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Il Papa chiede di porre fine alla “piaga dell’antisemitismo e a ogni forma di discriminazione e persecuzione religiosa”
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Il Papa chiede di porre fine alla “piaga dell’antisemitismo e a ogni forma di discriminazione e persecuzione religiosa”

Durante l’Angelus di questa domenica, Papa Francesco ha meditato sul passo del Vangelo di Luca in cui Gesù, nella sinagoga di Nazareth, proclama il compimento delle Scritture annunciando la sua missione come Messia.

Questo messaggio ha sconcertato i suoi compaesani, incapaci di riconoscerlo oltre la sua umanità vicina. Il Papa ha sottolineato che questo episodio interpella anche i cristiani di oggi, esortandoli a riscoprire in Gesù la salvezza che offre e ad aprire il cuore al suo messaggio liberatore, rivolto in particolare ai poveri e agli oppressi.

Dopo l’Angelus, il Papa ha espresso la sua preoccupazione per la crisi umanitaria in Sudan e Sud Sudan e per gli sfollati in Colombia a causa degli scontri a Catatumbo. Inoltre, ha ricordato la Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra e la Giornata Internazionale in Memoria delle Vittime dell’Olocausto, condannando l’antisemitismo e ogni forma di discriminazione.

Nei suoi saluti finali, ha rivolto un pensiero ai giornalisti presenti nel loro Giubileo, ai pellegrini di vari Paesi e ai bambini dell’Azione Cattolica, invitandoli a essere testimoni di pace e fraternità.

Ecco le parole complete pronunciate dal Papa:

Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

L’evangelista Luca ci presenta oggi Gesù nella sinagoga di Nazareth, il villaggio dove è cresciuto. Gesù legge il passo del profeta Isaia che annuncia la missione evangelizzatrice e liberatrice del Messia e poi, nel silenzio generale, afferma: «Oggi si è compiuta questa Scrittura» (cfr. Lc 4,21).

Immaginiamo la sorpresa e il disorientamento dei concittadini di Gesù, che lo conoscevano come il figlio del falegname Giuseppe e mai avrebbero pensato che potesse presentarsi come il Messia. Erano sconcertati. Eppure, è proprio ciò che accade: Gesù proclama che, con la sua presenza, è giunto «l’anno di grazia del Signore» (v. 19). È un annuncio di gioia per tutti, specialmente per i poveri, i prigionieri, i ciechi, gli oppressi, come dice il Vangelo (cfr. v. 18).

Quel giorno, a Nazareth, Gesù mise i suoi interlocutori davanti a una scelta sulla sua identità e missione. Nella sinagoga, nessuno poté evitare di chiedersi: è solo il figlio del falegname che si attribuisce un ruolo che non gli spetta, o è davvero il Messia inviato a salvare il popolo dal peccato?

L’evangelista ci dice che i nazareni non riuscirono a riconoscere in Gesù il consacrato del Signore. Credevano di conoscerlo troppo bene, e questo, invece di facilitare l’apertura delle loro menti e dei loro cuori, li bloccò, come un velo che oscura la luce.

Fratelli e sorelle, questo evento, con le dovute analogie, accade anche oggi a noi. La presenza e le parole di Gesù ci interrogano; anche noi siamo chiamati a riconoscere in Lui il Figlio di Dio, il nostro Salvatore. Ma può succedere, come accadde allora ai suoi compaesani, di credere di conoscerlo già, di sapere già tutto di Lui: siamo cresciuti con Lui a scuola, in parrocchia, al catechismo, in un Paese di cultura cattolica… E così, anche per noi, Gesù diventa una Persona vicina, anzi, “troppo” vicina.

Proviamo allora a chiederci: avvertiamo l’autorità unica con cui parla Gesù di Nazareth? Riconosciamo che è portatore di un annuncio di salvezza che nessun altro può offrirci? E io, mi sento bisognoso di questa salvezza? Sento che, in qualche modo, anche io sono povero, prigioniero, cieco, oppresso? Solo allora, il “tempo di grazia” sarà anche per me!

Rivolgiamoci con fiducia a Maria, Madre di Dio e Madre nostra, perché ci aiuti a riconoscere Gesù.

28 Gennaio 2025

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