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Il licenziamento del vescovo Strickland non era valido?
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Il licenziamento del vescovo Strickland non era valido?

Il vescovo Joseph Strickland è stato rimosso dalla sua sede di Tyler, in Texas, con un mandato vaticano che non conteneva alcuna spiegazione, e non è il primo caso in questo pontificato. Su La Nuova Bussola Quotidiana si sostiene che, con il Codice di Diritto Canonico alla mano, tali rimozioni non sarebbero valide.

Nel corso del suo pontificato, Francesco ha “licenziato” quattro vescovi diocesani: il defunto Rogelio Ricardo Livieres Plano nel 2014, Martin David Holley nel 2018, Daniel Fernandez Torres nel 2022 e, più recentemente, Joseph Edward Strickland. Ma il Papa ha il potere di deporre i suoi fratelli nell’episcopato, ai quali una Chiesa particolare è stata affidata per disposizione divina, senza una procedura legale?

L’episcopato è un’istituzione di diritto divino e il diritto canonico stabilisce 18 fatti giuridici immutabili di istituzione divina che superano la volontà del legislatore umano, tra cui i singoli uffici ecclesiastici (can. 145, § 1), i vescovi come successori degli Apostoli (can. 375 § 1), il fatto che coloro che sono costituiti negli ordini sacri dell’episcopato o del presbiterato ricevono la missione e il potere di agire nella persona di Cristo Capo (can. 1009 § 3). Nessuno, nemmeno il Papa, ha il potere di cambiare ciò che è stabilito per disposizione divina.

Secondo il can. 183 § 1 del Codice del 1917, il servizio ecclesiastico si perde per dimissioni, privazione, rimozione, trasferimento e con lo scadere del tempo prestabilito. Il Codice del 1983 ha aggiunto un sesto motivo: il raggiungimento di una certa età definita dalla legge. Il denominatore comune di tutti questi casi è la perdita (amissio) dell’ufficio ecclesiastico.

La lata. 416 enumera e determina in modo esaustivo l’elenco definitivo (numerus clausus) dei quattro casi esclusivi in cui la sede episcopale diventa vacante: con la morte del Vescovo diocesano; con la rinuncia accettata dal Romano Pontefice; con il trasferimento; con la privazione, comunicata al Vescovo.

Nel bollettino quotidiano della Sala Stampa della Santa Sede, a proposito della dimissione dei suddetti vescovi, si può notare che non si fa riferimento ad alcun canone; che il Papa ha deciso che per questi vescovi cessi la “gestione pastorale della diocesi”, cioè il servizio dell’ordinario del luogo; che non viene notificato alcun processo canonico (penale, contenzioso o amministrativo); che il Papa ha nominato temporaneamente degli amministratori apostolici a capo delle diocesi menzionate; che parla di sede vacante (in tre casi su quattro), ad nutum Sanctæ Sedis (in due casi su quattro) e sede vacante et ad nutum Sanctæ Sedis (una volta su quattro).

Dal punto di vista canonico, l’aspetto più rilevante di queste comunicazioni è che la sede episcopale, in queste diocesi, è diventata vacante; infatti, è stato nominato un amministratore apostolico per tutto il tempo in cui la cattedra rimane vacante (sede vacante).

C’è una differenza canonica tra rimozione (amotio) e privazione (privatio), e cioè che la prima avviene per motivi disciplinari o pastorali, per il bene comune, spesso senza dolo o colpa da parte dell’incumbent, mentre la privazione ha sempre un significato penale, è sempre una sorta di punizione contro un crimine o una trasgressione dell’incumbent dell’ufficio.

Il Diritto Canonico stabilisce che non si può essere “rimossi dall’ufficio conferito a tempo indeterminato, se non per gravi motivi e secondo la procedura prevista dal diritto”, e che “il decreto di espulsione, per essere efficace, deve essere comunicato per iscritto”.

Poiché i comunicati ufficiali non fanno riferimento ad alcun canone, usano termini estranei al diritto canonico, nemmeno coerenti tra loro, e le decisioni stesse non sono state pubblicate, non è assurdo concludere che l’ufficio di questi vescovi, secondo il diritto canonico, non è affatto cessato, anche perché il Codice non prevede che la rimozione (amotio, rimozione) sia il modo in cui la cattedra episcopale può rendersi vacante, ma la privazione (così come la morte, le dimissioni accettate dal papa e il trasferimento).

Se si tratta di una privazione, questa deve essere comunicata al vescovo e richiede una procedura penale canonica. Ma i vari vescovi destituiti hanno affermato che non è stata eseguita alcuna procedura e che non sono stati nemmeno informati dei motivi della destituzione.

Inoltre, la privazione dell’ufficio episcopale potrebbe essere solo la conseguenza di un numerus clausus di crimini specifici, come l’apostasia, l’eresia, lo scisma, la blasfemia, la partecipazione ad aborti, l’aggressione fisica al Papa, la consacrazione arbitraria di vescovi, il tentativo di conferire gli ordini sacri a una donna o la violazione del segreto confessionale. Francesco ha ampliato l’elenco di questi reati in particolare in relazione ai casi di abusi sessuali commessi su minori e adulti vulnerabili, ma non c’è traccia di un “reato di parola”.

E anche in questi casi, la perdita dell’ufficio secondo il diritto canonico può avvenire solo dopo che sia stata eseguita una procedura canonica chiaramente prescritta, sia stata accertata la colpa e sia stata pronunciata la sanzione per iscritto. Tutti aspetti che non erano presenti nei casi dei quattro vescovi “sollevati”.

Pertanto, secondo il diritto canonico, questi quattro vescovi non hanno realmente subito né la dimissione né la privazione. Come si può allora dire che il loro ufficio è cessato e che la loro sede episcopale è vacante?

29 Gennaio 2024

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