
Commento esegetico – teologico
La prima lettura (Sof 2, 3;3, 12-13) appare come un invito rivolto a tutti i poveri della terra di cercare la giustizia nell’umiltà e ponendo la fiducia in Dio. In invito alla liberazione quindi, ma non affidandosi alla violenza o creando altra ingiustizia. Il piccolo gruppo che torna dalla schiavitù in Babilonia agirà, dice il profeta, in maniera nuova: con la sincerità, e senza operare il male. Sono un piccolo resto, come dei poveri, che non confidano nelle loro forza, bensì nel Signore. E questo sarà il segreto della loro vittoria.
Il “vangelo” è la bella notizia che Gesù rivolge soprattutto ai poveri, e li invita ad accogliere il regno. Il discorso della montagna, vero programma di liberazione, inizia con le Beatitudini (Mt 5, 1-12), che pongono la base del regno che Gesù è venuto ad annunciare e realizzare così che ogni uomo sia veramente “beato”, come lo vuole Dio.
San Paolo, nella seconda lettura odierna, ci dice che ognuno di noi si sente profondamente unito a quelli che Dio, in tutti i luoghi e in tutti i tempi, ha chiamato e chiama. Ringraziamo il Signore, stupiti di essere nella schiera degli eletti. Siamo sempre costretti a verificare con dolore e imbarazzo che la chiamata è collegata a quello che consideriamo nostra umiliazione e nostra sconfitta. Anche le persone che ci sono accanto sono una verifica che Dio ha scelto in loro quello per cui noi li giudicheremmo. Perché Dio è buono, e la sua misericordia è senza fine. Perché non è attratto dalle nostre virtù, ma ha compassione delle nostre miserie. Mentre chiediamo perdono per i nostri peccati, ricordiamo che Gesù può soccorrerci proprio perché si è umiliato.
È bello avvertire che siamo coinvolti tutti assieme in una considerazione attuale, ma che riflette tutta la nostra storia. Ma come mai fra noi ci sono pochi nobili, potenti, sapienti? Come mai chi è dotato ed attrezzato trova difficoltà? Perché tutto quello che siamo ed abbiamo entra in crisi nell’incontro con il Vangelo. Perché in chi è chiamato, Dio ha scelto le cose deboli, non quelle forti; i difetti, non le virtù. E si noti che sceglie le cose deboli e stolte del mondo, non cose misteriose: le nostre sconfitte, le nostre ferite, gli spazi in cui noi non possiamo. Sono queste le cose a cui è attento, e che portano alla elezione.
Noi invece tendiamo a mondanizzare il nostro rapporto con Dio, siamo portati a pensare che esso si incentri sul fatto che Lui approva le nostre virtù e disapprova i nostri difetti, quasi fosse un macchinino per registrare bene/male. Invece il centro di tutto è la compassione. Noi siamo ossessionati dal dare a noi e agli altri un comportamento etico: si deve fare così e non così, ecc. Invece dovremmo semplicemente contemplare il fatto che Lui dalla morte fa fiorire la vita. Oggi sottolinea che il nostro vanto è nel Signore: quanto è stato bravo il Signore per me! Dentro di noi Dio ha confuso tutte le cose sapienti.
- Tommaso dice che ogni cosa buona, giusta e vera viene da Dio. Però storicamente non è così. Dio con noi ha solo un rapporto di salvezza, che non è bene – male, ma tirar fuori dal male verso il bene. Questo è il vero respiro della fede. La prospettiva è quella di una gioiosità infinita. Ci sono persone, come Maria di Nazaret e i beati del Vangelo, che sanno bene chi è Dio ed esultano in Lui. Noi invece vogliamo essere come Lui, e ci mettiamo molto impegno. Con il riferimento alla chiamata, Paolo vuole dirci: “non vedi come sono andate le cose?”. Noi non siamo qui per una gara vinta, ma per la sua misericordia. E di questo dobbiamo vantarci.
Messaggio di questa Domenica
Le Beatitudini ci dicono chi è Gesù!
