Durante l’udienza generale, Papa Francesco ha affidato la lettura della catechesi a un funzionario della Segreteria di Stato a causa della difficoltà nel parlare dovuta a un raffreddore.
Tuttavia, vi offriamo il testo completo della catechesi di questo mercoledì, incentrata sull’infanzia di Gesù:
Ciclo di catechesi – Giubileo 2025. Gesù Cristo, nostra speranza. I. L’infanzia di Gesù. 4. «Beata colei che ha creduto» (Lc 1,45). La Visitazione e il Magnificat
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Oggi contempliamo la bellezza di Gesù Cristo, nostra speranza, nel mistero della Visitazione. La Vergine Maria visita santa Elisabetta, ma è soprattutto Gesù, nel grembo di sua Madre, che visita il suo popolo (cfr Lc 1,68), come afferma Zaccaria nel suo inno di lode.
Dopo lo stupore e l’ammirazione per l’annuncio dell’Angelo, Maria si alza e si mette in cammino, come tutti coloro che sono stati chiamati nella Bibbia, perché «l’unico atto con cui l’essere umano può rispondere a Dio che si rivela è quello della disponibilità illimitata» (H.U. von Balthasar, Vocazione, Roma 2002, 29). Questa giovane figlia d’Israele non sceglie di proteggersi dal mondo, non teme i pericoli e i giudizi degli altri, ma si apre all’incontro con gli altri.
Quando una persona si sente amata, sperimenta una forza che mette in movimento l’amore; come dice l’apostolo Paolo, «l’amore di Cristo ci possiede» (2Cor 5,14), ci spinge, ci muove. Maria sente l’impulso dell’amore e si reca ad aiutare una donna che è sua parente, ma che è anche un’anziana che, dopo una lunga attesa, accoglie una gravidanza inattesa, difficile da affrontare alla sua età. La Vergine va a casa di Elisabetta anche per condividere con lei la fede nel Dio dell’impossibile e la speranza nel compimento delle sue promesse.
L’incontro tra le due donne produce un impatto sorprendente: la voce della «piena di grazia», che saluta Elisabetta, provoca la profezia nel bambino che l’anziana porta in grembo e suscita in lei una duplice benedizione: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!» (Lc 1,42). E anche una beatitudine: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (v. 45).
Di fronte al riconoscimento dell’identità messianica di suo Figlio e della sua missione come madre, Maria non parla di sé, ma di Dio, ed eleva una lode colma di fede, speranza e gioia, un canto che risuona ogni giorno nella Chiesa durante la preghiera dei Vespri: il Magnificat (Lc 1,46-55).
Questa lode a Dio Salvatore, che sgorga dal cuore della sua umile serva, è un solenne memoriale che sintetizza e compie la preghiera d’Israele. È intessuta di richiami biblici, segno che Maria non vuole cantare “fuori dal coro”, ma sintonizzarsi con i Padri, esaltando la sua compassione per gli umili, quei piccoli che Gesù, nella sua predicazione, dichiarerà «beati» (cfr Mt 5,1-12).
La forte presenza del tema pasquale fa del Magnificat anche un canto di redenzione, che ha come sfondo la memoria della liberazione d’Israele dall’Egitto. I verbi sono tutti al passato, permeati da una memoria d’amore che accende di fede il presente e illumina di speranza il futuro: Maria canta la grazia del passato, ma è la donna del presente che porta nel grembo il futuro.
La prima parte di questo cantico loda l’azione di Dio in Maria, microcosmo del popolo di Dio che aderisce pienamente all’alleanza (vv. 46-50); la seconda ripercorre l’opera del Padre nel macrocosmo della storia dei suoi figli (vv. 51-55), attraverso tre parole chiave: memoria – misericordia – promessa.
Dio, che si è chinato sulla piccola Maria per compiere in lei «grandi cose» e renderla Madre del Signore, ha iniziato a salvare il suo popolo a partire dall’Esodo, ricordando la benedizione universale promessa ad Abramo (cfr Gn 12,1-3). Il Signore, Dio fedele per sempre, ha riversato un flusso ininterrotto di amore misericordioso «di generazione in generazione» (v. 50) sul popolo fedele all’alleanza, e ora manifesta la pienezza della salvezza nel suo Figlio, inviato per liberare il popolo dai suoi peccati. Da Abramo a Gesù Cristo, fino alla comunità dei credenti, la Pasqua appare così come la chiave di lettura per comprendere ogni successiva liberazione, fino a quella realizzata dal Messia nella pienezza dei tempi.
Cari fratelli e sorelle, chiediamo oggi al Signore la grazia di saper attendere il compimento di tutte le sue promesse; e che ci aiuti ad accogliere nelle nostre vite la presenza di Maria. Mettendoci alla sua scuola, scopriamo che ogni anima che crede e spera “concepirà e genererà il Verbo di Dio” (Sant’Ambrogio, Esposizione del Vangelo secondo San Luca 2, 26).
Saluti
Saluto cordialmente i pellegrini di lingua spagnola. In questo Anno Giubilare, vi invito a innalzare a Dio il canto del Magnificat, come Maria, ricordando con gratitudine le grandi cose che Egli ha fatto nella nostra vita. Che Gesù vi benedica e la Vergine Santa vi protegga. Grazie mille.



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