiare le condizioni dell’accordo. Si vocifera che il cardinale Ghirlanda abbia avuto un ruolo di consigliere fomentatore. Una delle richieste più controverse è stata l’imposizione di un canone annuale di 600.000 euro alla Prelatura, una cifra considerata sproporzionata e ingiustificata. Questa richiesta ha provocato il rifiuto immediato dell’Opus Dei e un clamore pubblico che ha costretto il vescovo a ritirare la proposta per evitare ulteriori polemiche. Da quel momento, i rapporti si sono irrimediabilmente deteriorati e l’Opus Dei ha deciso di resistere.
3) Il conflitto sul rettore
In un tentativo di forzare la situazione, il vescovo ha chiesto all’Opus Dei una terna di candidati per scegliere il nuovo rettore del santuario. L’Opus Dei ha rifiutato categoricamente, sostenendo che, secondo l’accordo vigente, la nomina del rettore di Torreciudad spetta alla Prelatura e non al vescovo diocesano. Nonostante ciò, Pérez Pueyo ha nominato unilateralmente un sacerdote di sua fiducia, un anziano che celebra messa solo il sabato. Una decisione simbolica e provocatoria che ha ulteriormente alimentato le tensioni.
4) Intervento di Roma
L’inasprirsi delle posizioni ha spinto Pérez Pueyo a cercare sostegno a Roma. Papa Francesco, consapevole della gravità del conflitto, ha nominato un mediatore plenipotenziario per trovare una soluzione che soddisfi entrambe le parti. Attualmente, il mediatore sta ascoltando le parti coinvolte. Nel frattempo, Pérez Pueyo si reca frequentemente a Roma per raccontare, secondo alcuni osservatori, la propria “sofferenza” ai piedi del colonnato di Bernini.
5) L’annuario della Conferenza Episcopale
In questo contesto, la Conferenza Episcopale Spagnola ha pubblicato il suo annuario 2023, dove Torreciudad appare come un santuario spagnolo, con foto a colori incluse. Questa inclusione ha suscitato polemiche: se Torreciudad è riconosciuto come santuario nell’annuario ufficiale, ciò non rappresenta un riconoscimento implicito del suo status canonico?
6) La reazione del vescovo
La pubblicazione dell’annuario ha provocato l’ira di Pérez Pueyo, che ha richiesto la rimozione di ogni riferimento a Torreciudad. Una settimana dopo, la Conferenza Episcopale ha modificato l’annuario e pubblicato una nota stampa per giustificare il cambiamento, dichiarando che si trattava di un errore.
7) Incoerenze e domande aperte
Questa situazione ha sollevato nuove domande: perché il vescovo nomina un rettore per un “oratorio semi-pubblico”? Perché l’ufficio comunicazione della Conferenza Episcopale si presta a questa disputa senza consultare il resto dell’episcopato?
8) Ribellione a Barbastro-Monzón
Il 16 dicembre, i sacerdoti della diocesi si sono riuniti a Torreciudad per il tradizionale incontro natalizio, nonostante il conflitto. L’assenza del vescovo nella foto ufficiale è significativa: i sacerdoti hanno deciso di ignorare la sua posizione.
9) Una battaglia che danneggia la Chiesa
Il caso Torreciudad riflette una gestione poco accorta che danneggia l’immagine della Chiesa. La crisi evidenzia la necessità di una leadership chiara e di una comunicazione efficace, soprattutto in situazioni con un impatto spirituale e amministrativo rilevante. I fedeli, come sempre, sono le principali vittime di questa divisione.



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