Un recente rapporto finanziato da istituzioni europee lancia un allarme esplicito contro organizzazioni religiose, educative e politiche che si oppongono all’ideologia di genere. Tra i soggetti segnalati compaiono enti legati all’Opus Dei, come l’Università di Navarra, e centri di formazione politica come l’ISSEP, istituto fondato da Marion Maréchal in Francia.
Il documento, intitolato The Next Wave: How Religious Extremism Is Reclaiming Power, è stato redatto da Neil Datta per l’European Parliamentary Forum for Sexual and Reproductive Rights (EPF), un gruppo di pressione focalizzato sulla promozione dell’agenda sull’aborto, il femminismo radicale e le politiche di identità di genere all’interno dell’Unione Europea.
Una lista di «nemici»
Il rapporto identifica e mappa centinaia di organizzazioni in Europa che, secondo l’autore, farebbero parte di un “ecosistema reazionario”, caratterizzato dalla loro opposizione all’aborto, all’eutanasia, al matrimonio tra persone dello stesso sesso e all’autodeterminazione di genere. Nel suo quadro concettuale, queste posizioni sono definite come “estremismo religioso”, e la loro presenza nel dibattito pubblico costituisce, secondo il rapporto, una “minaccia ai valori democratici dell’UE”.
L’Università di Navarra, opera corporativa dell’Opus Dei, appare tra le istituzioni che — secondo il rapporto — esercitano influenza intellettuale e dottrinale in queste reti. Sebbene non venga accusata direttamente di attività politiche, il documento la colloca nell’ambito formativo e ideologico che sostiene le resistenze alle politiche di genere promosse da Bruxelles.
Anche l’ISSEP figura come un pezzo chiave nella formazione di nuovi quadri politici contrari all’ideologia di genere. L’istituto è stato oggetto di particolare attenzione per la sua capacità di influenzare giovani dirigenti euroscettici, cattolici e conservatori.
Lotta contro l’estremismo o persecuzione ideologica?
Sebbene il rapporto si presenti come uno studio sulla sicurezza democratica, la sua struttura e terminologia lo avvicinano più a un documento di strategia politica. Paragonare la difesa della vita, della famiglia e dell’antropologia cristiana all’estremismo è, per molti osservatori, un ulteriore passo nel tentativo di criminalizzare le posizioni tradizionali nello spazio pubblico.
La pubblicazione del documento solleva interrogativi sul futuro della libertà religiosa e di coscienza in Europa. Che centri accademici cattolici o istituzioni formative vengano inclusi in una mappa di attori “minacciosi” per il fatto di sostenere principi non negoziabili suggerisce una preoccupante deriva ideologica da parte delle autorità comunitarie.



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