
Un Paese su 5 nel mondo non garantisce la libertà religiosa e, in una situazione che è peggiorata negli ultimi dodici mesi, in alcuni territori si registrano episodi di vera e propria persecuzione. È questo il quadro che emerge dal “Rapporto 2016 sulla libertà religiosa”, presentato oggi da Aiuto alla Chiesa che Soffre, presso la Sala Stampa Estera.
Sono stati analizzati un totale di 196 Paesi, dei quali 38 “mostrano indiscutibili prove di violazioni significative alla libertà religiosa”. Inoltre, 23 di questi sono stati classificati nella categoria “persecuzione”, mentre gli altri quindici nella categoria “discriminazione”. Rispetto allo scorso anno il rispetto di questa libertà è dunque peggiorato in ben quattordici Paesi. Gli Stati dove si registrano le maggiori criticità sono – tra gli altri – soprattutto Bangladesh, Eritrea, Kenya, Pakistan, Sudan e Yemen.
La fondazione Pontificia, nella sua analisi, ha sottolineato come il diffondersi del fondamentalismo, soprattutto di matrice islamica, ha causato e sta causando anche ondate migratorie senza precedenti. Secondo gli analisti di ACS, questo massiccio numero di rifugiati – aumentati nello scorso anno di quasi 6 milioni di persone – si è registrato anche da paesi come Afghanistan, Somalia e Siria. Anche e soprattutto in questi territori l’iper-estremismo islamico ha avuto un ruolo chiave e, fin dalla metà del 2014, in una nazione su cinque si sono verificati attacchi terroristi di matrice jihadista. Inoltre, secondo quanto dichiarato nel corso della presentazione da Alessandro Monteduro, Direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre – Italia, la “maglia nera” va alla Corea del Nord, dove si registra la situazione più terribile per i cristiani presenti e per tutti gli altri fedeli di qualsiasi gruppo e confessione religiosa.
Alfredo Mantovano, Presidente di ACS-Italia, ha affermato, aprendo la presentazione di questa mattina, che “il Rapporto è uno strumento per sostenere le comunità perseguitate attraverso i progetti”. Questa iniziativa “serve per dare una sveglia sul tema della persecuzione”, ha dichiarato Marco Tarquinio, direttore di Avvenire e moderatore dell’incontro. Ad intervenire anche il Presidente Internazionale di ACS, il Cardinale Mauro Piacenza, che ha ribadito che “la libertà religiosa deve essere tutelata in ogni ordinamento giuridico. In particolare – ha affermato – le moderne democrazie non debbono fondarsi sul relativismo, bensì sul rispetto della libertà religiosa, che deve essere riscoperta nel foro pubblico.”
“Alla radice del fondamentalismo – ha poi aggiunto il Giudice Costituzionale Giuliano Amato – c’è la laicizzazione estrema che intende sradicare la religione, e che genera una reazione identitaria; comprimere la religione determina una distorsione del sentimento religioso”. Una di queste pericolose forme di laicizzazione, ha detto, è “anche quella francese, che può favorire la reazione fondamentalista”.
Infine la testimonianza è stata portata da S.E. Mons. Jacques Behnan Hindo, Arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi (Siria). Nel suo intervento il prelato ha precisato che “la sharia nega la libertà di coscienza”, e che “in Siria non c’è libertà per i Cristiani” e questo soprattutto perché in quella nazione, storicamente terra di invasioni, “l’Islam è politico. Daesh non è solo anticristiano – ha concluso -, è anti tutti quelli che non sono Daesh”.
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