Se è vero, come è vero, che il miglior modo di intendere le Dieci Parole, con cui al Sinai fu sancita l’Alleanza tra il Signore e Israele, non è come un imperativo (per cui le abbiamo chiamate impropriamente Comandamenti), ma traducendo quella forma verbale tipicamente semitica con “Tu sarai capace di …”, questo in qualche modo è vero anche per questa notissima pagina delle Beatitudini di Matteo.
Sul monte Gesù non dà una nuova legge (per lo meno non in primo luogo) ma ci dice cosa è possibile ormai a chi lo segue e accoglie la nuova umanità che Lui è.
Le Beatitudini, come più volte abbiamo detto, sono Gesù! È Lui che incarna quell’uomo nuovo capace di assumere la storia senza fuggirla, senza farsi scudo degli altri, senza pretendere esenzioni, senza girare le spalle al dolore ed al desiderio bruciante d’un oltre.
Gesù è la Terra promessa dell’umanità; Lui è l’“utopia” verso cui possiamo viaggiare sicuri … Lui è il Regno che sta annunziando dall’inizio del racconto di Matteo … e allora chi lo segue è in cammino verso quella Terra promessa che Lui è!
Ciò che Gesù afferma con le Beatitudini è quello che Lui vive, ma non solo! È quello che Lui con la sua carne (che è anche la nostra!) comunica ad ogni carne. In altre parole Gesù non solo ci ha detto la via (nell’Evangelo di Giovanni dirà: Io sono la via. Cfr Gv 14,6) ma, con la sua umanità, immette in noi la capacità di percorrere quella via.
Lui, il povero, l’afflitto, il mite, l’assetato di giustizia, il misericordioso, il puro di cuore, il pacificatore, il perseguitato per la giustizia, ci rende capaci di vivere concretamente la sua vita, ci rende capaci di camminare verso il Regno da poveri, da afflitti, da assetati di giustizia, da misericordiosi, da puri di cuore, da pacificatori, da perseguitati per la giustizia …
Traduce acutamente Andrè Chouraqui (nella sua straordinaria versione francese della Bibbia) quel “Beati” con “en marche”, cioè “in cammino” … certo è una scelta parziale la sua, scelta che privilegia il camminare rispetto alla gioia profonda di camminare così con Cristo, ma ci suggerisce che la beatitudine evangelica non è una condizione statica, ma profondamente dinamica.
La beatitudine è un cammino entusiasmante, è un aver trovato senso autentico alla vita; la beatitudine è lotta contro un mondo che dice, con violenza e forza di persuasione, perfettamente l’opposto!
La beatitudine è “resistenza” al grido del mondo che ci chiama, come scrive Paolo nella seconda lettura di oggi tratta dalla sua Prima lettera ai cristiani di Corinto, “stolti”, “deboli”, “ignobili”, “da disprezzare”, “nulla” … È così: il mondo dinanzi al cristiano dice queste parole di scherno anche quando cerca di ostentare un educato rispetto … In fondo – pensiamoci bene – San Francesco (per esempio … ) lo si rispetta ma, in fondo, il mondo lo considera per lo meno “un po’ strano” … e se uno facesse come lui subito verrebbe bollato come pazzo … è così!
I beati del Vangelo sono uomini e donne che portano su di sé lo sguardo ironico del mondo, che il mondo stesso definisce perdenti o, più elegantemente, degli illusi … magari dei sublimi illusi (oggi si deve essere tolleranti!), ma sempre illusi che non hanno capito come va la vita!
Gesù, invece, con sovrana sapienza siede sul monte, scrive Matteo, e proclama una verità sul mondo e sulla storia, una verità che non ha nulla dell’ideologico perché è una verità testata sulla sua carne.
Dal Monte delle Beatitudini la Parola di Gesù, che la scorsa domenica abbiamo visto sorgere nel suo inizio che illumina le tenebre, crea un uomo nuovo mostrando l’uomo nuovo. Da lì tutto può cambiare; Gesù ne è certo e l’Evangelo di Matteo, se leggiamo con intelligenza, ci mostrerà questa via nuova che scaturisce da quella parola pronunciata con autorità!
