E’ iniziato questa mattina il Meeting di Rimini per l’amicizia tra i popoli, organizzato come ogni anno da Comunione e Liberazione. All’interno dell’evento, che propone come sempre una riflessione e un confronto aperto su temi culturali, religiosi e politici, è stata allestita anche una mostra che racconta il dramma dei cristiani perseguitati nel mondo.
L’iniziativa, promossa dalla fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, prevede uno spazio di circa 500 metri quadrati e chi la visiterà avrà la possibilità di avere un contatto diretto anche con vittime e testimoni. Sono infatti sette le persone provenienti da Iraq, Repubblica Centrafricana, Pakistan e Siria ed è presente anche un “tunnel dei martiri” con immagini, video e audio che ricorda nove martiri del nostro tempo, tra i quali padre Jacques Hamel, il sacerdote ucciso barbaramente dall’Is a Ruen qualche settimana fa; don Andrea Santoro, il prete italiano ucciso nel 2006 in Turchia da un giovane islamico e Shahbaz Bhatti, politico cristiano pakistano assassinato nel 2011 per le sue posizione moderate e contrarie alla legge sulla blasfemia.

Inoltre, un allestimento scenografico riproduce alcuni dei luoghi delle ultime stragi che hanno segnato profondamente alcuni luoghi, come Lahore, in Pakistan, dove un attentato in un parco giochi il 27 marzo scorso ha ucciso più di 70 cristiani, soprattutto donne e bambini; Garissa, in Kenya, dove in un College il 2 aprile del 2015 sono stati uccisi 149 studenti cristiani e Dacca, in Bangladesh, teatro di uno degli ultimi attentati dello Stato Islamico lo scorso 1° luglio. Presenti, all’interno di questo allestimento, anche dei piccoli ma simbolici oggetti che indicano la quotidianità spezzata dalla violenza e dall’odio: ovvero l’orsacchiotto di uno dei bambini massacrati in Pakistan; la tesi di laurea di una studentessa morta in Kenya e il menù del caffè dove si trovavano le vittime della strage di Dacca.
L’eloquente titolo della mostra recita: “La vostra resistenza è martirio, rugiada che feconda” Un viaggio, dunque, nel mondo della persecuzione, per ricordare al mondo, troppe volte cieco e sordo, le crudeltà di cui sono vittime più di 200 milioni di cristiani in tutto il mondo.


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