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Il Vaticano si “Luce” in un Paese multicolore: caricaturizzare il sacro
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Il Vaticano si “Luce” in un Paese multicolore: caricaturizzare il sacro

Da dove iniziare con questo disastro stilistico? A prima vista, questa mascotte sembra più adatta a promuovere una linea di giocattoli collezionabili che a rappresentare la solennità di un Giubileo. Un evento che dovrebbe invitare alla riflessione spirituale e alla comunione con Dio viene oscurato da una caricatura infantile degna di un videogioco per smartphone.

Dov’è il rispetto per la liturgia e il patrimonio religioso? “Luce”, con i suoi enormi occhi scintillanti, l’impermeabile giallo e l’aspetto da cartone animato, trasmette tutto fuorché profondità spirituale. Questo tentativo di “modernizzare” l’immagine della Chiesa dimostra un inquietante distacco dalle sue radici. Davvero si pensava che un personaggio stile kawaii fosse la strada ideale per ispirare pellegrinaggi e raccoglimento?

Luce e i suoi amici —Faith, Xin e Sky— vengono presentati come ambasciatori dei valori del Giubileo: speranza, fede e resilienza. Tuttavia, questo quartetto multicolore sembra più un tentativo disperato di accumulare like su Instagram che un invito serio alla conversione. Invece di elevare i cuori verso Dio, queste figure sembrano progettate per intrattenere, diluendo il messaggio di fede nel linguaggio vuoto della cultura pop.

È inevitabile chiedersi se chi ha approvato questa iniziativa comprenda il peso storico e teologico di un Giubileo. Trasformare un evento di tale portata in un’operazione di marketing ne banalizza l’essenza. Invece di spingere i fedeli a una riflessione più profonda, sembra che l’obiettivo sia guadagnare applausi superficiali in fiere commerciali o eventi di comic-con.

La scelta del designer, Simone Legno, noto per il suo lavoro con marchi commerciali e per iniziative legate al “gay pride”, alimenta ulteriormente le polemiche. Sebbene il Vaticano sostenga che “Luce” “risuoni con i giovani”, sorge spontanea una domanda: perché non affidarsi a un artista che comprenda e rispetti a fondo la ricchezza spirituale della Chiesa?

Inoltre, il dettaglio del rosario con i colori dell’arcobaleno non sembra affatto casuale. Anche se la Chiesa insiste nel definirlo come simbolo dell’alleanza con Dio, non si può ignorare il significato ambiguo che questo elemento ha assunto nel contesto attuale. Si tratta dell’ennesima “apertura al dialogo” che rischia di confondere piuttosto che evangelizzare?

Ci troviamo di fronte a una Chiesa che sembra preferire discorsi altisonanti e pieni di “speranza inclusiva” e “dialogo culturale”, mentre Cristo viene relegato in secondo piano. Si parla di inutilità, come queste mascotte animate, e troppo poco di ciò che conta davvero: la croce, il sacrificio, il peccato, la redenzione.

Una Chiesa che non proclama Cristo non ha nulla da offrire. Parlano di “speranza” come fosse uno slogan, ma dimenticano che la speranza cristiana è radicata nella risurrezione e nella vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. Dove si trova questo messaggio? Non in “Luce”, né nei suoi amici, né nei discorsi del Dicastero per l’Evangelizzazione.

Non abbiamo bisogno di caricature o di strategie vuote per “connetterci con i giovani”. Abbiamo bisogno di una Chiesa che abbia il coraggio di sfidare il mondo con la verità, che dica ciò che è scomodo e che rifiuti queste frivolezze di moda che allontanano le anime da ciò che realmente salva.

Il problema non è solo “Luce”; è ciò che essa rappresenta. Questo tipo di iniziative sono il sintomo di una Chiesa più interessata ad adattarsi al mondo che a trasformarlo con il potere del Vangelo.

Il Giubileo non ha bisogno di strategie di marketing vuote né di personaggi infantili per essere rilevante. Ha bisogno di leader che comprendano l’importanza della dignità, della solennità e della tradizione. Perché quando la Chiesa rinuncia al suo carattere controcorrente, smette di essere luce per il mondo e diventa una semplice ombra dello spirito secolare.

Se questo è il meglio che si può offrire per il Giubileo, allora è un riflesso preoccupante della nostra disconnessione con l’essenziale. Ciò di cui i giovani hanno bisogno non è una mascotte, ma una Chiesa coraggiosa che parli loro della croce, del sacrificio, del peccato e della vita eterna. Non distraiamoci con cartoni animati: puntiamo lo sguardo su Cristo.

27 Dicembre 2024

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