Infatti, dopo i tre capitoli del Discorso sul monte che si apre con le Beatitudini, Matteo fa seguire, nei capitoli ottavo e nono, dieci miracoli (di cui uno è un esorcismo): quei prodigi non sono messi lì a caso, ma mostrano che capacità ha la Parola nuova che Cristo ha pronunciato su di noi: purifica (lebbroso Mt 8,1-4), dà la fede (il centurione 8, 5-13), rende capaci di servire (suocera di Pietro 8,14-15), libera dal male (gli indemoniati di Gadara 8, 23-34), libera dall’immobilismo del peccato (il paralitico 9,1-8), libera dall’impurità perché il Cristo se ne fa carico ( l’emorroissa 9,20-22), dona la vita (la resurrezione della figlia di Giairo 9, 18-19.23-26), illumina (i due ciechi 9, 27-31), dona la capacità di parlare (il muto 9, 32-34) per annunciare l’Evangelo … Insomma la Parola di Gesù, la Parola che è Gesù, che inizia ad espandersi e si compendia nelle Beatitudini, ci fa uomini nuovi; e i capitoli ottavo e nono di Matteo ce lo raccontano mostrandoci la Parola in azione a curare, guarire e illuminare.
Le Beatitudini allora non sono legge morale, sono Vangelo, sono Buona notizia! Sono cioè buona notizia per l’umanità. Lo sono perché Gesù in esse si narra e ci narra cosa ha fatto di noi uomini: ci ha fatti capaci di essere come Lui, con Lui; capaci di attraversare la storia non come crede il mondo miope e meschino, ma come sogna Dio … chi fa così mostra che il Regno è venuto perché è Dio la via a cui dà credito, sono le sue logiche che regnano sui suoi passi perché si è lasciato afferrare da Cristo (cfr Fil 3,12)!
Se le Beatitudini le sentiamo così non ci appariranno più una sublime chimera o una via per pochi “strani”, ma una vera possibilità donata a chi vuole seguire Gesù, perché sa che con Lui si trova senso alla vita, perché sente che il mondo non gli basta!
Per la Vita:
Le beatitudini sono il programma di vita che ci propone Gesù!
“Come si fa per diventare un buon cristiano?” Questa è la domanda che Papa Francesco si è posto ed ha rivolto ai partecipanti della Santa Messa in Casa Santa Marta lunedì 9 giugno 2014, spiegando poi, nel corso della sua riflessione, che la risposta a tale questione è semplice e la possiamo trovare nelle beatitudini, le quali sono “il programma di vita che ci propone Gesù; tanto semplice, ma tanto difficile “.
Il cammino delle beatitudini, ha spiegato il Pontefice, è complesso perché è un cammino contro corrente: “il mondo ci dice: la gioia, la felicità, il divertimento, quello è il bello della vita” ha detto “E ignora, guarda da un’altra parte, quando ci sono problemi di malattia, problemi di dolore nella famiglia “.
Perché questo? Perché sostanzialmente “il mondo non vuole piangere” quindi alla fin fine “preferisce ignorare le situazioni dolorose, coprirle. Soltanto la persona che vede le cose come sono, e piange nel suo cuore – ha quindi spiegato Bergoglio – è felice e sarà consolata” ma non nel modo terreno, perché “la consolazione di Gesù, non quella del mondo “.
Così Gesù, in “un mondo di guerre, un mondo dove dappertutto si litiga, dove dappertutto c’è l’odio” propone “niente guerre, niente odio, pace, mitezza” proclamando beati i miti; in un mondo dove “tutti siamo stati perdonati” dove tutti apparteniamo a un grande “esercito di perdonati” Gesù dice beati coloro che perdonano, che vanno “per questa strada del perdono“; ancora in un mondo dove “è tanto comune da noi essere operatori di guerre o almeno operatori di malintesi” Gesù dichiara beati gli operatori di pace e coloro che “hanno un cuore semplice, puro, senza sporcizie, un cuore che sa amare con quella purità tanto bella“.
Quelle di Gesù sono “poche parole, semplici parole, ma pratiche a tutti, perché il cristianesimo è una religione pratica: non è per pensarla, è per praticarla, per farla “!


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