In un’intervista concessa a The Pillar, il nuovo vescovo di Oslo ha condiviso aspetti fondamentali del suo percorso vocazionale, la sua visione pastorale per la Chiesa in Norvegia e il suo impegno per l’evangelizzazione e la carità. Con soli 46 anni, la sua esperienza comprende destinazioni tanto diverse come Londra, Roma, Vienna, New York e Tegucigalpa. Il suo motto episcopale, Lex tua veritas (“La tua legge è verità”), è una chiave per comprendere sia la sua formazione teologica che la sua sensibilità liturgica.
Una vocazione segnata dalla ricerca della verità liturgica
Convertitosi al cattolicesimo a vent’anni, dopo un’adolescenza vissuta attivamente nella Chiesa luterana di Norvegia, il nuovo vescovo di Oslo indica che i dibattiti dottrinali sull’Eucaristia e sull’episcopato lo portarono a mettere in discussione la sua appartenenza alla Chiesa di Stato.
Fin dall’inizio della sua conversione, sentì una chiara vocazione al sacerdozio cattolico, senza esitazioni né resistenze: “Ho trovato la perla di grande valore in una vita dedicata alla Chiesa”.
La diocesi di Oslo: tra secolarizzazione e rinnovamento liturgico
Il vescovo descrive la diocesi che ora guida come una Chiesa viva in un contesto fortemente secolarizzato. Con meno di 30 parrocchie e circa 250.000 fedeli, la diocesi accoglie una grande diversità culturale e linguistica. Spiccano i suoi 90 sacerdoti, diversi conventi e un numero crescente di seminaristi.
La Norvegia, tradizionalmente protestante e sempre più secolarizzata, mostra segni di apertura al cattolicesimo. Il vescovo menziona come fattori rilevanti la visita di San Giovanni Paolo II nel 1989, l’interesse culturale per la religione e il contatto dei norvegesi con paesi cattolici come l’Italia e la Spagna.
Tre priorità: evangelizzazione, carità e vita parrocchiale
Guardando al futuro, il vescovo di Oslo ha individuato tre priorità pastorali: l’evangelizzazione, la carità e il rafforzamento della vita parrocchiale. In un paese ricco come la Norvegia, nuove forme di povertà — come la solitudine, le dipendenze o l’esclusione scolastica dovuta alla mancanza di risorse — richiedono una risposta pastorale urgente.
L’eredità del suo predecessore e la collaborazione episcopale
Il nuovo vescovo succede a Mons. Bernt Eidsvig, di cui è stato segretario tra il 2007 e il 2008. Egli sottolinea due lasciti importanti: la costruzione della nuova cattedrale di San Olaf a Trondheim — l’unica cattedrale cattolica costruita in Europa negli ultimi tempi — e la crescita pastorale della diocesi, che è passata da 45.000 fedeli nel 2005 a un numero molto più elevato grazie all’immigrazione da paesi come Polonia e Lituania.
Sulla sua relazione con il vescovo Erik Varden, di Trondheim, mette in evidenza la complementarità dei loro carismi:
Una Chiesa viva con uno sguardo universale
La sua esperienza nella Chiesa degli Stati Uniti — dove ha servito come diplomatico alle Nazioni Unite e come docente a Baltimore — gli ha lasciato un’impressione molto positiva:
Anche molti giovani cattolici norvegesi oggi seguono risorse formative in inglese e spagnolo provenienti da quel paese.
Un tocco personale… e tradizionale
Una curiosità al termine dell’intervista è stata la spiegazione della sua barba. Alcuni prelati a Roma lo hanno scambiato per un frate cappuccino o per un sacerdote del rito orientale.



Lascia un commento